Montepulciano in riva al mare

Perché il Montepulciano d’Abruzzo è il Montepulciano d’Abruzzo

Il Montepulciano d’Abruzzo oltre Emidio Pepe, Valentini e Masciarelli. Le cantine migliori tra nomi nuovi e conferme

Vino

Negli ultimi giorni, mentre bevevo Montepulciano d’Abruzzo, ho pensato alla semplicità.

Nel dettaglio, ho bevuto i vini di tre cantine abruzzesi che producono il popolare vino rosso ricavato dal vitigno Montepulciano, il principale dell’Italia centrale insieme al Sangiovese. Da non confondere con il Nobile di Montepulciano realizzato in Toscana.

Vini buoni, semplici (che non vuol dire banali), di quelli che si aprono senza cerimonie e che occupano un posto di riguardo nelle preferenze di chi il vino lo ama.

Il piacere associato ai vini rinomati può essere sbalorditivo ma, a meno che non siate molto ricchi e stravaganti, è abbastanza raro.

Vero, una verticale di Montepulciano d’Abruzzo come questa mette i brividi ancora oggi, ma a plasmare il vero rapporto con il vino è un altro tipo di bottiglie.

L’abbinamento tra il Montepulciano De Sterlich e le tagliatelle al ragù mi ha ricordato il piacere di accompagnare bene il cibo con il vino. Nessuna performance muscolosa, solo un buon lavoro fatto in sinergia. 

Negli anni ’80, quando mi stavo avvicinando al vino, il Montepulciano d’Abruzzo, seconda Doc più diffusa in Italia dopo il Chianti, era per la maggior parte poco interessante. Vini pesanti e legnosi.

Con un tentativo evidente da parte di alcuni produttori: salire sul carro dei cosiddetti “vinoni”, vini strutturati, importanti e lussuosi.

Montepulciano d’Abruzzo: piccole cantine crescono

Da qualche anno, tuttavia, è apparso sulla scena un numero crescente di piccoli produttori. Gente seria che, facendo vini sempre migliori dei precedenti, sfrutta al meglio il “potenziale purosangue”, com’è stato ribattezzato il Montepulciano d’ Abruzzo. 

Tutti e tre i vini provati mantengono le promesse, sono ottime bottiglie fatte da produttori che lavorano con semplicità, senza artifici, esaltando l’uva e le caratteristiche del luogo. 

Uva del vitigno a bacca nera Montepulciano

Ho provato diversi vini di Tenuta De Sterlich e mi sono sempre divertito. Alessandro Massacesi e Roberto Fracassa gestiscono un’azienda agricola biologica di 25 ettari che oltre al vino produce olio d’oliva sulle colline teramane di Mosciano Sant’Angelo.

Il Montepulciano d’ Abruzzo era viola inchiostro, con il sapore dolce-amaro comune a diversi vini rossi. Mi sono piaciuti il vigore e la freschezza che ho percepito, i sapori succosi, floreali e minerali. 

Un vino giovane, all’inizio leggermente tannico, che si è completamente aperto nel bicchiere con l’esposizione all’aria.

Montepulciano d’Abruzzo e altri vini autoctoni per la cantina Tiberio
I vini abruzzesi di Tiberio

Oltre a De Sterlich, anche Tiberio è diventato uno dei miei produttori preferiti. Bianchi, rosati e un Montepulciano d’Abruzzo superbo. 

Cristiana e Antonio Tiberio, sorella e fratello, sono esigenti nelle scelte agricole, ma semplici nell’approccio. Il vino, un 2017, ha beneficiato degli anni in più di invecchiamento, i tannini si sono addolciti. Eppure era fresco, luminoso e vivace, con sapori persistenti di fiori, minerali e frutta agrodolce. 

Montepulciano d’ Abruzzo anche per la cantina De Fermo
Vini abruzzesi della cantina De Fermo

Anche De Fermo è una tenuta mista, gestita da una coppia di coniugi, Stefano Papetti Ceroni e Eloisa de Fermo, che coltivano in modo biodinamico.

Il Montepulciano d’ Abruzzo De Fermo 2018, che non avevo mai provato prima, era fresco e succoso, con sapori terrosi e minerali. Come il De Sterlich fermenta spontaneamente in vasche di cemento. Ma rispetto a quello l’ho trovato pietroso e meno esuberante, anche se mi è piaciuto molto. 

Un giro d’orizzonte tra gli amici del posto mi ha fatto scoprire altri produttori di Montepulciano d’Abruzzo che meritano attenzione. Cirelli, Belposto, Valle Reale, Controvento e Feudi del Duca. Al netto di aziende affermate come Cataldi Madonna.

Montepulciano d’Abruzzo al massimo: Emidio Pepe, Valentini, Masciarelli

I vini di Valentini, Masciarelli o di Emidio Pepe, produttori costosi e idiosincratici che hanno aperto la strada a cantine oggi di prim’ordine, rientrano in una categoria diversa.

Quella riservata ai più grandi vini del mondo. 

I tre vini che ho assaggiato nascono per essere accomodanti. Comunque quelli della Tenuta De Sterlich meritano un approfondimento. 

Il nome nuovo: Tenuta De Sterlich

Tra i vini della Tenuta De Sterlich c’è il Montepulciano d’Abruzzo
La linea di vini autoctoni con etichetta Tenuta De Sterlich

Nei 20 ettari di vigneti, l’azienda produce una linea di vini autoctoni con l’etichetta “Tenuta De Sterlich” in cui figurano Montepulciano d’ Abruzzo, Trebbiano d’ Abruzzo, Cerasuolo rosato d’ Abruzzo e Pecorino. 

Una linea di vini “Marchese De Sterlich”, con una Riserva di Montepulciano d’ Abruzzo Colline Teramane, un vino Trebbiano “macerato”. 

Infine una linea di vini in anfora, etichetta “Argilla Madre”, con un Montepulciano d’ Abruzzo del 1969 e uno Chardonnay-Sauvignon Blanc affinati in anfore da 350 litri.

Tutto senza superare i 60 quintali per ettaro e le 20 mila bottiglie all’anno. Ragione per cui l’azienda è annoverata tra i produttori di vini artigianali e naturali.

Tenuta De Sterlich si trova a Mosciano Sant’Angelo, sulle colline teramane
Vista sulle colline teramane dalla struttura che ospita Tenuta De Sterlich

La piccola struttura di Mosciano Sant’Angelo, da dove si gode una vista panoramica sulle colline teramane e sul mare Adriatico, è attrezzata con sala degustazione, punto vendita e due appartamenti per gli appassionati di enoturismo. 

A poca distanza ci sono le spiagge di Giulianova e Roseto degli Abruzzi, con le selvagge distese di sabbia nella Riserva Naturale del Borsacchio.

Oppure, se preferite, la natura del Gran Sasso con gli altipiani di Campo Imperatore, conosciuto localmente come “Piccolo Tibet” per lo straordinario scenario.