Guida alla movida possibile: il manifesto dei Ristoratori Uniti

Un manifesto per una movida sostenibile, attenta alle esigenze del divertimento ma anche ai problemi per la salute pubblica

Tempo di lettura: 3 minuti

Come diceva Oscar Wilde, “Per riacquistare la giovinezza basta solo ripeterne le follie“. Magari con un po’ di attenzione e di moderazione, ahimé: il post Covid-19 non è ancora un luogo sicuro, e non sappiamo ancora bene cosa aspettarci. Ma è comunque possibile uscire, vedere gente, frequentare i locali.

Il ritorno alla vita “sociale”, agli incontri in luoghi pubblici, presenta ancora dei rischi, anche se per ora non quantificabili. La ripresa della vita notturna ha visto circolare immagini indignate, dai Navigli milanesi ai lungomare, assembramenti da happy hour e strusci congestionati. Una piccola caccia all’untore, nella fattispecie i (giovani) della movida, e la loro naturale tendenza all’aggregazione.

Bisogna davvero pensarci un po’, assumere comportamenti adeguati, pensare agli altri. Il che non vuol dire chiudersi in casa, ovviamente. Uscendo in queste prime serate di semi-libertà, ho visto un po’ di gente in giro. Locali con i dehors ben distanziati, gente seduta, poca gente nei ristoranti al chiuso forse, ma nessun assembramento preoccupante. Non sempre la distanza nei gruppetti di gente in piedi era esattamente di un metro, è vero anche questo. Un po’ di rischio rimane.

I Ristoratori Uniti hanno preparato un esalogo, un “manifesto” in sei punti, rivolto ai giovani (e non), per ricordarci che si può benissimo uscire e divertirsi in sicurezza. Si chiama “Manifesto della gioia e della vita dei giovani”.

Il Manifesto della Gioia

  1. Non rinunciamo alla gioia di vivere, al sorriso e alla socialità, ma non pensiamo che un solo metro possa farci rinunciare a tutto questo, staremo a un metro e ci divertiremo a prescindere.
  2. Gli occhi, sorridiamo con gli occhi, innamoriamoci con uno sguardo, anche con la mascherina parleremo con gli occhi, giovani e pieni di energia.
  3. Vuoi che rinunci alla mia risata o chiacchierata con gli amici? Neanche ci penso – tanto ho la mascherina.
  4. Il mio calice di vino è un pezzo dell’Italia, e da italiano non ci rinuncio, mentre bevo abbasso la mia mascherina, quando ho finito la rimetto.
  5. Il cocktail lo bevo in sicurezza, mi rallegra, mi dà aria di festa e di socialità: 1 metro non mi cambia la vita, stimerei comunque i miei compagni anche se fossi a 1000 km di distanza.
  6. Queste piccole regole le rispetto, non per te Covid-19, ma per la mia famiglia, per i miei nonni, per tutti:
  • La movida, io voglio farla a prescindere, sono giovane e rispetto queste regole semplici, e continuo a divertirmi come abbiamo sempre fatto.
  • Dove c’è la possibilità voglio sedermi, voglio vedere tavoli e sedie ovunque nella mia città, con i miei amici e compagni, a distanza di sicurezza, e chiacchierare amichevolmente come ci è sempre piaciuto.
  • Se passeggio con il food/drink so bene che non devo sporcare la mia città, né buttare vetri a terra.
  • Se sto bevendo un po’ più del solito so che non devo guidare, non solo per me ma anche per gli altri.
  • Se sono minorenne non posso ordinare gli alcolici e i superalcolici.
  • Voglio ascoltare musica, e divertirmi perché sono giovane e ne ho il diritto, lo faccio in sicurezza, e se le persone dormono li rispetto, perché è giusto per me e per gli altri.
  • Sono consapevole che se non rispetto queste semplici regole, rischio che chiudano il mio locale preferito come dal mese di marzo, ma io questo non lo voglio.

Il Manifesto è firmato dai co-fondatori dei Ristoratori Uniti, Eugenio Galbiati e Vincenzo Butticè.

[Immagini: AdnKronos, Il Giorno]

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