Coronavirus e rider. Il termometro che garantisce sicurezza

La soluzione per i fattorini consideratati preziosi per il loro servizio, ma guardati con timore in quanto possibile veicolo di contagio

La Cina sta finalmente iniziando a riprendere una parvenza di vita “normale” dopo il flagello coronavirus, e la vita sta ricominciando a scorrere nei binari dell’ordinarietà, per quanto le dovute cautele.

Le autorità locali di Wuhan, epicentro dell’epidemia, hanno per esempio permesso di circolare liberamente a chiunque abbia ottenuto un “codice verde” su un’apposita app sul proprio smartphone, ridando un po’ di respiro ai cittadini dopo 11 settimane di blocco.

Ma la preoccupazione è ancora palpabile, e lo spettro del Covid-19 continua in qualche modo a circolare, perlomeno negli animi intimoriti delle persone.

Per cercare di ridare un minimo di serenità ai cittadini, le autorità cinesi hanno quindi pensato a una funzionalità riguardante i fattorini che consegnano la spesa a casa, i rider, che se da un lato sono consideratati una vera manna per il prezioso servizio che svolgono, dall’altro sono anche guardati con timore in quanto possibile veicolo di contagio.

Si tratta in sostanza di un’app che permette di visualizzare sul proprio dispositivo la temperatura corporea dei rider in tempo reale. Derek Anderson ha pubblicato su Twitter un’immagine in cui si vede un ciclista la cui temperatura è messa chiaramente in evidenza. Pare inoltre che tale nuova funzionalità sia già in auge da un paio di mesi, in Cina, e che non si limiti a rilevare la temperatura corporea dei rider ma anche quella di coloro che preparano il cibo che verrà poi consegnato.

Una funzionalità che di sicuro diventerà diffusissima in tutto il mondo, in quanto anche dopo che l’epidemia sarà – finalmente – passata, sarà difficile tornare alle vecchie abitudini, e il controllo della temperatura di coloro che consegnano e preparano il cibo diventerà presumibilmente una prassi comune, permettendo così di stemperare in parte il clima di tensione in cui stiamo vivendo.

E che, purtroppo, ci accompagnerà ancora per qualche tempo.

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