Come se non bastasse il Coronavirus, ci si mette anche la peste suina. Secondo Pambianco Wine&Food, in un articolo firmato da Andrea Guolo, la cosiddetta peste suina ha provocato forti rincari delle materie prime, che si riflettono su due prodotti tipici dell’Emilia, la Coppa di Parma igp e il Salame Felino igp.

Il patrimonio suinicolo è stato decimato da un’epidemia di peste suina, che ha determinato una corsa al rialzo dei prezzi, soprattutto a causa della Cina, che è il primo importatore e consumatore mondiale di carne di maiale, e sta quindi facendo grandi acquisti. 

L’aumento dei prezzi è importante:“Parliamo di due cifre percentuali per tutti i tagli, con picchi del 75-80% per la pancetta/bacon”, sottolinea Davide Calderone, direttore di Assica, associazione che raggruppa le imprese del settore. 

Il problema, per i gruppi specializzati, è ottenere nella vendita quegli aumenti che permettono loro di compensare i maggiori costi sostenuti in fase di acquisto, difendendo così il margine. 

A rendere più preoccupante la situazione, secondo le analisi di Rabobank (un’azienda che fornisce servizi finanziari specializzata nel settore agricolo), è che gli effetti di questa situazione si faranno sentire almeno fino al 2025; a questo si aggiunga che la produzione tra cinque anni sarà comunque inferiore ai livelli raggiunti due anni fa.

I prezzi sono pertanto destinati ad aumentare in maniera continuativa e quasi certamente strutturale, con possibili impatti sul consumo, sostiene l’articolo di Guolo. 

«La sommatoria del giro d’affari al consumo della Coppa di Parma igp è scesa del 7,7% lo scorso anno, attestandosi a 60 milioni di euro. Il prodotto a indicazione geografica protetta viene realizzato da 21 aziende e garantisce lavoro a 500 occupati. Il volume delle produzioni etichettate è sceso dello 0,8%, per un totale di 1,79 milioni di kg. Sale dal 18% al 20% l’incidenza dell’export, con Francia, Germania e Regno Unito a guidare la classifica per destinazioni. “Confidiamo di poter chiudere il 2020 con risultati a valore assoluto in linea con quelli del 2019”, ha affermato il presidente del consorzio, Fabrizio Aschieri. All’incertezza sull’andamento dei consumi interni, si contrappone la speranza di crescere ulteriormente all’estero.

Stabili invece i conti del Salame Felino igp, che lo scorso anno ha realizzato un fatturato complessivo al consumo di 75 milioni di euro, in linea con il 2018. Crescono le produzioni etichettate, a fronte di una leggera riduzione dei kg di carne scelta lavorata. L’export si conferma in buona salute, con un’incidenza del 20% sul fatturato del comparto, che raggruppa 14 aziende, per oltre 500 occupati considerando anche l’indotto. “Il 2019 – afferma il presidente del consorzio, Umberto Boschi – è stato un anno in linea con le attese: lo possiamo considerare positivo, tenendo conto delle tensioni fatte registrare dal mercato delle carni, con un rincaro importante delle materie prime, legato principalmente all’aumento della domanda di carne suina in Cina. Il 2020 è iniziato in modo positivo: è però ancora prematuro fare previsioni attendibili, alla luce di una variabile come l’emergenza Coronavirus, che potrebbe avere riflessi sul mercato”

[Link: Pambianco News]

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