DI Luca Formenti - CANALE Scatti di cibo -
martedì, 10 luglio 2012 | ore 12:24
Sapevo che prima o poi avrei dovuto parlare di Grom. Si è detto di tutto e di più di questo marchio, quindi non cercherò di fomentare ulteriori ed inutili discussioni sulla sua artigianalità, sull’azienda biologica Mura Mura e via discorrendo, ma porterò a voi, semmai vi interessi, la testimonianza dell’ennesima prova di questo gelato di cui si fa un gran parlare.
Ammetto di esser stato, per un certo periodo, un cliente affezionato di questa catena, ossia da quando aprì questo punto vendita di Via Santa Margherita, al quale poi ne seguirono numerosi, poi per un motivo o per l’altro – qualche assaggio più interessante, costi mediamente alti, code infinite, porzioni scarse – ho preferito allontanarmi.
Torno qui a distanza di molti mesi, l’ultima volta (in realtà la terzultima, ho sperato in una ripresa nel breve periodo) scrissi una lamentela alla direzione per un motivo molto semplice, le qualità di gelato e servizio stavano
crollando e volevo offrire loro il mio appassionato parere.
Fu Federico Grom in persona a rispondermi con molto garbo, mettendosi a completa disposizione di un cliente come tanti altri, quindi prezioso, ed è per questo e per altri motivi (una comunicazione accattivante e un promoter capace come Martinetti) che ho sempre visto Grom come un marchio simpatico e al quale ho sempre augurato buona fortuna.
Ma veniamo al sodo. Come potete vedere niente coda, motivo? Erano le 12.20, quindi non fa testo. I prezzi sono gli stessi da diversi anni: 2,50 euro per il cono piccolo, 3 euro per il medio e 3,50 euro per il grande, panna 0,50 euro e biscotto Meliga 0,30 euro, al kg il gelato costa 24 euro.

Ho provato il gusto del mese ossia fiordilatte con amarene e granella di cioccolato fondente, poi fiordilatte e menta e crema di grom con paste di meliga di Battifoglio e granella di cioccolato fondente su un cono medio.
Ho trovato il gelato come l’ho lasciato, estremamente scioglievole, con scarsa struttura. Peccato perché il gusto del mese e la crema di Grom offrono un buon equilibrio di ingredienti. Arranca invece il latte&menta che ricorda più uno sciroppo di menta che un infuso fresco di menta provato in altre gelaterie milanesi, in una seconda prova ho apprezzato l’acidità dello yogurt e del lampone.
L’idea che mi sono fatto di Grom non è cambiata, è un buon indirizzo per chi si trova in gita in una città sconosciuta (anche perché ormai si trova ovunque), ovvero quando non si ha tempo di vagare alla ricerca del miglior prodotto, ma per chi ha modo di scegliere…
PS. Curioso che Grom e LatoG abbiano le porte accanto l’una all’altra. Indovinate un po’ dove va il flusso dei rabdomanti del gelato
Percorso consigliato: Gelato a Milano.
Comunque su una cosa siamo tutti d’accordo. Grom non è un gelato artigianale. e neanche una gelateria artigianale.
Il marketing non può tutto, ma una bella botta la dà!
A me da quando sono stati sondaggiati per il parlamento il marchio piace di meno. A Roma potrebbero non far pagare la panna e avviare la campagna elettorale
Concordo, direi, abbastanza, più o meno… circa. (Voi direte – e allora? Beh, niente… ma mi piace dirlo.)
Considerazioni. Cos’è l’artigianalità, innanzitutto: chiunque può mettere o meno il marchio artigianle sulla porta, basta avere una macchina per il gelato, mi sa… Grom è sicuramente semi-artigianale, pre-industriale, metà e metà e metà? Questo non cambia il fatto che in un’ipotetica se non classifica quantomeno mappa orientativa si collochi secondo me su posizioni medio-alte, secondo i gusti a volte più medie, a volte più alte.
E non potendo vagare più di tanto, o mangiare dieci gelati per trovare quello buono, può andare, anzi, va sicuramente più che bene.
Per dire: il gelato di lato, a me non piace proprio…