Ristoranti al collasso. Il drammatico intervento della Fipe in Parlamento

Roberto Calugi ha riferito alle Commissioni riunite di Finanza e Attività produttive della Camera sui problemi delle attività di ristorazione

Tempo di lettura: 4 minuti

La Fipe ha elaborato un documento partendo da un’indagine effettuata su un campione di 780 imprese (principalmente micro) del mondo della ristorazione e del tempo libero che è stato ripreso nell’intervento del Presidente dell’associazione Roberto Calugi, che ha riferito alle Commissioni riunite di “Finanza e Attività produttive” della Camera sulla situazione del settore dell’accoglienza italiana a tutto tondo.

Un intervento che Repubblica ha definito drammatico riportando la sintesi del discorso.

Il settore è al collasso

“Il settore che mi onoro di rappresentare, quello dei Pubblici Esercizi – bar, ristoranti, ristorazione commerciale e collettiva, catering, discoteche, stabilimenti balneari – è letteralmente al collasso”, Calugi inizia così l’audizione

Secondo il monitoraggio svolto dal centro studi Fipe, le imprese ritengono il DL liquidità solo un’altra forma di indebitamento, dato che il prestito non è a tasso zero, e non è a fondo perduto. La procedura per usufruirne è troppo complessa e non risolve il lungo periodo di chiusura. Infine non è in grado di risolvere le necessità delle aziende di ristorazione, soprattutto quelle che lavorano esclusivamente con il turismo o che hanno aperto da pochi mesi.

Il settore, spiega Calugi, è stato particolarmente colpito dalla crisi economica dovuta all’emergenza Coronavirus e la decisione di postecipare al 1 giugno la riapertura delle attività di ristorazione appare incomprensibile. Il rischio, come era stato annunciato è di contabilizzare 34 miliardi di euro di perdite e assistere alla chiusura per fallimento di 50 mila imprese con una perdita di posti di lavoro fino a 350.000 unità.

“Ad oggi non esiste alcuna indicazione chiara rispetto alle modalità che verranno richieste. Si è parlato di plexiglass, di due o più metri di distanza, di tute, occhiali protettivi, guanti, di sanificazioni più o meno certificate, di spazi minimi vitali e ovviamente di mascherine. Le aziende sono state lasciate nella confusione più totale, alla quale ha contribuito un’imbarazzante complessità normativa fra Stato centrale e Amministrazioni regionali”, ha spiegato Calugi alla Commissione e vede nella data del 1 giugno un controsenso rispetto alle valutazioni Inail sull’impatto medio – basso delle attività rispetto alla diffusione del contagio.

Anche gli aiuti messi in campo sembrano non essere efficaci. Il sondaggio rivela che il 44% delle imprese lamenta difficoltà nella presentazione della domanda, il 53% ha dovuto produrre maggiore documentazione alla banca e il 98,6% delle imprese non ha ancora ricevuto l’erogazione. Significativo che di questo 98,6% che non ha ancora ricevuto alcun finanziamento, la banca dica al 36,3% che la riceverà fra almeno 4 settimane, mentre ad un altro 27,4% non prima di altre 3.

Il riassunto di Calugi evidenzia i problemi e le possibili soluzioni.

I problemi delle attività di ristorazione

a. Gli ammortizzatori sociali non sono stati ancora erogati, comportando la necessità, per molte aziende, di anticipare le risorse ai lavoratori;
b. L’imposizione fiscale è stata posticipata e sin qui non si è intervenuti sull’abbattimento dell’ammontare dovuto;
c. Gli affitti sono stati trattati limitatamente al mese di marzo, con credito di imposta e nulla è stato fatto ancora per gli altri mesi;
d. L’accesso al credito previsto con il D.L. “Liquidità”, almeno sin qui, si è rivelato complicato e non all’altezza degli annunci in termini di iniezione massiccia ed immediata di risorse;
e. Si tratta comunque di un finanziamento, oneroso, da rimborsare in un tempo limitato;
f. Inspiegabilmente si è ritenuto, senza coinvolgere alcuna Associazione, di ritardare fino al primo giugno la ripresa almeno parziale delle attività;
g. Mancano ancora chiare informazioni sulle risorse che saranno messe a disposizione delle imprese e degli strumenti che potranno concretamente essere messi a disposizione;
h. Non sono pervenute modalità chiare dei requisiti necessari da rispettare per la “fase 2”, mentre per alcuni settori, come l’intrattenimento, manca addirittura una prospettiva credibile di riapertura.

Le proposte della Fipe

• Contributi fondo perduto per i Pubblici Esercizi parametrate alla effettiva e documentata perdita di fatturato;
• Moratoria sugli affitti/affitto ramo di azienda e sulle utenze: compensazione per il periodo di chiusura e per il periodo di ripartenza;
• Cancellazione pro quota dell’imposizione fiscale, come Imu, Tari, tributi per la concessione del suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi pandemica;
• Prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per mantenere i livelli occupazionali ;
• Deroga all’occupazione di spazi all’aperto per favorire il distanziamento sociale e permettere agli esercizi di lavorare;
• Un piano di riapertura con modalità certe e sostenibili, con il coinvolgimento degli operatori del settore.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui