Guerra dei Pizzaioli: Albus Ciarlante e la pizza filosofale

“Miei cari pizzaioli sottomessi, oggi celebriamo la nascita di una nuova era”, annunciò Albus Ciarlante. Aveva raccolto giudiziosamente i papiellus arrivati da tutte le parti della Terra di Mezzo fin alla remota isola su cui si era nascosto.
“Siamo tanti, tantissimi in questa nobile pugna che ci vede contrapposti al trio 33-33-33. Non vogliamo più tavoli ordinati con pizzaioli scelti alla come capita. Dobbiamo esserci tutti e ci vuole una grande spianata con un tempio dedicato alla sacra Margherita e al sacro Calzone. Basta con questi teatrini in una piccola arena e con questi allori dei Garantes. Siamo più di 30mila. Un esercito che può imporre la più rovinosa disfatta a chiunque voglia contrastarci”.
Mai più pizza della vergogna

Cortus annuì mentre stendeva un nuovo editto per rinfocolare le sommosse. Al 327º scritto iconoclasta aveva messo ben a fuoco le parole d’ordine. Non c’è pizza migliore di quella che non viene citata, non c’è pizzaiolo migliore di quello che non viene invitato alla Gran Cena. Insomma, la Pizza Filosofale che tramuta taralli in nuvole.
“Vergogna, vergogna e ancora vergogna. Sono vergognosi quei pizzaioli che si rallegrano di trionfi e vittorie che tali non sono”. Albus Ciarlante lanciava i suoi strali al buio giacché nella grande caverna la sola fiaccola accesa illuminava solo la sua mascella che digrignava i denti per dare enfasi alle parole che gli uscivano a getto continuo.
Cortus sullo scranno accanto prendeva appunti che avrebbe girato al Leguleius per dare ordine a quel fiume inarrestabile. “Vergogna. Dovete cessare questo abominio contra natura”, si infervorò Albus Ciarlante che prese a paccheri un incolpevole panetto.
“Sire, Maestro, esimio non ti scaldare troppo che ti va in fiamme la iugulare”, lo esortò accorato Cortus mentre metteva in ordine gli ultimi scritti.
Il nettare degli dei ad Albus Ciarlante

“Non ti preoccupare della gola infiammata. Ho io il nettare degli dei che tutto cancella”, disse il Perrellante Festante facendo tintinnare le anfore di birra. “Ho qui portato le prime scorte per brindare con i primi volenterosi. Ma quanti sono?”.
“Che si accendano tutte le fiaccole e la Gran Grotta sia illuminata a giorno per vedere in faccia tutti i volenterosi pronti alla pugna del 33-33-33! Che da oggi si Veneri il culto di Armodio e Aristogitone, coloro che ci liberarono dal tiranno!”, esclamò alzando in alto il cerino.
E luce fu.
“Aò semo in 10”. Esultò dalla 33ª fila un oscuro pizzaiolo.
La mascella di Albus Ciarlante precipitò sulle ginocchia. Sgranò gli occhi il Perrellante Festante alla vista di tale deserto. “Ma dove sono finiti i Magnifici 50?”, urlò.
“Sò all’Urbe all’Arena delle Fontane a ritirare i Premi della Massima Vergogna organizzati da Saturnale e dal suo sodale, lo Scriba”, gli fece l’oscuro pizzaiolo”.
“Bene, che ti sia reso onore per aver preso parte a questa nobile pugna per la Veritas. Presto saremo in battaglia non appena avrò rivelato l’indicibile”, fece Albus Ciarlante sgomento brandendo una delle migliaia di pale triforcute che aveva preparato.
L’indicibile di Albus Ciarlante

“Sì questo dell’indicibile lo stai dicendo dalle idi di marzo e mi pare che finiremo alle calende greche. Ora dacci questa pala in premio che ho da andare ad accendere il forno”, replicò l’oscuro pizzaiolo.
“In verità noi siamo venuti per la questione delle Multe che tu hai promesso di farci levare”, risposero due pizzaioli brandendo le richieste in sesterzi del Patronus della Cena delle Pizze.

“Calma, calma”, fece Cortus. “Ho capito perché non sono addivenuti i pizzaioli alla nostra carbonara riunione. Abbiamo dato l’indirizzo sbagliato e sono andati alla Piazza dei Re! Raggiungiamoli: è ad appena 5 giorni di navigazione da qui”.
Albus Ciarlante strappò per la rabbia l’incolpevole panetto. “Non è possibile sbagliare portone. È proprio una Vergogna”, disse mentre gli altri 7 pizzaioli volenterosi scivolavano nelle tenebre per non farsi riconoscere. Lasciando vergognosamente il cerino in mano ad Albus Ciarlante.




