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Nuovo Decreto Natale e Capodanno: ristoranti chiusi fino alla Befana

Il nuovo Decreto Natale e Capodanno manda tutta l'Italia in zona rossa. Bar e ristoranti saranno chiusi dal 24 dicembre fino al 6 gennaio

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Alla fine il nuovo decreto Natale e Capodanno stabilisce che non si festeggeranno. Almeno non come eravamo abituati con pranzi e cenoni allargati ai parenti e cugini di quarto grado. Dopo tentennamenti e ripensamenti del Comitato Tecnico Scientifico, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha stabilito il contenuto del Nuovo Decreto (non Dpcm) Natale 2020 – Capodanno 2021.

Ha prevalso la linea rigorista che vede in Natale e Capodanno un solo grande focolaio pronto ad attizzare la terza ondata dell’inizio del 2021. Spostamenti, abbracci e cenoni sono la benzina sul fuoco della pandemia che ha portato l’italia a registrare fino a quasi 850 morti in un solo giorno.

E a spegnere definitivamente le speranze di un Natale in convivenza con il coronavirus: due parole che non stanno bene nella stessa frase.

Ristoranti chiusi in tutta Italia dal 24 dicembre al 6 gennaio

Dunque l’Italia chiude e chiude tutto tranne le attività commerciali necessarie: alimentari, farmacie, edicole, tabacchi.

Per il resto è serrata generale dal 24 dicembre al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 6 gennaio con la Befana a cavalcioni di una siringa. Quella del vaccino che speriamo si porterà via, oltre alle feste più blindate che le ultime generazioni ricordino, anche la pandemia.

E con la chiusura generalizzata, chiudono anche i ristoranti, i bar, le pizzerie e le pasticcerie.

Nulla cambia per i ristoranti nemmeno negli altri giorni che restano delle Feste. Il 28, 29 e 30 dicembre l’Italia per intero si colora di arancione. Egualmente il 4 gennaio il colore sarà arancione. Dunque, ristoranti chiusi.

I ristoranti saranno aperti solo a pranzo e comunque fino alle 18 solo nei giorni che ci separano dalla Vigilia di Natale e dunque fino al 23.

Tutte ad eccezione di Campania, Toscana e Valle d’Aosta che entrano in zona gialla ma da domenica 20 dicembre. Resta esclusa solo la Regione Abruzzo che rimane in zona arancione e dunque i ristoranti saranno chiusi fino al 6 gennaio e non beneficeranno nemmeno di questa piccola parentesi.

Pronti 645 milioni di euro per ristori al 100% dei ristoranti

L’unica buona notizia per ristoranti, bar, pizzerie è la previsione di ristori immediati.

“Misure restrittive vanno insieme a nuovi aiuti economici da erogare direttamente in modo efficace con meccanismi sempre più veloci. Chi subisce dei danni economici deve essere subito ristorato e in particolare questo decreto legge dispone un immediato ristoro per circa 645 milioni a favore dei ristoranti e dei bar che nel periodo dal 24 dicembre al 6 gennaio sono costretti chiusura. Riceveranno il 100% di quanto già ricevuto sulla base del decreto rilancio”. Queste le parole di Giuseppe Conte che ha tenuto una conferenza stampa alle 21.45.

Resta poco di un Natale e un Capodanno se non la certezza che dovremmo festeggiare con i conviventi senza uscire o quasi. Giusto per gli approvvigionamenti che dovrebbero rendere un po’ meno triste le giornate di festa al tempo del Covid-19.

Come sarà Natale e Capodanno con il nuovo Decreto Natale

cesto di Natale Capodanno dpcm

Una sorta di contrappasso. Non faremo a Natale e a Capodanno quello che abbiamo fatto a Ferragosto. L’unica strada possibile per piegare più velocemente una curva della pandemia che non ne vuole sapere di scorciatoie e zone gialle o arancioni. Per arrestare il contagio, i tamponi positivi, le occupazioni delle terapie intensive e i decessi bisogna fermarsi. E chiudere tutto. Non solo i bar e i ristoranti, ma anche i negozi, il trasporto pubblico e privato, la scuola.

La limitazione alla mobilità è ancora più pesante in giorni deputati tradizionalmente alla spensieratezza che è la prima voce da cancellare. Ancor prima dei cenoni e delle tavolate al ristorante.

La perdita in termini economici e di benessere psichico sarà elevatissima, inutile nasconderselo. Ma è l’unico rimedio preventivo per cercare di accorciare i tempi di un ritorno alla normalità che il vaccino da solo non potrà garantire. Almeno all’inizio. Lo spettro, senza una politica di prevenzione dei comportamenti, è di rivivere il calendario del 2020. Che vorrebbe dire, tra l’altro, riaperture di bar, ristoranti e pizzerie il 18 maggio.

Un’ipotesi che va immediatamente stroncata per evitare che sul campo restino migliaia di posti di lavoro e la nostra voglia di uscire e ritrovarsi in compagnia. Davanti a un buon piatto e a un buon bicchiere di vino.

Il regalo che purtroppo non ci potremo fare né a Natale né a Capodanno per Decreto. Meglio un tradizionale cesto di leccornie anche se spedito a distanza.

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.