The Fork impone commissioni esorbitanti via app. I ristoranti non ci stanno

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The Fork rende obbligatorio l’impiego del sistema The Fork Pay dal 7 ottobre, oltre al pagamento di commissioni esorbitanti.

I ristoratori reagiscono: le nuove condizioni contrattuali imposte ai ristoranti convenzionati dal sito di prenotazioni online, proprietà di TripAdvisor, sono inaccettabili.

The Fork Pay, disponibile in Italia dal 2019, consente al cliente di pagare il conto del ristorante dal proprio smartphone, tramite app. Prima si digita l’importo richiesto, poi il numero della propria carta di credito.

Le commissioni per i ristoratori convenzionati, trattenute da ogni pagamento accreditato sul loro conto corrente, sono pari a 1,25% dell’importo pagato dal cliente. Ci sono poi 0,50 euro per ogni transazione effettuata.

Dal 7 ottobre, tuttavia, The Fork –65mila ristoranti partner in Europa– intende rendere obbligatorio il suo sistema di pagamenti interno. Finora, invece, è stato solo uno dei numerosi metodi garantiti ai loro clienti dai ristoratori, nonostante fossero convenzionati con The Fork.

Ma fosse solo questo. La piattaforma pretende anche oneri decisamente più alti rispetto a quelli richiesti per i pagamenti con bancomat o carta di credito.

The fork commissioni alte per i ristoranti

In pratica, usare The Fork Pay, che come detto dal 7 ottobre diventa obbligatorio per i ristoratori convenzionati, richiederà commissioni medie del 3%. Gli oneri medi previsti per bancomat su pos o carte di credito e debito oscillano invece tra l’1% e il 2,5%.

C’è di più. Il sistema di pagamento interno a The Fork prevede tempi più lunghi per accreditare gli importi pagati dai clienti sul conto bancario dei ristoratori. Cosa che renderà più complicato per loro organizzare un sistema di approvvigionamento efficace.

Specie in circostanze poco favorevoli per i ristoranti come quelle attuali. Prima la chiusura durante il lockdown, poi le misure di distanziamento anti-COVID hanno finito, inevitabilmente, per ridurre il numero di clienti.

All’iniziativa unilaterale di The Fork si oppongono i ristoratori rappresentati da FIPE. La Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi parla apertamente di “condizioni irricevibili”.

The Fork, specie in questo periodo, dovrebbe essere una risorsa per i ristoratori, o almeno così si è sempre accreditata. “Ma invece di aumentare la liquidità a disposizione delle imprese e ridurre i costi, fa l’esatto contrario”, ha puntualizzato il vicepresidente di Fipe, Aldo Cursano.

Di certo i ristoranti, in questa fase, non hanno bisogno di balzelli insostenibili. E stanno iniziando a riconsiderare il loro rapporto con The Fork.

2 Commenti

  1. Lo sviluppo di sistemi di pagamento in house è la frontiera, o meglio il sentiero inevitabile che percorrono tutte queste app ed esperienze di e-qualcheccosa.
    D’altronde, perché lasciare il succulento piatto alle banche, ai gestori finanziari delle carte, quando il mestiere di Ghino di Tacco rende così bene con così poca fatica? Pensateci: ormai ogni atto di acquisto, di vendita,, di produzione, è sommerso, nascosto da una marea di intermediari, di facilitatori, che esistono solo ed esclusivamente per succhiare la propria quota di spiccioli derivanti dall’altrui lavoro.
    Una volta si chiamavano sanguisughe, oggi si chiamano app.

  2. Ma le avete lette bene le condizioni economiche? Forse avete solo scopiazzato la percentuale del 3% dal ridicolo articolo su Wired per altro con corrispondente a verità… L’avete anche scritto all’inizio dell’articolo le commissioni sono 1,25% + 0,50 cent a transazione punto sto 3% dove l’avete visto?

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