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Green pass falsi su Telegram: nei guai acquirenti e ristoratori

32 canali Telegram hanno venduto Green pass falsi a prezzi da 100 a 120 €. Ovviamente inutilizzabili. Cosa rischia chi fornisce dati personali

Notizie

Se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere per l’idea dei Green pass falsi venduti su Telegram.

La Polizia Postale è entrata in azione stamattina con l’operazione Fake Pass per individuare gli amministratori di 32 canali Telegram.

Su questa piattaforma di chat, già utilizzata per la costruzione della mappa dei ristoranti favorevoli al certificato verde, sono in vendita i certificati falsi.

Il prezzo minimo varia dai 100 € dei Green pass falsi digitali ai 120 € di quello cartaceo. Ma ci sono venditori che chiedono di più (fino a 500 €) e offrono anche pacchetti. Chi li vende richiede accrediti di moneta reale con bonifici o ricarica di carte prepagate. Ma la richiesta è anche in bitcoin o altre monete virtuali e codici sconto.

L’aspetto assurdo per chi si è fatto abbindolare dai messaggi accattivanti che promettevano Green pass senza vaccinazione è la messa a disposizione dei propri dati personali.

Per consentire ai truffatori l’emissione dei Green pass falsi, gli acquirenti devono fornire dati personali: nome e cognome, residenza, codice fiscale, data di nascita, tessera sanitaria.

Il ricatto a chi ha acquistato Green pass falsi e le sanzioni per chi lo ha accettato

Una massa di dati diventata un’arma di ricatto nelle mani dei falsari. I green pass falsi all’apparenza sono reali. In realtà i venditori hanno creato il famoso Qr Code con un’immagine ritoccata. O prelevando i dati dai Green pass postati ingenuamente dai titolari del vero certificato. In entrambi i casi i certificati falsi non funzionano e non si accende il check verde dell’app Verifica C19. E non sono mancati i casi in cui il certificato falso non è stato inviato.

Alle proteste degli acquirenti, i falsari hanno risposto con il ricatto. O ci dai altri soldi o ti denunciamo o diffondiamo i tuoi dati personali sul deep web.

Oltre al danno anche la beffa che potrebbe costare molto caro a chi ha pensato di rivolgersi al mercato dei Green pass falsi.

E non sono solo gli acquirenti a rischiare la pubblicazione di dati e l’estorsione. Ci sono anche gli esercenti delle attività in cui è richiesto il Green pass tra cui ristoranti, pizzerie e bar per il servizio al tavolo in sale al chiuso. Aver chiuso un occhio e fatto accomodare i clienti muniti di Green pass falsi comporta sanzioni per mancato e omesso controllo: da una multa fino alla chiusura temporanea del locale.