Lockdown totale. Ipotesi Ricciardi: i ristoranti rischiano di riaprire a maggio

Un lockdown duro e totale come richiesto da Walter Ricciardi metterebbe in serie difficoltà la ristorazione anche se la Pasqua si avvicina

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Lockdown totale per 2 – 3 – 4 settimane o per il tempo che sarà necessario. In termini di zone significa far diventare l’Italia di un solo colore.

Zona rossa, dunque, come ha chiesto Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute e membro del Cts.

Non è una novità la posizione di Ricciardi condivisa dal Cts e anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza. La proposta di Ricciardi cade nei giorni che separano il giuramento del nuovo governo di Mario Draghi dal passaggio alle Camere per la fiducia. E ha acceso la miccia delle polemiche. Tanto che lo stesso Ricciardi ha precisato che la sua è un’opinione fondata su dati scientifici. Ma che la decisione è della politica. Come lo è stato a novembre con l’istituzione delle zone per evitare la chiusura di tutta l’Italia.

Una richiesta che se accolta dal nuovo Governo farebbe precipitare bar, ristoranti e pizzerie nella più profonda disperazione. La categoria della ristorazione sta subendo contraccolpi notevoli dall’istituzione delle zone che nlla migliore delle ipotesi, cioè la zina gialla, possono aprire solo a pranzo.

La ristorazione e le possibilità di riaprire a cena

tavolo ristorante di sera e lockdown totale

Ormai è chiaro che la tenuta in termini di sostenibilità delle attività di ristorazione è legata al servizio a cena. Impossibile almeno fino a quando una regione non sarebbe dichiarata zona bianca.

Ma il contagio non tende ad abbassare la curva. Anzi, le tre varianti principali del Covid-19, inglese – brasiliana – sudafricana, non solo si tanno diffondendo ma dovrebbero prendere il sopravvento nel giro di poche settimane. Questa è la previsione degli esperti.

E i primi dati sembrano dar loro ragione se non ci si ferma all’andamento nazionale ma si osservano le realtà locali. La curva è in rapida risalita nella provincia autonoma di Bolzano, in quella di Trento e in Umbria. Campanelli di allarme che suonano insieme all’occupazione dei posti letto e alla nuova pressione sugli ospedali.

In Lombardia negli ultimi giorni i contagi sono raddoppiati e la presenza delle varianti si aggira intorno al 30%. “Potrebbero arrivare nelle prossime settimane al 60/80%, ha spiegato al Corriere l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti.

Il partito degli aperturisti, guidato da Matteo Salvini che ha lanciato la sua reprimenda sulla dichiarazione di Walter Ricciardi e il silenzio dal nuovo governo non permettono di fare anticipazioni.

Lockdown totale: cosa sta succedendo

Ma lo storico che stiamo accumulando sulla pandemia preoccupa.

Basta volgere lo sguardo all’anno scorso e guardare il calendario. Il 10 marzo del 2020 scattò il lockdown totale e duro da cui l’Italia dei ristoranti uscì solo il 16 maggio. A sentire la richiesta di Walter Ricciardi, il periodo di lockdown di 4 settimane quasi diventa oro.

È la stessa sensazione che si provò nel momento in cui furono istituite le zone. La sola zona gialla permetteva e permette l’apertura esclusivamente a pranzo e fu bersagliata dalle critiche. Ma oggi sono in molti i ristoratori e i titolari di attività di ristorazione che metterebbero la firma per restare aperti a pranzo. In vista di una riapertura anche serale a primavera. Passata la Pasqua e in vista di maggio. Proprio come l’anno scorso.

Ma la decisione di rimandare l’apertura delle piste da sci al 5 marzo quando sarà necessario un ulteriore approfondimento, mette a rischio il calendario della speranza.

Lockdown totale a marzo: è possibile?

Una chiusura totale, un lockdown totale per tutto il mese di marzo, è una speranza che abbiamo vissuto già a Natale. Chiusura a novembre per riaprire durante le feste natalizie. Ma così non è stato. Anzi. Il decreto Natale ha imposto misure ancora più rigorose con la chiusura anche a pranzo nei giorni di maggiore afflusso.

Cosa fare è affare del Governo. Cosa sperare è difficile da praticare.

La politica delle zone e degli apri e chiudi assomiglia a un lenitivo che non cura il male. Allunga i tempi della ripresa e getta nell’incertezza ristoratori e clienti.

Un lockdown totale sarebbe ipotizzabile solo in condizioni di tempo determinato e con la certezza di una campagna vaccinale massiccia.

Una cosa abbiamo imparato: convivere con il coronavirus è impossibile. Troppe le variabili del nostro comportamento sociale che ci espongono al rischio contagio. Ora divenuto più insidioso con le varianti.

“Spero che la strategia del nuovo governo sia «no Covid» e che ci riporti a una prospettiva di normalità in tempi ragionevoli”, ha spiegato Walter Ricciardi al Corriere. “Ci riavvicineremmo al ritorno alla vita normale e alla ripresa economica, come dimostrano gli esempi di Cina, Taiwan, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda. Ora anche Usa, Germania e Danimarca vanno in questa direzione”.

L’obiettivo è limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100 mila abitanti. Cioè entrare in zona bianca. Solo con questi valori sarebbe possibile il tracciamento ed evitare che le varianti prendano il sopravvento.

Lockdown totale: il calendario e Pasqua

Il calendario non è completamente favorevole. In attesa che il Governo ottenga la fiducia e si metta in moto la macchina arriveremo nell’ultima settimana di febbraio.

Quattro settimane di lockdown totale costringerebbero a casa e alla chiusura di bar, ristoranti e pizzerie per tutto il mese di marzo. Con la speranza che la curva dei contagi fletta con decisione per portarsi a quota 50 casi per 100 mila abitanti.

Solo così, ragionevolmente, potrebbe dirsi salva la Pasqua che quest’anno cade dal 1 aprile a lunedì 5 aprile. E sperare nelle aperture serali.

Non possiamo prendere a riferimento quanto accaduto prima di Natale con le false partenze delle scuole, le elezioni regionali e le difficoltà del trasporto urbano. Ma non centrare l’obiettivo vorrebbe dire continuazione del lockdown oltre Pasqua.

Quindi una teorica riapertura per lunedì 12 aprile.

Ma chi rischierà di assicurare che i nuovi casi scenderanno alla soglia dei 50 per 100 mila abitanti?

Se ciò non accadesse, avremmo uno spazio di due – tre settimane per centrare l’obiettivo e non considerare a rischio né il 25 aprile né il 1 maggio. Date in questo caso favorevoli perché cadono di domenica e di sabato senza possibilità di ponti e ben lontane dalla Pasqua.

Basterà questo per considerare l’apertura di metà maggio dell’anno 2020 solo un bruttissimo ricordo?

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