Coronavirus. Lombardia chiude di più e fino a dopo Pasqua. 5000 € di multa per assembramenti

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Attilio Fontana, il Presidente della Regione Lombardia, ha già firmato un’ordinanza che rende ancora più strette le misure che verranno adottate dal Governo per tutta l’Italia.

La Lombardia ha registrato ancora una volta il maggior numero di contagi accertati e di decessi. E c’è la preoccupazione che Milano possa diventare un gigantesco focolaio con i circa 1,5 milioni di abitanti.

Occorre limitare le possibilità di contagio e quindi qualsiasi possibilità che i cittadini lombardi vengano a contatto tra di loro.

La decisione più forte riguarda l’ammenda prevista in caso di assembramenti: 5.000 €. Viene fatta salva la disposizione di un metro di distanza interpersonale, ma è chiara la volontà di evitare che le persone siano a contatto e il prezzo da pagare è ben più alto dell’ammenda.

Altra importante differenza, al momento, è che l’ordinanza della Regione Lombardia ha validità da domenica 22 marzo fino a lunedì 13 aprile (a differenza del decreto del Governo che arriva fino al 3 aprile) comprendendo quindi Pasqua.

Restano aperti le farmacie e i supermercati come nel resto d’Italia, ormai ovvio presidio di utilità per rifornire le case.

Quindi la raccomandazione è di non accalcarsi ma al tempo stesso di programmare una spesa intelligente che allunghi al massimo i tempi tra un rifornimento e l’altro: non più di 1 volta a settimana almeno.

Restano dunque aperti “ipermercati, supermercati, discount alimentari, i minimercati e gli altri esercizi non specializzati di alimentari”. Non c’è bisogno di assaltarli e occorre assolutamente rispettare le distanze interpersonali tra altri clienti, addetti e cassieri. Supermercati, i discount e i minimarket possono vendere anche prodotti di prima necessità non alimentari come quaderni e cancelleria, giocattoli e abbigliamento intimo.

La Lombardia ha raccomandato “di provvedere alla rilevazione sistematica della temperatura corporea anche ai clienti presso i supermercati e le farmacie, oltre che ai dipendenti dei luoghi di lavoro, se aperti, e a tutti coloro che vengono intercettati dall’azione di verifica del rispetto dei divieti dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia Locale”.

Alla voce alimentare, chiusi i mercati settimanali scoperti cittadini (ovviamente anche per il settore merceologico non alimentare) e anche tutti i distributori automatici di bevande e alimenti confezionati.

Edicole e tabacchi restano aperti come in tutta Italia, ma l’ordinanza lombarda prevede “l’obbligo di limitare l’accesso all’interno dei locali ad un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone”.

Alberghi e strutture ricettive compresi agriturismi e B&B hanno 72 ore per chiudere. Il tempo necessario per consentire ad eventuali ospiti di andare via. Sono escluse dal provvedimento solo “le strutture dedicate al pernottamento dei medici o all’isolamento di pazienti”.

Il trasporto pubblico resta attivo e occorre rispettare le distanze interpersonali.

Il Corriere riassume così l’elenco delle attività che restano aperte dopo l’ordinanza in Lombardia:

negozi di alimentari
edicole
farmacie e parafarmacie
commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo (codici Ateco; 47.2 e 47.4);
commercio al dettaglio di carburante:
commercio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico;
commercio al dettaglio di articoli igienico sanitari;
commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazizone;
commercio al dettaglio di articoli medica, articoli di profumeria, piccoli animali domestici, materiali per ottica e fotografia, saponi, detersivi
lavanderie
servizi di pompe funebri
Vengono garantiti «i servizi bancari, finanziari, assicurativi»

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