Addio a Roberto “Smilzo” Citterio, fondatore di Osteria alla Grande

Milano perde un pezzo della sua anima più autentica, quella che profuma di ossobuco e canzoni popolari. Si è spento Roberto Citterio, lo storico fondatore e oste dell’Osteria alla Grande di via Forze Armate, nel quartiere di Baggio. Conosciuto da tutti come “lo Smilzo”, Citterio non era solo un ristoratore, ma il custode di una milanesità verace che sta lentamente scomparendo sotto i colpi della gentrificazione e dei locali “minimal”. La filosofia dell’osteria era quella della “Ultima roccaforte contro hamburger, cibi per vegetariani, caffè d’orzo e per chi è a dieta!”.
Il suo necrologio, dettato dalla moglie Elena e dalla figlia Maria Giulia sul Corriere del 30 gennaio recita: “Se n’è andato il fondatore dell’ultima vera osteria di Milano. Un perdente di successo”. Perché così aveva voluto Citterio che la sua famiglia annunciasse la sua morte.
Sono stato anch’io da Alla grande, in tempi non sospetti – quando uscire a cena era ancora un’occasione conviviale e non una missione gastronomica. Della prima volta ricordo un posto particolare, in cui, come in molti locali modellati sulla tradizione delle trattorie “vecchia Milano”, la figura dell’oste era un ingrediente tanto quanto i piatti della cucina. Non ricordo bene cosa ho mangiato da Roberto Citterio – sicuramente il risotto, che è comunque un must per chi vuole mangiare milanese a Milano. Una serata divertente ma il tempo passato (15 anni? venti?) non mi consente altro. Solo, il dispiacere per un altro pezzo “storico”, nonostante avesse aperto solo all’inizio di questo secolo, a cui dire addio.
Roberto Citterio e Baggio
La storia di Roberto e della sua osteria inizia nel 2001 quando Baggio era ancora percepito come un borgo a sé stante (prima l’Osteria Alla Grande si trovava in via Morimondo). Insieme alla moglie Elena (la regina della cucina) e al socio detto Sintesi, Roberto Citterio ha trasformato un locale semplice in un vero e proprio tempio della convivialità.
Il soprannome “Smilzo” era un marchio di fabbrica, quasi un paradosso per chi passava le giornate a servire piatti generosi e calorici. Roberto era il volto dell’accoglienza brusca ma sincera: niente fronzoli, molta sostanza e una regola d’oro: qui si mangia milanese e si sta insieme. Tra le pareti dell’osteria, affollate di cimeli, gagliardetti e vecchie foto, si respirava l’aria delle vecchie osterie di quartiere dove il tempo sembrava essersi fermato agli anni ’70.
La cucina della tradizione che ha reso Grande l’Osteria

L’Osteria alla Grande – tra i migliori indirizzi delle trattorie meneghine – non ha mai ceduto alle mode del momento. Il menu è sempre stato un inno alla cucina lombarda più schietta. Chi entrava da Roberto Citterio cercava i sapori della memoria, quelli che richiedono ore di cottura e materie prime scelte con cura.
Con i piatti simbolo che hanno reso celebre il locale. Il rognone e la pasta e fagioli, la vera trippa alla milanese o l’ossobuco con polenta. Oltre al risotto alla milanese e ovviamente alla cotoletta alla milanese. Un ultimo saluto con una lettera affissa alla vetrina dell’osteria recita: “Non so neanche se sanno fare la trippa lì, cucinano così così, fan da mangiare per la truppa. Non parliamo di risotto e orecchie d’elefante. Solo ‘Alla Grande’ è abbondante”.
L’eredità dello Smilzo

Messaggi che lasciano comprendere che Roberto Citterio era un uomo che sapeva unire le generazioni. Al suo tavolo potevi trovare il vecchio residente del quartiere e il giovane studente alla ricerca di un’esperienza fuori dai circuiti turistici.
Roberto ha dimostrato che per avere successo non servono luci soffuse o impiattamenti artistici, ma cuore, coerenza e un pizzico di ironia. Con lui se ne va un pezzo di storia, ma l’Osteria alla Grande resta lì, a testimoniare che Milano ha ancora voglia di essere, profondamente e orgogliosamente, se stessa.




