Nuovo Dpcm sul coronavirus: cosa cambia per chi ha e chi va al ristorante

Con ottobre arriva il nuovo Dpcm coronavirus del Governo. Le cose da sapere per chi ha e per chi va al ristorante

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Prima cosa da sapere per chi ha un ristorante, alla base del nuovo Dpcm sul coronavirus c’è un dato: da 9 settimane i numeri del contagio continuano a crescere.

Ma in pratica, cosa cambia con il decreto di ottobre del Governo?

Dpcm coronavirus: niente chiusura anticipata per bar e ristoranti

La ventilata chiusura anticipata alle 23 per bar e ristoranti non figura tra le misure del Dpcm, almeno per ora. Ma il Governo terrà sotto osservazione l’andamento dei contagi. Nel frattempo le Regioni, come ha già fatto la Campania del governatore De Luca imponendo la serrata dei locali alle 23, decideranno il da farsi in autonomia.

A oggi, dunque, l’ipotesi di una rinuncia al doppio turno serale adottato da molti ristoratori, che hanno così risposto al taglio dei coperti imposto dalle misure sul distanziamento, è scongiurata.

Dpcm coronavirus Cristina Bowerman

Cristina Bowerman, chef del ristorante Glass di Roma, si era ieri lamentata con il quotidiano La Stampa di un altro problema. La chiusura dei ristoranti alle 23 l’avrebbe costretta a mettere il personale in cassa integrazione. Costringendola così a perdere i benefici di una delle poche misure efficaci per il rilancio: l’esenzione per 4 mesi dagli F24, legata al riassorbimento di tutti i dipendenti del ristorante.

Dpcm coronavirus: mascherine obbligatorie all’aperto e il passo avanti chiesto ai ristoranti

Con il Dpcm di ottobre all’aperto le mascherine diventano obbligatorie per tutti, con le sole eccezioni per chi viaggia da solo in macchina, moto o bici, e per chi fa passeggiate in luoghi isolati.

Nel frattempo, Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, ha chiesto ai locali che nella “stragrande maggioranza danno un contributo straordinario alla lotta contro il virus”, di fare ”un passo avanti”. Ovvero di “prendere il numero di telefono di almeno un cliente a tavolo o misurare la febbre all’ingresso”.

Zingaretti colonna

Mentre si è lamentato della mancata osservazione di una regola, quella sull’implementazione del registro dei clienti, che pur essendo in vigore da metà maggio “non viene rispettata da molti gestori”. Specie da quelli, si potrebbe aggiungere, che fanno fatica a tenere su la saracinesca.

Il Governo, con la pubblicazione del nuovo Dpcm sul coronavirus, promette di intensificare i controlli nei ristoranti. Proprio i mancati controlli, specie nell’evitare gli assembramenti e il rispetto delle misure di distanziamento, sono stati uno dei problemi degli ultimi mesi.

Dpcm coronavirus: cosa succede se… Il piano del Comitato Tecnico Scientifico

In concomitanza con il Dpcm di ottobre, il comitato tecnico-scientifico (CTS) della Protezione Civile ha predisposto un nuovo piano per affrontare le conseguenze della pandemia.

Sono 4 le ipotesi formulate per ogni livello di rischio: alto da più di 3 settimane, alto da meno di 3 settimane, medio e basso.

Quest’ultima situazione si verifica quando è presente un Rt (cioè un indice di trasmissione in base ai casi sintomatici) inferiore al valore 1. È la situazione di oggi.

Un livello di rischio medio significa circolazione del virus in aumento. In questo caso le singole Regioni possono decidere misure restrittive per bar e ristoranti (e non solo), oltre alla creazione di zone rosse.

Dpcm coronavirus

Sei il livello di rischio dovesse mantenersi stabilmente alto per meno di 3 settimane, con conseguenti rischi per la sostenibilità del sistema sanitario, si potrebbe decidere una nuova chiusura di attività come bar, ristoranti palestre e discoteche.

Lo scenario peggiore sarebbe causato da un Rt stabilmente superiore a valore 1,5 per almeno tre settimane. I problemi di tenuta del sistema sanitario nazionale porterebbero alla creazione di zone rosse estese, e alla chiusura di scuole e università.

Le misure anti Covid per i ristoranti degli altri

Qui Londra. Le restrizioni volute dal governo inglese stanno scatenando polemiche. Per esempio, il coprifuoco che obbliga i ristoranti e i pub a chiudere alle 22, crea assembramenti sia nei mezzi pubblici che per le strade.

Pub aperto

Qui Parigi. La crescita sensibile dei contagi ha portato a nuove misure contro l’epidemia di coronavirus. Parigi da ieri è considerata “zona di massima allerta”. I bar, costretti da due settimane a non restare aperti dopo le 22 dovranno chiudere. Ipotesi allo studio anche per ristoranti, brasserie e bistrot. tutti locali che sarebbero disposti anche ad accettare un protocollo molto rigido pur di non chiudere. Ma stando alla stampa francese una nuova serrata sembra inevitabile.

Qui New York. Situazione migliore per i ristoranti e i bar di New York, che non chiudono come aveva ipotizzato il sindaco Di Blasio, proponendo un lockdown limitato ad alcune grandi aree. Chiudono le scuole ma, grazie all’intervento del governatore dello Stato Andrea Cuomo, i ristoranti non chiudono.

[AGGIORNAMENTO sul nuovo Dpcm qui]

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