Lo tsunami coronavirus farà chiudere 2 mila 500 ristoranti a Roma

Il 1 giugno potrebbero mancare all'appello molte attività del settore cibo nella Capitale che perderebbe anche 2.300 bar e 390 gelaterie

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Vi abbiamo detto delle fosche previsioni della Fipe che stima in oltre 50 mila gli esercizi commerciali della ristorazione e delle attività di intrattenimento che non apriranno più dopo il 1 giugno, data teorica in cui bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie dovrebbero riaprire alla fine della fase 2.

A Roma i dati rispecchiano i presagi nazionali con un terzo dei ristoranti che lasceranno abbassate le serrande dopo la fatidica (per ora) data del 1 giugno.

A fare i conti è la CNA della Capitale che ha rilasciato i numeri di una vera e propria ecatombe al Messaggero.

2.500 ristoranti persi insieme a 2.300 bar e 390 gelaterie. Chi aprirà ha previsioni di crollo verticale del fatturato stimato in – 70%.

Chiuderanno anche 430 tra rosticcerie e paninoteche da asporto e non si salveranno gli alberghi: potranno essere 450 a dover dichiarare il fallimento.

Un quadro che cambierà anche la fisionomia di Roma che perderà 27 mila negozi e botteghe di commercianti e artigiani. Uno spopolamento soprattutto nel centro storico già a corto di residenti e che vedrà scomparire anche i turisti.

Andrà un po’ meglio nelle periferie più popolate, da Tuscolana al Tiburtino e al Nomentano. Ma con un crollo di 2 miliardi di euro di incassi per il 2020 c’è poco da sperare.

Lo ribadisce anche il presidente della CNA di Roma, Michelangelo Melchionno, che intervenendo a Centocittà – Radio Uno parla di una lontana possibilità di parziale recupero.

E anche se rimbalza la notizia che il Comune potrebbe non far pagare l’occupazione del suolo pubblico, e si auspica una maggiore concessione di metri quadri su strade e piazze con sconfinamenti che fino a due mesi sarebbero stati considerati scorretti e ora sono visti come panacea alle riduzione di seduti delle sale al chiuso, non c’è ufficialità su alcuna decisione.

La CNA romana ha chiesto un incremento dell’occupazione di suolo pubblico di almeno il 30-40% in più per consentire un tranquillo distanziamento sociale.

Poche regole e certe. Sperando che siano ancora in molti tra ristoranti, pizzerie, bar e gelaterie a poterle rispettare.

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