Coronavirus. Bar sul banco degli imputati: rischio chiusure per la movida

Aperitivi, caffè, happy hour si sono consumati nei primi due giorni di riaperture in barba alle mascherine e alla distanza interpersonale

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La movida è diventata sinonimo di assembramento nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus. E gli assembramenti di giovani nelle principali città italiane, dai Navigli di Milano per passare a Roma e ai baretti di Napoli e finire a Palermo (dove c’è stato anche un caso Vucciria, il quartiere famoso per il mercato) ha fatto allarmare in primis il premier Giuseppe Conte.

“Non è finita, chiariamolo, non è il tempo dei party e della movida, altrimenti la curva risale”, ha detto al termine della discussione sulla sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Nei due giorni che hanno sbloccato l’Italia con la riapertura dei bar, dei ristoranti e delle pizzerie, la voglia di ritrovarsi con gli amici è evidentemente più forte della paura del contagio.

La sensazione del liberi tutti è stata immediata e aperitivi, caffè, happy hour si sono consumati praticamente dappertutto con quasi tutti senza mascherina e abbastanza noncuranti del rispetto del metro di distanza interpersonale. Tanto da far disperare anche Giorgio Gori, sindaco della martoriata Bergamo.

Il pensiero comune sembra essere che il virus sia magicamente scomparso.

Cosa che non è come ricorda lo stesso Conte. “Abbiamo tolto l’autocertificazione perché la curva era sotto controllo ma nessuno pensi che sono saltate le regole di precauzione”.

Preoccupazioni condivise dai Governatori delle Regioni che hanno spinto per l’approvazione del “lodo Emilia Romagna” che non solo ha consentito la riapertura da lunedì 18 maggio contro il parere del Comitato Tecnico Scientifico e ha abbassato la fatidica soglia dei 4 metri quadro sconfessando di fatto le cautele dell’Inail.

E ora si rischia di ritornare indietro in termini di libertà per evitare un muovo lockdown che avrebbe esiti nefasti per la nostra già tartassata economia del Paese.

Preoccupazione che allarma non solo i Presidenti delle Regioni, ma anche i sindaci.

È il sindaco di Bari, Antonio Decaro, a farsi portavoce dello stato d’animo delle amministrazioni locali anche nel suo ruolo di presidente dell’Anci, l’associazione che riunisce i comuni italiani: “Sono preoccupato io, sono preoccupati i miei colleghi perché, di fatto, il nuovo decreto ha dato una sensazione di ‘liberi tutti’. Ora o ciascuno di noi, a cominciare dai ragazzi, interpretiamo questa libertà con senso di responsabilità, applichiamo le regole sul distanziamento sociale, pensiamo al fatto che comportamenti irresponsabili mettono a rischio non solo la nostra salute individuale ma anche quella delle persone più fragili che abbiamo care, oppure saremo costretti a chiudere di nuovo i locali, con il danno anche economico che questo comporterebbe”.

E conclude con un invito ai gestori dei bar, loro malgrado sul banco degli imputati di questa ondata di normalità: “Mettete a disposizione dei clienti, insieme al cocktail che servite loro, una mascherina. E’ illusorio pensare che possa essere esercitato un controllo da parte delle forze dell’ordine per ogni cittadino. Siamo in una nuova fase, c’è una maggiore libertà di movimento. La mascherina e il distanziamento sono le uniche difese dal contagio”.

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