Ciak&Gnam. Caffè e torta di mele nel Carnage di Polanski

Quattro personaggi molto perbene, molto borghesi, molto civili (all’apparenza) fissano lo schermo di un computer: sono i genitori di due ragazzini coinvolti in una rissa.

Uno dei due adolescenti ha colpito il compagno con il ramo di un albero e lo ha temporaneamente sfigurato. Il papà e la mamma del ragazzo ferito (John C. Reilly e Jodie Foster), con grande fair play e nonchalance ostentata, accolgono in casa loro i genitori del “cattivo” (Christoph Waltz e Kate Winslet).
Si apre così “The God of Carnage”, il Dio della carneficina, l’ultimo straordinario film di Polanski tratto dall’omonima pièce teatrale della drammaturga francese Yasmina Reza. Al centro della stanza e della storia una torta di mele. E una bottiglia di Scotch.

Ma torniamo alla scena iniziale. I quattro stanno concordando un asciutto resoconto dell’accaduto, da consegnare all’assicurazione sanitaria. La tensione però si taglia col coltello, fin da quando Waltz, un importante avvocato al servizio di Big Pharma, suggerisce una modifica al testo, smussando un’espressione, secondo lui, troppo diretta.

Una firma sul foglio, un saluto, i convenevoli sul pianerottolo … ma sappiamo che non potrà finire qui. “Non vi abbiamo offerto neanche un caffè”, è la frase stereotipata che Jodie Foster recita, tra un sorriso e i denti stretti.

Le due coppie si detestano, ed è chiaro fin dalle prime scene che nella migliore delle ipotesi si sentono totalmente indifferenti: e questo non dipende dall’incidente dei due figli, che non è niente più che il pretesto per scarnificare il vero essere dei protagonisti.

Il caffè. Il rituale delle nostre tribù urbane prevede che il padrone di casa un caffè lo debba offrire, anche se gli stai cordialmente antipatico, anche se non vede l’ora che tu ti tolga dai piedi. E anche se uno non vede l’ora di andarsene, il rituale esclude, salvo casi eccezionali, il rifiuto. Fa parte della “Règle du jeu” o del “Fascino discreto della borghesia”, per citare altri due maestri.

E da questo momento, da questo caffè bevuto di malavoglia insieme, sforzandosi di parlare del più e del meno, il film inizia la sua corsa in crescendo. La tensione monta sempre di più e ogni possibile antagonismo viene messo in scena all’interno del quartetto: coppia contro coppia, maschi contro femmine, mariti contro mogli.

E dal caffè, sempre sul filo del rasoio del litigio che è pronto a travolgere tutto, ma non si decide a scoppiare, come un temporale riottoso, fa la sua entrata in scena una torta di mele e pere (una specie di crumble) ipocritamente apprezzata, ma in realtà schifata, e persino vomitata.

Ma il vero detonatore, quello che alla fine spezzerà i freni inibitori di tutti, permettendo a ognuno di sputare in faccia all’altro invettive e frustrazioni, è una bottiglia di whisky. Un whisky di quello buono, invecchiato 18 anni, che si tira fuori solo per le occasioni speciali.
E non è forse un’occasione speciale un tranquillo massacro tra due coppie, lo sputarsi in faccia ciò che non si ha mai il coraggio di dire?
Oramai è il Dio della carneficina che governa i personaggi. E’ il massimo burattinaio. Lo evoca il più cinico e lucido tra loro, l’avvocato interpretato da Christoph Waltz, il nazista poliglotta di “Bastardi senza gloria”.

Alla fine, si è reduci dalla visione del film affascinati dalla straordinaria prova di recitazione dei quattro attori, ma anche un po’ turbati.
Perché, diciamolo, tante volte ci siamo trovati anche noi nei panni di quei personaggi. Quante volte – magari proprio a casa dei genitori di un compagno di scuola dei figli – abbiamo finto che quell’orrendo prosecchino fosse buono? Quante volte abbiamo finto di provare interesse per la professione dello sconosciuto di turno?
In fondo “Carnage” ci ricorda tutti quei momenti in cui le convenzioni della nostra tribù ci costringono a mangiare cibi che non ci piacciono, con persone sgradevoli e in contesti da cui vorremmo fuggire.
Anche se a me (e a voi dieci lettori, scommetto) capita per fortuna sempre più di rado, frequentando soprattutto gastromaniaci!

[Foto: filmofilia.com]



3 commenti su “Ciak&Gnam. Caffè e torta di mele nel Carnage di Polanski

  1. Mah, mica lo so se condivido tutto questo entusiasmo… La torta di mele/pere sembra pessima come il caffè in cialde e il wiskhy di 18 anni (mica un samaroli) sa tutto di piccolo borghese e di tragedia da due lire. Sono uscito con il rimpianto di non averlo visto a teatro, li si che avrei apprezzato la prova d’attore (sangue e sudore)
    Per il resto c’è molta più carneficina in una pagina di Barney o in una inquadratura dei Dardenne, persino nell’hitchcockiano nodo alla gola… Insomma un buon film ma molto composto, educato per le ambizioni e il titolo! :D

  2. e infatti la torta fa schifo
    il whisky, dice un mio amico, è un Bruichladdich
    io che sono un vecchio “cinofilo” l’ho visto in originale e la prova degli attori è straordinaria

    al teatro, in Italia, il cast era Silvio Orlando, Anna Bonaiuto, Alessio Boni e Michela Cescon

    … tutto sommato preferisco questi quattro

  3. Christoph Waltz fa anche il bis della torta di mele con quell’atteggiamento da consumatore veloce anti-gourmand.
    Personaggio caratterizzato benissimo che “ottimizza” i fastidiosi tempi extra-lavoro (nutrursi, figli, moglie) all’interno del suo unico interesse: il lavoro.
    Bell’articolo.

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