Uliveto Roof Garden, ristorante dove mangiare in terrazza a Roma

All’ultimo piano dell’Hotel Diana, storica struttura nei pressi di Via Cavour, il ristorante L’Uliveto Roof Garden getta uno sguardo goloso sul gusto e la bellezza del centro di Roma. L’idea nasce dall’intuizione di Caterina De Angelis, che da una pratica informale – accompagnare le visite guidate con una cena in albergo – ha sviluppato un format che lega l’ispirazione artistica e gastronomica, con il nastro setoso della tradizione.
Erede, con gli altri componenti della famiglia, del fondatore nel lontano 1939 Benedetto De Angelis, Caterina è storica dell’arte e F&B Manager e negli spazi luminosi e accoglienti dell’Uliveto Roof Garden, ha trovato un luogo ideale per conciliare queste sue passioni. Dall’arte e dall’architettura al piatto, il salto non è poi così azzardato, stante la capacità della cucina di esprimersi in modo multisensoriale ed evocativo.

In questo contesto, la cucina diventa uno strumento di traduzione più che di rappresentazione, affidato allo chef Umberto Vezzoli: piatti che provano a restituire atmosfere, suggestioni, a volte dettagli di tutta la bellezza che si respira da una terrazza di Roma.
Roma, mercati e Giappone

Quella di Umberto Vezzoli è una storia professionale fatta di luoghi, esperienze e riferimenti concreti. Dopo gli anni in Giappone tra gli anni Ottanta e Novanta – dove ha posto le sue basi – il percorso passa da Londra, Milano, Africa, Toscana e Sardegna, fino a un ritorno più stabile a Roma a partire dal 1999, con esperienze legate al fine dining e all’hotellerie internazionale, tra cui il circuito che porterà al St. Regis, fino all’Uliveto Roof Garden.
Niente ristoranti stellati all’inizio, ma un’immersione diretta nella tradizione: Trastevere, Testaccio, locali storici come Checco er Carrettiere e Felice. L’obiettivo era capire la cucina romana partendo dalla base, dai piatti e dai contesti popolari. “Quando sono arrivato a Roma non sono andato nei ristoranti stellati: sono andato a Trastevere, a capire davvero”, racconta Vezzoli.
Oggi la mappa dei riferimenti è più ampia e aggiornata. Tra i nomi del suo racconto emerge sì Roscioli, ma anche realtà meno strutturate, scoperte casualmente, dove contano esecuzione e immediatezza. “Due saltimbocca fatti bene” possono diventare un riferimento tanto quanto un ristorante prestigioso. Tra i riferimenti contemporanei c’è anche L’Osteria dell’Orologio di Marco Claroni, citato per la qualità del lavoro e la solidità tecnica, in particolare sulla trasformazione dei prodotti.
La cucina di Umberto Vezzoli

Il lavoro quotidiano sugli ingredienti passa invece dai mercati, soprattutto il Trionfale. Qui, per l’Uliveto Roof Garden, Vezzoli seleziona formaggi, verdure e prodotti specifici, come il pecorino di fossa, andando a caccia di materie prime identitarie, come un segugio. La linea è netta: “la natura va lasciata andare, non forzata”.
La costruzione dei piatti è coerente con il suo percorso, tra tecnica e contaminazione, ma senza forzature. Un esempio è il risotto alle sparagelle selvatiche, arricchito da daikon marinato al lime e anice stellato, e fragole macerate al Campari. Un piatto che unisce prodotto locale e suggestioni giapponesi mantenendo equilibrio e leggibilità.
Quanto costa L’Uliveto Roof Garden

Protagonista della serata è il menu di primavera. Si mangia alla carta, non è previsto menu degustazione. I prezzi sono in linea con il mercato, e vanno dai 18 ai 32 euro per ogni piatto. Una cena con 3 portate all’Uliveto Roof Garden dell’Hotel Diana a Roma costa in media 80 euro.
Lo stile di Vezzoli è costruito nel tempo, tra Roma e influenze internazionali, con punti fermi chiari: mercati, produttori, tecnica e rispetto della materia prima. L’esito è leggibile, non cerca lo stupore ad ogni costo, e soprattutto punta all’equilibrio: il racconto iniziato altrove si chiude, semplicemente, a tavola.
Uliveto Roof Garden, cosa abbiamo mangiato all’invito stampa

Ad accompagnare i piatti dell’Uliveto Roof Garden, il rosato La Via delle Rose di Riserva della Cascina, azienda biologica nel parco dell’Appia Antica. Sangiovese 100% vinificato in bianco, prende ispirazione dal Fundus Rosarius, il roseto che in epoca romana sorgeva lì dove oggi sono i vigneti. Fresco, con lieve astringenza e buona acidità, si muove sul profilo dei frutti di bosco croccanti e fiori freschi, il sorso di buona lunghezza si abbina bene con piatti non troppo strutturati, sia di terra che di mare.

La degustazione si apre con una visione pastorale tra mare e campagna: la capasanta spadellata accompagnata da crema di spinaci e cipolla confit. Nel complesso il piatto è saporito, forse fin troppo per un’amuse-bouche, che dovrebbe introdurre con maggiore leggerezza. La presenza dell’aglio nella crema è marcata e tende a dominare sulla delicatezza del mollusco, più campagna che mare, in questo caso.
L’Uliveto Roof Garden comincia da tre

Più convincente l’antipasto in tre atti, costruito con intelligenza e varietà, tra barocco e minimalismo. Il tataki di tonno, servito con pane al curry e una dadolata di sedano e finocchio marinati, funziona per freschezza e dinamica dei contrasti. Interessante anche la tartare di manzo (razza Marango), arricchita da tartufo e salsa teriyaki, che conferma il dialogo tra suggestioni orientali e prodotto italiano. Chiude il tris un bicchierino di uovo alla carbonara, da sorbire con la cannuccia: un’idea ludica che gioca sulla memoria del piatto tradizionale in chiave destrutturata.

Tra i primi all’Uliveto Roof Garden spicca lo spaghetto T.V.B. 2004, che accosta vongole e tartufo. Un abbinamento eclettico ma ben risolto, dove la componente marina e quella terrosa trovano un punto d’incontro equilibrato, senza sovrapporsi.

Il secondo piatto punta sulla solidità e insieme leggerezza della pietra cesellata. La rana pescatrice al rosmarino e zenzero è servita su una lavorazione articolata di pastinaca – cotta in parte al forno a convezione, in parte a vapore e poi ripassata in padella – con l’aggiunta di cappero e un velo di bisque. Un piatto complesso, ben costruito, dove si ritrova la cifra dello chef nella stratificazione e nella calibrazione delle componenti aromatiche.
La chiusura del cerchio

Chiusura neoclassica per l’Uliveto Roof Garden, con una rilettura del romanissimo ricotta e visciole. Servita al bicchiere, con ricotta sifonata gelée di visciole e crumble al cacao a dare struttura e croccantezza. Un dessert coerente con il percorso, che alleggerisce la tradizione mantenendone il riferimento riconoscibile.

E dal 23 aprile prossimo, l’Uliveto Roof Garden si trasforma nel Teatro del Gusto. Andranno ‘in scena’ gli ingredienti iconici della tradizione laziale attraverso cene a tema, che esalteranno di volta in volta prodotti e produttori. Tra questi, l’olio extravergine IGP Roma del Consorzio La Finezza, i formaggi del Caseificio Maceroni, il guanciale del Salumificio Sano di Accumoli, e il pane di Le Faeta di Arpino.
L’Uliveto Roof Garden. Via Principe Amedeo, 4, 00184 Roma RM. Telefono: 06 478681. Instagram





