vini Vinea Domini

Assaggi: i 12 vini di Vinea Domini che vogliono raccontare i castelli romani

La cantina sociale Gotto d'Oro punta ai nuovi mercati con Vinea Domini, la linea da vitigni autoctoni e internazionali in purezza

Vino

Vinea Domini è la nuova linea di vini di qualità su cui sta lavorando da qualche anno Gotto D’Oro, storica cantina sociale dei Castelli Romani.

Cantina sociale per molti è ancora sinonimo di alte rese e qualità discutibile, grande distribuzione e prezzi stracciati.

paolo Peira e Luigi Caporicci

Con la nuova Vinea Domini, l’attuale presidente del gruppo, Luigi Caporicci (a destra nella foto con l’enologo Paolo Peira) sta cercando proprio di scardinare convinzioni come questa. Macigni non solo sull’immagine della cantina, ma che squalificano tutta la produzione regionale.

E noi sappiamo che non è la realtà, il Lazio del vino sta facendo sentire la sua voce già da un po’.

Perché si chiama Vinea Domini

Vinea Domini

Il progetto Vinea Domini nasce con l’elezione al seggio papale di Benedetto XVI, che nel discorso di presentazione si disse appunto “umile operaio nella vigna del Signore”.

Sono gli anni in cui alcuni soci della cooperativa iniziano a impiantare i primi vitigni internazionali, dal viognier al sauvignon blanc, dal petit verdot allo chardonnay.

Non che non fossero una novità sul territorio, ma i nuovi impianti sono stati realizzati proprio in vista di una linea premium, che aprisse alla cantina le porte di un mercato diverso.

La linea Vinea Domini e Paolo Lauciani

Dimenticatevi il Frascati nel fiasco o nel boccione da 5 litri, quindi.

Il progetto Vinea Domini, parla ai ristoranti di buon livello, alle enoteche e agli enolover curiosi di approfondire le potenzialità del territorio con vitigni autoctoni e internazionali.

Territorio caratterizzato da suoli (e soprattutto sottosuoli) di origine vulcanica, tufacei, con la presenza di marne calcareo-argillose e arenarie permeabili e terreni ricchi di minerali. Ha andamento collinare, ulteriormente valorizzato dall’influsso di due laghi, Nemi e Albano.

Sono zone ricche d’acqua, che – spiega l’enologo Paolo Peira – “vanno gestite, perché rendono le viti vigorose. Le annate siccitose per i Castelli Romani sono le migliori“.

Va da sé che per la linea Vinea Domini si usano uve da appezzamenti selezionati, in cui i soci prestano particolare attenzione alle rese, tenute basse, e alla qualità dei grappoli.

Le prime referenze escono nel 2017, e a a quattro anni di distanza sono 12 le etichette prodotte. Rispecchiano la tradizione, con il Frascati Superiore, le malvasie, il cesanese, le nuove denominazioni (Roma Doc rosso e bianco), nonché appunto gli esperimenti, con gli internazionali vinificati in purezza.

1. Vinea Domini. Friccicore

Friccicore vino frizzante

Partiamo con il Friccicore, il ‘friccico ner core‘ che cantava Manfredi, il ‘vino per rimorchiare’ per definizione. Beverino, spensierato, con quella gradazione leggera, giusta per rilassarsi e godersi il momento.

E’ una malvasia in purezza, fermentata in autoclave con la valvola tenuta aperta per quasi tutto il periodo, per tenere volutamente leggera la carbonica. Non è un vino frizzante, neppure mosso, se non quel tanto che basta per solleticare le papille, con un ‘friccicorino’, appunto.

Al naso è soprattutto fresco, sono gli agrumi, la mela verde e qualche nota vegetale a invadere il campo, mentre la bocca gioca sul sostegno dell’acidità, molto utile se immaginato in accompagnamento di snack tipici della zona, con la pizza del fornaio soprattutto, quella con il sale grosso e il giro d’olio buono fuori dal forno. 9 €

2. Frascati Superiore Docg

Frascati Superiore

Il blend da disciplinare, di Malvasia (di Candia e puntinata) e Trebbiano, si fa direttamente in vigna, da piante di 30-40 anni. L’età e la cura tengono le rese basse a favore di una maggior qualità delle uve.

