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Plexiglas. La stupenda campana da ristorante di Christophe Gernigon

Christophe Gernigon, designer e decoratore di interni francese, ha disegnato una campana curvilinea per aiutare il distanziamento ai tavoli

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I designer si stanno mettendo in moto in tutto il mondo per cercare soluzioni utili a creare distanziamento sociale con oggetti che non sia delle devastanti lastre di plexiglas.

Dopo le serre sui canali di Amsterdam, è la volta di Christophe Gernigon, designer e decoratore di interni francese che lavora nel settore da più di 20 anni con esperienze a Carré Blanc (tessuti per la casa), Maison Sarah Lavoine et Arts & Influences (concept store di Bruxelles) e creatore di Designer Particulier.

Giocando sulle parole plexiglas e eat (mangiare) ha creato Plex’Eat, una sospensione con un disco che ha un diametro di 80 centimetri a cui è fissata una lastra di plexiglas curvata e sagomata a forma di campana.

Il taglio a onda nelle foto diffuse sul sito è posizionato sulla parte posteriore della campana per evitare la sensazione di chiusura totale e per consentire ai commensali anche non conviventi di mangiare allo stesso tavolo senza troppa distanza. Ma una semplice rotazione potrebbe permettere ai commensali conviventi di non doversi nemmeno preoccupare di alzare la voce per parlare tra loro.

L’idea dalla musica

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“Ero preoccupato per i ristoratori. Così ho pensato a un dispositivo che permettesse di ritrovare la convivialità intorno a un tavolo, ma senza correre rischi”, spiega il designer. “Tutte le soluzioni di distanziamento per i clienti di un ristorante che ho visto finora hanno l’aspetto dei parlatoi delle prigioni”.

Il prototipo in effetti è ben più gradevole delle lastre di plexiglas che hanno iniziato a pullulare sulle tavole dei ristoranti italiani.

plexiglass al ristorante

L’idea della campana di plexiglas è nata da una poltrona in un concept store in Asia che era dotata di una campana per ascoltare la musica.

L’oggetto non è ancora in produzione, ma c’è già l’interesse di alcuni produttori di plexiglas per verificare la fattibilità e avviare la produzione e la commercializzazione.

“L’ho progettato con la speranza che non vedesse mai la luce”, ha concluso il designer francese.

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