Ristori: è tutto fermo. Ristoranti e bar non hanno ancora ricevuto gli aiuti

Si deve fare in fretta, le risorse dei pubblici esercizi sono finite

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I gestori di ristoranti, pizzerie, bar e pasticcerie lamentano ritardi nel rendere operative le misure previste dal decreto Ristori.

Nel frattempo, da domani, 5 regioni italiane –Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia– continueranno a essere in zona arancione. Ciò significa chiusura delle attività legate alla ristorazione.

Un contesto complicatissimo, in cui per molte imprese, la rapida erogazione degli indennizzi legati all’emergenza Covid significa la sopravvivenza.

Il recente decreto Natale aveva previsto un modesto sostegno. A questo l’esecutivo ha promesso di aggiungere un nuovo decreto. Da finanziare con l’approvazione di uno scostamento di bilancio di 20 miliardi di euro.

Per ora l’aiuto promesso non è stato introdotto. E tra i costi della crisi che sta agitando le forze politiche c’è il rischio che i fondi per il decreto Ristori 5 vadano in fumo.

Infatti, un governo dimissionario non potrebbe proporre al Parlamento scostamenti di bilancio di ampie dimensioni. E lo stop ai ristori sarebbe l’effetto più immediato di una crisi.

Ma è il ritardo nel rendere operativi i precedenti ristori che agita le aziende penalizzate dalla stretta degli ultimi mesi. Con la prospettiva di restare chiuse ancora per molto visto la possibilità concreta di una terza ondata.

Cosa prevede il decreto Ristori 5

obbligo di mascherina ristori

Stando alle promesse di Giuseppe Conte durante la presentazione, il decreto Natale sarebbe dovuto diventare esecutivo nei primi giorni di gennaio. Il governo aveva previsto numerose misure per contrastare la crisi delle imprese. Insieme a nuovi fondi.

Si è parlato, in particolare, di anno bianco contributivo o di rottamazione delle cartelle esattoriali al momento sospese. Come pure di un nuovo bonus da 1000 euro per i professionisti e le Partite IVA penalizzate dalla pandemia.

Cosa prevedeva il decreto Natale

Bonus ristoranti ristori

Espressamente pensato per risarcire gli esercenti dei pubblici servizi, il decreto Natale prevedeva aiuti sostanziosi purtroppo ancora fermi.

Il Ministero dell’Economia ha stanziato contributi a fondo perduto per 645 milioni di euro. Esattamente lo stesso importo di quello riconosciuto con il precedente decreto Rilancio.

Ma la promessa di fare in fretta non è stata mantenuta. Durante le feste di Natale le imprese della ristorazione, nonostante ne fosse stata disposta la chiusura con la sola possibilità della ristorazione d’asporto e della consegna a domicilio, hanno aspettato inutilmente il contributo.

E per ora non sanno quando riusciranno a ottenerlo.

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