Vinificazione in acciaio e riposo in bottiglia e restituiscono profumi di pesca percoca, fiori di glicine e zagara, con note di melone con qualche minuto di permanenza nel calice. Al palato si percepisce un lieve sentore fumé, un finale di sorso leggermente ammandorlato e soprattutto un buon corpo.

Se lo merita il vino dei castelli per definizione, che troppo tempo ha patito scelte commerciali e produttive discutibili e che sta finalmente tornando a livelli qualitativi interessanti. 10 €

3. Roma Doc bianco

Roma DOC Bianco

Dopo la più nota, l’ultima arrivata tra le denominazioni del Lazio, nella sua versione bianca, da Malvasia puntinata (60%) e restante Bombino bianco (più una punta di Sauvignon).

Si presenta con un bouquet fresco, in cui predominano le note di frutta a polpa bianca croccante. Il sorso è minerale e sapido, che si chiude su sentori piacevolmente mentolati e leggermente amaricanti.

Dovuti forse alla raccolta precoce del bombino, per preservarne quell’acidità che fa intravedere un affinamento in bottiglia anche oltre la messa in commercio. 9,50 €

4. Sauvignon Blanc IGT Lazio

Sauvignon Blanc

Un vitigno del nord in una regione abbastanza calda è la sfida che Vinea Domini ha deciso di raccogliere, curando l’ombreggiatura dei grappoli e dosando attentamente rame e zolfo per non intaccare gli aromi.

Senza cercare intensità gustative che qui sarebbero poco probabili, il Sauvignon sul suolo vulcanico comunque restituisce mineralità, balsamicità e profumi piacevomente fruttati.

Non mancano le note tipiche, dalla foglia di pomodoro al pompelmo, in un bouquet comunque delicato ed equilibrato. 12 €

5. Viognier IGT Lazio

Viognier Vinea Domini

Il Lazio si sta appassionando a questo vitigno dei balcani, che nei climi caldi esprime bene le sue potenzialità.

Anche il Viognier Vinea Domini mantiene le promesse di varietà e intensità di profumi, ottenuta attraverso una raccolta delle uve a piena maturazione e successiva criomacerazione per la massima estrazione di sostanze nobili.

Arrivano note intense di violetta e iris, di fiori d’arancio e fico d’India, seguite dalle foglie di salvia e menta, con un finale leggermente fumé. Tanta ricchezza alza le aspettative al palato, che invece risulta meno coinvolgente, pur con una sua struttura e una piacevole salinità. 12 €

6. Chardonnay IGT Lazio

Chardonnay

Forse il vitigno bianco internazionale più noto e coltivato, lo chardonnay di Vinea Domini fermenta per il 20% in legno, dove riposa per 12 mesi in tonneau in cui svolge anche la malolattica.

Il restante tocca solo acciaio, senza fermentazione malolattica. Il risultato è un vino maturo, discretamente complesso, in cui spiccano le note di crostata, di nocciola, di susina, sostenute da un buon corpo e una certa mineralità al palato.

Una carta da giocarsi con specialità della zona tipo la porchetta, o con risotti e ragu bianchi. 12 €

7. Vinea Domini. Luccicore

Luccicore spumante di Syrah Vinea Domini

Originale l’altro frizzante di Vinea Domini a base di uve Syrah, pressate subito dopo la raccolta.

Si utilizza solo il mosto fiore, lasciato a contatto con le bucce un paio d’ore, il tempo necessario per ottenere questa tonalità rosata carica e luminosa.

Naso suadente di fragoline, di melograno, di petali di rosa e la speziatura tipica del vitigno, che si ingentilisce e vira sul pepe bianco. La beva è piacevole e disimpegnata si presta all’aperitivo estivo, come a tutto pasto. 9 €

8. Petit Verdot IGT Lazio

Petit Verdot Vinea Domini


Altro internazionale che nel Lazio sta trovando grande favore dal clima e dalle composizioni dei suoli, il petit verdot gode da qualche anno di un posto al sole.

I suoi acini piccoli, in cui la proporzione buccia-polpa è a favore della prima, garantisce al mosto tante sostanze nobili, come tannini e antociani, che danno al vino struttura e longevità.

