Dove mangiare a Roma in 36 ore. Lo dice il New York Times

Trapizzino Stefano Callegari

36 ore. Per quelli più anziani come me che hanno fatto la leva, “il 36 ore” era il permesso che ti consentiva di trascorrere il fine settimana lontano dalla caserma con partenza venerdì e rientro domenica. Il che per me equivaleva a dedicarmi alle mie due passioni: cibo e motocicletta, ovvero andare in moto da qualche parte a mangiare qualcosa di buono.

Rachel Donadio ha proposto sul New York Times una 36 a Roma con le cose da fare. E ovviamente c’è molto cibo. Ecco cosa suggerisce dopo aver premesso che Roma è una città che sonnecchia e cambia lentamente anche se ultimamente c’è qualche segnale di effervescenza come testimonia la recente apertura del Maxxi, il Museo delle Arti del XXI secolo. Oltre alla considerazione che ci sono giovani chef che stanno sperimentando ricette con ingredienti locali alla ricerca di nuovi sapori.

VENERDI’

Ore 16. Dal Maxxi disegnato dall’archistar Zaha Hadid partono le 36 ore romane. Il fascino per le curve e per la collezione permanente che include le opere di Francesco Clemente cattura gli ospiti. Arte, ma niente gastronomia tra le mura in cui la società Relais le Jardin di Roberto Ottaviani ha vinto il bando di gestione del bar, del catering e del ristorante (i maligni dicono per parentela con Gianni Letta di cui è genero).

Ore 19. Meglio abbandonare il Maxxi in favore di un altro spazio dell’architettura contemporanea: l’Auditorio che Renzo Piano ha disegnato pensando a tre coleotteri. Si va al ReD peri bere un “architectural aperitivo”.

Ore 20,30. Pasta nouvelle (nouvelle nel senso di nouvelle cuisine?). Per un cambiamento rispetto ai soli spaghetti all’amatriciana che dominano i menu romani, basta andare nel quartiere residenziale di Prati dove c’è Settembrini un nuovo ristorante chic che usa ingredienti classici in modo nuovo. Triglie su un letto di lattuga (16 euro), un tenero coniglio o un risotto con gli ingredienti destrutturati della Parmigiana (14 euro). Ambientazione minimalista ma calda e tavoli all’esterno senza rinunce alla comodità.

Ore 23. Il piacere dell’ottobrina romana è tale che si passa alle gelaterie, sempre in zona Prati: Gelateria dei Gracchi o Settimo Gelo, due delle migliori gelateria della città che trabocca di locali del genere. Ai Gracchi la nocciola e la frutta sembrano appena colte.

SABATO

Ore 10. Per riposarsi Rachel Donadio suggerisce il Cimitero Protestante dove giace John Keats.

Ore 14. Cibo buono, servizio amichevole e prezzi contenuti (e vista senza prezzo sulla Colonna di Traiano): è l’Enoteca Provincia Romana, aperta a aprile dalla Provincia di Roma guidata da Luca Nicola Zingaretti per promuovere i vini e i prodotti locali. Per il quotidiano americano carni e formaggi sono eccellenti al pari delle insalate. Sedetevi e godetevi la vista o prendete un delizioso panino con melanzana grigliata e con mozzarella fresca e basilico (a 3,5 €) per un picnic nel vicino Foro Romano.

Ore 16. Per una dose di neo-realismo, il consiglio è una passeggiata a San Lorenzo, ex quartiere della working-class vicino alla stazione Termini, vivace con i suoi negozi chic e laboratori artigianali.

Ore 20,30. Si mangia e il New York Times scrive di una manciata di ristoranti specializzati in quella che gli Italiani chiamano cucina creativa. Uno dei più nuovi è il Pastificio San Lorenzo, ristorante e wine bar esclusivo ma informale che ha aperto nell’ex pastificio Cerere a due passi dal Piazzale del Verano. Tra i piatti segnalati un uovo croccante in una delicata salsa Mornay (10 euro), tonno grigliato con salsa di yogurt (20 euro) e maialino da latte (18 euro).

