Pomodorino del piennolo: nasce Orto Vulcanico ed è esplosione di sapori

Orto Vulcanico è l'azienda agricola delle sorelle Nocerino che vogliono seguire le orme del nonno e coltivare il pomodorino del piennolo

Tempo di lettura: 8 min

Il pomodorino del piennolo è la storia riscritta di una coltivazione e di un metodo di conservazione antichi. Già conosciuto e testimoniato nell’800, il piennolo del Vesuvio è diventato un mantra per le nuove generazioni di fissati del cibo.

Il piennolo, la “schiocca”, fa riferimento alla creazione del grappolo di tralci di pomodorini uniti con una cordicella e appesi in un locale areato. Questo sistema permette di conservare i pomodorini ben oltre il periodo di maturazione estivo e di consumarli fino alla primavera dell’anno successivo.

Sistema antico che rifugge la tecnologia, immortalato con i grappoli che pendono nelle rappresentazioni del presepe napoletano. Come pure nelle tradizionali scenografie dei balconi al riparo di pergole e in compagnia dei cantalupo, i meloni, altro tradizionale prodotto trasportato dall’estate all’inverno.

Oseleta Elogio al pomodoro, Spaghettone, pomodoro del piennolo, burrata, limone di Amalfi

La morte del pomodorino del piennolo è con la pasta, gli spaghetti. La sferzata di sapore dell’estate a Natale è tra le principali ragion d’essere del piennolo.

I pomodorini del piennolo sono anche il condimento delle pizze e variazioni e abbinamenti non si contano.

Cos’è il pomodorino del Piennolo

Un pomodorino balzato agli onori delle cronache con il primo riconoscimento come PAT, prodotto agroalimentare tipico, della Campania e DOP dal 2009. Nel mezzo c’è stata anche la consacrazione a Presidio Slow Food, nel 2001. Poi decaduta con qualche polemica sulla necessità o meno di salvaguardia del pomodorino la cui coltivazione è ripresa con vigoria. Il riconoscimento della DOP è legato alla zona di coltivazione che è quella delle pendici del Vesuvio, anche se non tutta la produzione complessiva dell’area è tutelata.

Il disciplinare in buona sostanza ha recepito il sistema di coltivazione e di realizzazione delle schiocche secondo tradizione.

Il semenzaio si prepara a primavera e le piantine vanno messe a dimora tra il 15 marzo e il 15 maggio. La distanza tra piantine deve essere compresa tra i 15 e i 30 centimetri e tra gli 80 e i 120 centimetri tra una fila e un’altra.

La formazione a capannina o i filari paralleli devono assicurare una corretta insolazione per consentire al pomodorino di diventare rosso ardente.

La natura del suolo vulcanico e la microdistribuzione dell’acqua unita all’escursione termica fanno il resto. I pomodorini del piennolo hanno una buccia spessa e note zuccherine e acide caratteristiche. Appenderli significa concentrare nel tempo queste peculiarità che li contraddistingue.

Ora siamo nel pieno del periodo di raccolta che a norma di disciplinare va dal 20 giugno al 31 agosto.

Possono, anzi, devono essere consumati freschi anche se la loro conservabilità è tale che non c’è data di scadenza prevedibile. La corretta conservazione è tale fino al naturale decadimento delle loro qualità.

I produttori

Giuseppe Pignalosa e il pomodorino del piennolo di Orto Vulcanico

Corre l’obbligo di segnalare tra i produttori migliori Casa Barone, pioniere della rinascita moderna del Piennolo, e Giolì entrati in molte carte di ristoranti e pizzerie.

E se di pizza vesuviana si parla, impossibile non citare Giuseppe Pignalosa che dell’orto ha fatto insegna al suo locale Le Parùle – orto in lingua dei Borbone – a Ercolano. Cioè nell’area di elezione del pomodorino vesuviano.

pizza Mediterranea Giuseppe Pignalosa
pomodorino piennolo Giolì

Sulle sue pizze trovate quelli di Giolì aka Angelo Di Giacomo che ha l’azienda agricola a San Giorgio a Cremano. Un pomodorino DOP.

Ma Pignalosa ha scoperto anche un pomodorino del piennolo che cresce praticamente alle spalle della pizzeria, appunto nel comune di Ercolano.

Il pomodorino del Piennolo di Orto Vulcanico

Si chiama Orto Vulcanico ed è una start-up della famiglia Nocerino. Start-up nel senso che le due giovani sorelle, Nunzia e Giovanna, aiutate dal padre, hanno ripreso la coltivazione domestica del nonno. Con la fattiva presenza della nonna – Nunzia anche lei – hanno avviato quest’anno la produzione dei primi pomodorini del Vesuvio. Non sono DOP, anche se la loro ambizione è rispettare il disciplinare e ottenere il riconoscimento.

Ne ho fatto aperitivo alla maniera contadina un pomeriggio tardi arrivato alla pizzeria (che confesso è un’ottima sosta autostradale sull’autostrada che mena ancora più a sud) accompagnato proprio da Pignalosa.

Giovanna Nocerino e i pomodorini del piennolo

Le ragazze stanno prendendo le misure per traslare nei campi i racconti del nonno che ha loro lasciato in eredità questa balza affacciata sul mare.

Pomodori con vista sul Golfo di Napoli, sole in quantità, terreno giusto – quello piroclastico delle eruzioni del Vesuvio – e passione per un lavoro antico.

Alla costruzione delle chiosche c’è nonna Nunzia che a dispetto dell’età con movimenti veloci unisce i tralci scegliendoli dalle cassette.

Incredibile come all’assaggio due pomodorini nati dallo stesso semenzaio primaverile possano differire per la sola disposizione dei filari. Siamo alle prime mosse e distanze nonché rese per ettaro devono ancora essere assimilate dalle due sorelle.

Il pomodorino del piennolo veniva e viene conservato anche tagliato a “pacchetelle”, a spicchi, in vasetti di vetro.

Altro spettacolo non inferiore a quello dell pomodoro “schiattato” sul pane e accompagnato da un vinello rosso.

Colto e mangiato, insomma.

Il percorso qui a Orto Vulcanico è ancora lungo. Occorre imparare a scegliere i semi, guardare al sole, copiare i movimenti della nonna che individua i tralci per comporre il grappolo. E come in ogni ricetta di famiglia bisognerà capire se l’ecotipo Acampora, come lo chiamava il nonno dal cognome dei suoi avi, ha differenze rispetto ai pizzuti Fiaschella, Lampadina, Principe Borghese, Re Umberto e Patanara della tradizione.

O se era la soddisfazione di aver selezionato il seme di un pomodorino da serbo con il pizzo che si distingueva da tutti gli altri coltivati nelle masserie del circondario.

Orto Vulcanico. Via Cupa dei Monti, 66. Ercolano (NA). Tel. +3693511216026

1 commento

  1. abbiamo avuto il piacere di partecipare all’open day dell’orto vulcanico e che dire, vulcanico l’orto, vulcanica la terra che lo compone, vulcaniche le sorelle Nunzia e Giovanna Nocerino, vulcanico il loro pomodorino!! Ad Majora per proficue produzioni e infiniti successi imprenditoriali. Costantino e Giuditta

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