Con il suo petit verdot, tuttavia, Vinea Domini ricerca la bevibilità innanzitutto, non è un vino da invecchiamento. Già dal colore, abbastanza trasparente, si intravede una filosofia produttiva che vuole esaltare profumi più immediati rispetto alle note evolutive, come i frutti di bosco, il karkadè, la melagrana e il muschio fresco.

Al palato emerge la freschezza e il grado alcolico contenuto, nonché un buon corpo pensato per l’abbinamento con sughi veloci, arrosti, grigliate. 12 €

9. Syrah IGT Lazio 2018

Syrah Vinea Domini

Per un’uva produttiva come il Syrah Vinea Domini sceglie defogliazioni e vendemmie verdi per abbassare le rese e garantire il miglior irraggiamento ai grappoli rimasti.

Criomacerazione per 12 ore, frequenti rimontaggi durante la fermentazione consentono di estrarre il massimo delle componenti aromatiche anche con la semplice vinificazione in acciaio. E infatti il profilo olfattivo del Syrah Vinea Domini è generoso.

Amarena, violetta, buccia d’arancia candita e spezie dolci, dai chiodi di garofano alla cannella, con una chiusura salmastra che torna anche al palato.

Buona la struttura al sorso, anche se come nella maggior parte di queste referenze, resta un po’ più scarico di intensità rispetto al naso. 12 €

10. Cabernet Sauvignon IGT Lazio

Vinea Domini Cabernet Sauvignon

Altra uva che ama il suolo laziale, il Cabernet Sauvignon di Vinea Domini viene coltivato e vinificato per esaltarne le componenti vegetali.

Il mosto viene lasciato a contatto con le bucce per circa 1 mese, e il risultato è un vino corposo, materico, ma non troppo tannico e di buona beva.

Le note di peperone ci sono, ma forse più al palato che al naso, mentre sono la balsamicità dell’alloro, la suggestione delle foglie bagnate ad affacciarsi per prime dal calice.

Anche in questo caso, il profilo generale del vino sembra pensato per abbinarsi senza sovrastare a una gran varietà dei piatti tipici della regione. 12 €

11. Vinea Domini. Roma Doc 2018

Roma Doc Vinea Domini

Arriviamo alla versione rossa della Doc Roma, da uve Montepulciano e Sangiovese, che in questo caso non indugia eccessivamente sulle frutta stramatura e note evolutive, rimanendo in un ambito di maggior giovinezza gustativa.

Le note fruttate di amarena, visciola, restano fresche e se la giocano con il profumo del mirto, della macchia mediterranea, del chinotto e dell’arancia amara. Il palato è coerente e chiude con ricordi di bastoncino di liquirizia e polvere da sparo.

Il leggero passaggio in legno lascia tracce di tabacco e vaniglia, mantenendo la freschezza di beva. 10,50 €

12. Cesanese del Piglio Docg

cesanese del Piglio Vinea Domini


Rese massime di 1 kg per pianta nelle vigne di Cesanese di Affile che diventano il Cesanese del Piglio Docg di Vinea Domini. Alla vendemmia segue una breve macerazione e poi la fermentazione alcolica che viene svolta in legno.

L’annata 2019 è decisamente giovane, e nonostante abbia un anno di barrique sulle spalle è il meno pronto tra quelli assaggiati. Si intravede una complessità olfattiva che presenta oltre a una certa balsamicità, anche note già evolute. Toni scuri della frutta matura, dei fiori essiccati, del tabacco, cuoio e liquerizia.

Le note vanigliate del legno sembrano ancora un po’ troppo evidenti ma resta un vino pulito – come tutti quelli presentati – a cui bisogna dare il tempo di smussare le asperità. 15 €

Vinea Domini su nuovi mercati

Tante referenze unite però da un fil rouge della ricerca della bevibilità e della freschezza. Sono vini da consumare entro pochi anni dalla produzione, riconoscibili e gradevoli per un pubblico più ampio possibile.

Vinea Domini è una linea dalle caratteristiche precise, una produzione industriale ma che cerca l’autenticità, verrebbe da definirla.

Nell’anno del Covid fa bene ai soci conferitori, e fa bene alla viticoltura laziale in genere, che ha bisogno di uscire dai confini della regione.