Ore 23. La notte a Roma non è completa per Rachel Donadio senza una fermata nella vivacissima Trastevere. Bar cool sono ilFreni e Frizioni, dove si può bere un drink gettando uno sguardo verso il Tevere, e il Ma Che Siete Venuti a Fa per la birra d’ordinanza. Restando a San Lorenzo, c’è Aurunci 42 il bar friendly a Piazza dell’Immacolata.

DOMENICA

Ore 11. Dalla Galleria Borghese a Palazzo Massimo Roma è piena di musei e negozi. Consigliata una visita alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini per dare uno sguardo al Giuditta e Oloferne di Caravaggio.

Ore 13. L’anno scorso due giovani chef ambiziosi, Stefano Callegari e Gabriele Gatti hanno aperto a Testaccio la Pizzeria 00100, famosa per i trapizzini che vengono descritti come  pezzi triangolari di pizza bianca spessa farcita con morbide polpette e trippa (da 3 euro). Ecco il brunch della domenica in salsa romana.

Ore 14. La gita si conclude con un altro momento di relax all’Aventino per raggiungere Piazza dei Cavalieri di Malta e guardare il cupolone di San Pietro dalla serratura che i romani chiamano “Il buco di Roma”.

Quindi ReD, Settembrini, Gelateria dei Gracchi o Settimo Gelo, Enoteca Provincia Romana, Pastificio San Lorenzo, Freni e Frizioni, Ma che siete venuti a fa, Aurunci 42, pizzeria 00100. E’ giusta la fotografia della Roma gastronomica più trendy?

[Fonte: New York Times]

9 Commenti

  1. Guarda, tra l’elenco fatto dal giornale non andrei solo da Freni e Frizioni.
    Gli altri ci possono stare ma, chiaramente, non chiudono il cerchio sulla parte trendy della ristorazione romana

  2. Trendy? Mah, a me sembra una lista quasi a casaccio. Certo, l’impronta è chiaramente modaiola e fighetta, e quindi non ci si può aspettare molto. Viene poi del tutto cassata la grande ristorazione romana, sia essa il facile Roscioli (facile per come è strutturato, dico, sennò Pierluigi s’incacchia!) o il paludato Beck.
    Però.. mah, non capsico. O, meglio, concluderei che di giri di 36 ore per Roma ne pui fare di meglio e per 10 volte.

  3. @Alberto criticare è facile e trovo banale citare Roscioli o la Pergola come alternative.
    NYT secondo me ha fatto una selezione valida e non banale, sia per il mangiare che per le cose da vedere. Lode per 00100!

    Almeno per i locali citati che conosco (non tutti!) non mi sembrano tanto “trendy” ma adatti a turisti che vogliono scoprire la “vera” Roma in un weekend.
    Me la salvo e la tengo pronta per amici stranieri che mi chiedono consigli…magari con qualche aggiunta come fatamorgana per il gelato e antico arco per la cena…

  4. ha risposto a ilLupo: Il “36 hours” si usava per le città americane dove le persone potevano capitare di passaggio (St. Louis, Kansas City). La compressione di un tour (tra l’altro non solo gastronomico) in 36 ore per una città grande e dai molteplici aspetti come Roma è obiettivamente difficile. Il trendy può essere considerato qualcosa in più di “dove vanno tutti perché fa status”? Poi trovi fila da Roscioli per la pizza con la mortazza, hai da prenotare nel ristorante più gastro-design di Roma, non puoi mangiare gli gnocchi alla Sora Lella nel bistrot romano, vuoi saltare le bontà di Marcucci, farti una fetta di pizza con foie gras prima di andare ai Musei Vaticani e…. Anche Eddie Murphy e Nick Nolte avevano avuto 48 ore 🙂

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui