Emilio Osteria di Mare su Viale Aventino è un indirizzo in ottima posizione a Roma appena fuori la metro Circo Massimo e a due passi a piedi dal Colosseo di fronte al palazzo della FAO. Offre sapori sinceri senza esagerare con il conto. Trovate proposte di pesce, a seconda della disponibilità, e lo chef non ha paura di abbinare vinaigrette e salse alla buona materia prima.
Alla guida della cucina c’è Emiliano Valenti. Lo chef romano, dopo aver cambiato completamente lavoro, ha frequentato il corso Professione Cuoco del Gambero Rosso con Igles Corelli e Angelo Troiani. È stato proprio Corelli a mandarlo a Verona per una stagione da Barbieri. Tornato a Roma ha lavorato al Gambero Rosso, poi tre anni presso Il Convivio Troiani. Quindi una lunga esperienza da Settembrini, alcune consulenze e l’approdo da Romeo Chef & Baker, dove coordinava le brigate dei tre locali. Due anni fa l’apertura di Emilio insieme al socio Fabio Spada, sommelier e responsabile della carta dei vini.
Le verdure arrivano dal mercato di Testaccio, da banchi che coltivano direttamente i propri terreni, oltre che da piccoli produttori selezionati. Il menu cambia ogni tre mesi e ogni secondo ha il suo contorno dedicato. Per il pescato, invece, lo chef riceve ogni sera l’elenco delle disponibilità giornaliere e costruisce la proposta in base a ciò che offre il mare.
Il ristorante è aperto sei giorni su sette (chiuso il lunedì) a pranzo e cena. I piatti ordinati alla carta hanno prezzi corretti. Il menu degustazione di Emilio Osteria di Mare costa 55 euro e comprende due antipasti, due primi, un secondo e il dolce.
Cosa abbiamo provato alla cena stampa

Il Pan brioche (10 euro, parte degli antipasti) è preparato da Emilio Osteria di Mare con farina tipo 1. L’impasto è arricchito con cipolla, Parmigiano, vinaigrette, succo di limone e acciughe. Il pane tagliato e passato sulla piastra è servito con alici del Cantabrico e burro alla maître d’hôtel, ossia ammorbidito e insaporito con prezzemolo tritato, succo di limone, sale e pepe. Insieme un calice di Patriarche Père & Fils Crémant de Bourgogne Brut Rosé (10 euro), 85% Pinot Nero e 15% Gamay.

L’Insalata di seppie e frutti di mare propone seppie e polpo cotti a bassa temperatura, cozze accompagnati da julienne di carote e crema di limone (16 €). Quest’ultima preparata con carote, seppie e cipolle, frullata con scorza di limone, arancia e succo di limone. Regal una piacevole freschezza al piatto.
Il Polpo rosticciato con crema di asparagi (15 euro) lessato e poi passato sulla piastra ha superficie croccante e interno morbido. È servito su una crema di asparagi con punte di asparagi saltate e rifinito con un olio verde alla clorofilla di prezzemolo.

I Bocconcini di baccalà pastellati con broccoli siciliani all’aceto (14 euro) sono un piatto gustoso. L’acidità dei broccoli siciliani bilancia la sapidità del baccalà. In abbinamento, la direttrice di sala Vanessa Croce propone il Verdicchio di Matelica Terravignata 2024 di Borgo Paglianetto (disponibile al calice a 7 euro). Acidità e freschezza compensano la sensazione di grassezza del fritto.
I piatti di Emilio Osteria di Mare

Tra i primi spiccano le Tagliatelle con cacciatora di pesce spada, datterini gialli, olive taggiasche e zucchine croccanti (18 euro). La cacciatora è preparata con aceto, vino bianco e rosmarino e, come nella ricetta tradizionale, non mancano abbondanti olive nere, che danno carattere al piatto.

Meritano un assaggio anche i Tonnarelli con polpo, pecorino e menta (16 euro). La menta potrebbe rischiare di coprire gli altri ingredienti, ma è calibrata con attenzione e accompagna il polpo senza sovrastare il pecorino. In abbinamento, Fiano di Avellino Ex Cinere Resurgo 2023 Terredora (al calice 8 euro). Vino di medio corpo e non con un’elevata acidità, scelto proprio per armonizzarsi con la sapidità del pecorino.

Il profumo della frittura di calamari (18 euro, solitamente servita con soli gamberi) fa venire l’acquolina in bocca. La panatura è preparata con farina di mais, farina di riso, maizena e fiocchi di patate. Un mix che conferisce una leggera nota dolce e che assorbe poco olio, rendendo il fritto più leggero. Da Emilio si cerca di spingere anche piatti glutee free.

Si conclude con la torta di pere, farina di mandorle e cannella, servita con crema inglese. È uno dei dolci simbolo del locale: lo chef racconta di non essere mai riuscito a toglierlo dal menu perché i clienti continuano a richiederlo.

Anche il nome Emilio Osteria di Mare ha una storia. Richiama il Ponte Emilio, il vero nome del cosiddetto Ponte Rotto. Riferito ai costruttori, Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, tribuni edili nell’anno 193 a.C. che edificarono anche la Porticus Aemilia. È, inoltre, più semplicemente un gioco tra l’inizio del nome dello chef e il finale di quello del socio Fabio. L’idea era quella di dare al locale un’identità precisa e quasi una personalità, evocando al tempo stesso la storia del quartiere.
Emilio Osteria di Mare. Viale Aventino, 40, 00153 Roma RM. Telefono: 351 308 7253. Instagram









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