La pasta nella dieta: è vero che al dente fa ingrassare meno?

Abbiamo a disposizione alcuni strumenti per abbassare l’indice glicemico della pasta. Ecco quali sono

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Pasta, dieta e indice glicemico: cosa ci fanno queste tre parole nella stessa frase?

Dunque, vediamo. La pasta è vittima di un’esagerata ossessione anti-carboidrati. Eppure non tutti i cereali raffinati sono uguali. Dire pasta non equivale a dire biscotti, torte, o dolci.

La differenza sta nel cosiddetto “indice di sazietà“: la pasta fa sentire sazi più a lungo. Al contrario, i carboidrati dei classici prodotti da forno provocano più facilmente picchi glicemici. Parliamo di bruschi innalzamenti del livello di insulina nel sangue, e un senso di sazietà ingannevole perché destinato a sparire velocemente.

Ecco il motivo per cui la dieta a basso contenuto glicemico è ormai un punto di riferimento per chi punta a dimagrire in modo progressivo. Tenendo allo stesso tempo sotto controllo il colesterolo. 

Pasta nella dieta: cos’è l’indice glicemico?

L’indice glicemico segnala la velocità con cui aumenta la glicemia. Stiamo parlando della concentrazione di zuccheri nel sangue, che cambia con l’assunzione di determinati cibi.

Da cosa dipende l’indice glicemico? Dalla velocità di digestione di un alimento, e da quella del suo assorbimento.

Sappiamo che la pasta ha un indice glicemico piuttosto alto, ma al contrario di quanto si crede anche i diabetici, e quelli che combattono con una glicemia altalenante, possono adottare una dieta in cui sono presenti carboidrati complessi.

Come cambia l’indice glicemico

pasta alla marinara di Piazzetta Milù

Perché l’indice glicemico non è influenzato soltanto da come sono composti gli alimenti, ma anche dai metodi di cottura e dalle temperature. In altre parole, abbiamo a disposizione degli strumenti per abbassare l’indice glicemico della pasta. Una cottura al dente, per esempio, ha sicuramente un indice glicemico più basso, allo stesso modo di una pasta fredda.

Com’è possibile? Cuocere la pasta al dente significa aumentare la capacità dell’organismo di assorbire gli amidi. Diversamente, una pasta cotta a lungo innalza il livello di insulina e favorisce l’aumento di peso.

Anche gli abbinamenti nel piatto influenzano l’indice glicemico della pasta. In una dieta a basso contenuto glicemico sono consigliati condimenti a base di verdure.

Perché sono ricchi di fibre solubili, e quindi in grado di assorbire quantità d’acqua elevate, formando nell’intestino una sorta di gel che aiuta ad abbassare l’indice glicemico.

Tuttavia, è corretto non farsi prendere da facili entusiasmi. È vero che l’indice glicemico della pasta si abbassa se la cuociamo al dente, se non si superano gli 80 grammi al giorno per gli uomini e 70 per le donne, oltre ovviamente a esser condita con sughi leggeri, tipo pomodoro e basilico.

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