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Perché la guerra dei ristoranti al green pass è sbagliata e anche pericolosa

La guerra del green pass dei ristoratori rischia di penalizzare l'intero settore. Trovare soluzioni non significa contrastarne l'applicazione

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L’obbligo di green pass per andare al ristorante, in pizzeria e al bar entra in vigore dal 6 agosto ed ha già scatenato una guerra.

I ristoratori non hanno preso bene questa che ritengono una imposizione che danneggerà la loro attività. O almeno non hanno preso bene l’obbligo di green pass le associazioni e sigle di categoria che sono scese sul piede di guerra.

Il presidente della Fipe, Lino Stoppani, ha fatto un calcolo economico. “Il 40% degli esercizi a livello nazionale non ha aree esterne e 18 milioni di persone non sono ancora vaccinate. Sono 18 milioni di clienti che certe attività rischiano di perdere, così si riduce la domanda e si rischia di perdere una potenziale fetta di clientela che vale 18 milioni di persone”.

Sì perché l’obbligo di green pass che ha scatenato la guerra è limitato alle sale al chiuso. Quindi in piena estate, quando la quasi totalità dei clienti cerca un tavolo all’aperto, di fatto ha limitata applicazione. Lo sguardo critico quindi è rivolto a settembre e al rientro dalle vacanze. Quando, ai primi ticchettii della pioggia, si porrà il problema. Che probabilmente sarà acuito dalla necessità di mostrare in green pass non con una dose sola, ma con il ciclo vaccinale compiuto.

La strategia del governo, meglio del Presidente del Consiglio Mario Draghi, è di invitare tutti a vaccinarsi. E i primi segnali, con un aumento delle prenotazioni per vaccinarsi, dicono che la risposta è quella che ci si attendeva. Il green pass sarà all’italiana, ma rispetto al modello francese ha sortito lo stesso effetto.

Guerra del green pass: i lavoratori dei ristoranti non hanno l’obbligo. A casa loro

Più che puntare sull’obbligatorietà del vaccino, la strada è quella di una persuasione mica tanto morale sugli indecisi. Lo testimonia la decisione – restando ai ristoranti – di non prevedere l’obbligo di vaccinazione per i lavoratori. Una risposta alla presa di posizione di Confindustria e dell’industria manifatturiera che non può permettersi per ragioni strutturali il lavoro a distanza. Ma anche un paradosso che diventa chiaro se si invertono gli addendi. I lavoratori dei ristoranti senza green pass semplicemente non potranno andare a cinema, in palestra, ai concerti. E nemmeno in un altro ristorante. Se faranno la guerra al green pass tra le mura amiche del proprio ristorante o della pizzeria in cui lavorano, la faranno a loro stessi.

Il punto di vista critico della Fipe, che voleva un utilizzo positivo e non negativo del green pass, dovrebbe cadere proprio su questo punto.

E francamente viene da ridere nella guerra sulle ulteriori motivazioni delle difficoltà di controllare il green pass all’ingresso del ristorante. Pur non prevedendo l’obbligo di controllo, demandato alle forze dell’ordine, c’è il rischio della multa di 400 € per ristorante e cliente. E la chiusura per 5 giorni che diventano 10 in caso di tre violazioni ripetute. Ma chi deve assicurarsi che i clienti di un ristorante abbiano il green pass. Non i ristoratori, dicono sostanzialmente le associazioni di categoria, perché non possono diventare i controllori. E hanno già svolto questo ruolo con difficoltà registrando le generalità agli ingressi insieme alla temperatura.

Ma come?, verrebbe da dire. Ci sono stuoli di consulenti impegnati a creare funnel che profilano dati personali di continuo chiedendo interpellando compilando form. Ristoranti e pizzerie avviano contest, eventi, richieste di post e repost sui social. E ora non volete passare uno smartphone su un lettore ottico che richiede qualche secondo e farà restare anonimi i dati del cliente? E scatenate la guerra al green pass?

La guerra del green pass insomma rischia di penalizzare inutilmente ristoranti, bar e pizzerie alla campagna d’autunno. Quando la questione tavoli all’aperto sarà un ricordo da sapore di sale. E conterà la fiducia che i clienti hanno di entrare in un ristorante “covid-free”.

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.