Nuovo Dpcm Natale. Andremo a pranzo al ristorante il 25 e il 26 dicembre

Il pranzo di Natale, Santo Stefano e forse di Capodanno al ristorante sarebbe salvo con il nuovo Dpcm del 4 dicembre valido per tutte le feste

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Per il nuovo Dpcm andare a pranzo al ristorante a Natale e a Santo Stefano sarà possibile.

I ristoranti resteranno aperti il 25 e il 26 dicembre, ma solo fino alle 18.

Sembra questo l’orientamento del Governo che vuole blindare il Natale e tutte le feste per evitare casi di contagio da “socialità natalizia”.

Ma ci sarà un limite forte ai pranzi al ristorante che in questa formulazione diventa luogo in cui far rispettare ferree disposizioni anti coronavirus. Quelle disposizioni che potranno essere solo raccomandate per i cenoni a casa.

Natale a pranzo al ristorante per evitare contagi

pranzo di Natale

Primo limite: non più di 4 commensali seduti allo stesso tavolo.

Secondo limite: a Natale e a Santo Stefano sarà possibile scegliere solo ristoranti del proprio comune.

Per evitare mobilità tra regioni e assembramenti, quelli cioè che dalle vacanze estive ci hanno portato alla seconda ondata del Covid-19, la formula ristorante sarebbe questa.

Condizionale d’obbligo perché per poter diventare attivo questo allentamento sarà necessario che le Regioni siano tutte in fascia gialla.

Una fascia gialla “rafforzata” a Natale, dunque. E anche a Capodanno che potrebbe avere lo stesso beneficio del pranzo al ristorante.

La spia della preoccupazione che il Natale diventi focolaio di nuovi contagi piuttosto che focolare domestico di scambio auguri e regali è nel coprifuoco rinnovato.

Resterebbero invariati gli orari, dalle 22 alle 6 del mattino successivo, anche alla vigilia di Natale e di Capodanno. Dunque, niente messe di mezzanotte. Le cerimonie religiose dovrebbero permettere ai fedeli di ritornare a casa in tempo per l’inizio del coprifuoco. E quindi si starebbe pensando a una messa anticipata alle 20.

Cenoni da asporto o con consegna a domicilio

pranzo a Natale da asporto

Nel gioco degli orari, la possibilità per i ristoranti di restare aperti fino alle 18 si cumulerebbe con il via libera all’asporto fino alle 22 e alla consegna a domicilio senza orari.

Possibilità o limite, dipende da che parte lo si guarda, il cenone a domicilio dovrebbe essere la formula per far vivere la tradizione del cenone al ristorante ma in ambito domestico.

Oltre alla staycation, cioè alla possibilità di cenare nei giorni di festa soggiornando in un albergo con ristorante. A questo punto, nei giorni del 24-25-26 dicembre solo nella propria città.

Una condizione che farebbe il paio con gli alberghi aperti nelle zone di montagna, per evitare costosissimi ristori, ma di fatto impossibilitati a ricevere clienti perché gli impianti sarebbero fermi. Per le settimane bianche se ne riparlerà a metà gennaio.

Le limitazioni alla mobilità nei giorni di festa sarebbero scanditi dal calendario: nessun spostamento tra regioni anche se in zona gialla a partire dal 20 dicembre e fino al 6 gennaio. Quindi niente ricongiungimenti familiari a meno di deroghe che riguarderebbero solo le linee dirette. Genitori e figli con la raccomandazione di tutelare gli anziani più fragili. I nonni sono il fulcro di tutti i provvedimenti che saranno adottati dal nuovo Dpcm Natale.

La linea su cui ci si muove è piuttosto un filo di rasoio. Permettere il cenone con i propri cari non conviventi o lasciarli soli per tutelarli.

Il Natale 2020 sotto l’albero non promette nulla di buono. L’obiettivo, come ha efficacemente riassunto qualcuno sui social, è evitare che l’abete delle feste diventi il cipresso di gennaio.