Scenari. La nuova era post Covid delineata dal re della farina di Napoli

Antimo Caputo, ad di Mulino Caputo, esamina le repentine trasformazioni nel mercato della farina introvabile durante l'emergenza Coronavirus

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C’è un prima e un dopo, un’era ante Covid e un’era post Covid. L’emergenza Coronavirus ha riavvolto in maniera drammatica i fili della storia. Nulla a che vedere con eventi che l’anno segnata come l’attacco alle Torri Gemelle a New York o la “pandemia economica” del 2007 – 2013 che ha fatto sparire dalla faccia della Terra esemplari di un’economia come Lehman Brothers.

E anche il cibo, la dimensione agroalimentare, cambierà. Ne è convinto Antimo Caputo, terza generazione di mugnai con il mulino di Napoli attivo con le sue farine che sono l’ingrediente principale della pizza napoletana sotto i riflettori della cronaca anche per il lockdown totale imposto nella Regione Campania. Una chiusura che nemmeno sotto le bombe della seconda guerra mondiale era avvenuta.

L’intervista rilasciata all’AGI esplora la possibilità di disegnare uno scenario futuro del comparto agroalimentare per una merce come la farina che al tempo stesso ha conosciuto un tracollo verticale per la chiusura di tutte le attività di ristorazione con il servizio al tavolo dal nord al sud dell’Italia e un’impennata folle della richiesta dei consumatori con la farina che ha guidato tutte le classifiche degli aumenti in questo periodo.

Nel limbo che si è creato, gli imprenditori attendono indicazioni chiare e precise per tracciare la nuova strada lungo la quale muoversi.

farina e lievito Caputo

E proprio il paradosso di un’azienda votata al settore della ristorazione, con le forniture ai professionisti, che si trova di colpo a fronteggiare le richieste dei consumatori, alla ricerca sugli scaffali dei supermercati o sulle piattaforme di shop online della preziosa farina e dell’introvabile lievito, dice con chiarezza che bisogna attrezzarsi per un futuro che richiederà ancora di più maggiore specializzazione.

Giuseppe Pignalosa farina Caputo pizzeria

In termini pratici, passare dal confezionamento della farina in sacchi da 25 kg delle pizzerie a quelli da 1 kg per i supermercati, ha significato riguardare la logistica aprendo nuovi canali di distribuzione per un’azienda che in era pre Covid faceva solo il 5% del fatturato di oltre 70 milioni di euro con i consumatori finali.

“La logistica è determinante. Ed ancora, un sistema di supporto snello, perché la burocrazia è uno dei mali antichi dell’Italia. Ci sono ad esempio certificazioni private che portano più benefici anche in termini commerciali della palude di moduli del sistema pubblico”.

La richiesta di farina dal mercato domestico ha aperto un diverso scenario impensabile nell’altra era che ha offerto un piccolo vantaggio da capitalizzare una volta ritornati alla normalità del post Covid.

Antimo Caputo

“Quello che mi ha stupito era vedere che il cliente della grande distribuzione e del piccolo esercizio chiedeva farine tecniche per replicare a casa i segreti della sfoglia per la tagliatella piuttosto che per la pizza o il dessert”, aggiunge Caputo.

Una sorta di effetto di emulazione di sopravvivenza che alza l’asticella e la consapevolezza dei prodotti e degli ingredienti.

pizza tradizionale capricciosa pizzeria Le Parule Giuseppe Pignalosa Ercolano

E che appunto richiede una maggiore specializzazione per incontrare le richieste di un mercato che potrebbe avere acquisito maggiore consapevolezza delle qualità e del rapporto con il prezzo maturata in condizioni impossibili caratterizzate da una estrema attenzione al perimetro della salute e della condivisione delle informazioni.

Condizioni da “laboratorio” che mai si sarebbero verificate senza l’emergenza che ha costretto tutti a casa e a fare i conti con un altro requisito messo da parte nel quotidiano: la necessarietà. Che va oltre il concetto di necessità.

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