DOP. Vastedda siciliana e carne di renna essiccata le new entry

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asparago

Eravamo rimasti all’asparago di Badoere, l’ultimo prodotto, in ordine di tempo, ad entrare nella lista dei marchi Dop, Igp e Stg in Europa. Da allora il riconoscimento era toccato anche ad un pecorino della Slovacchia, l’Ovčí Salašnícky údený Syr, prodotto con latte fresco di pecora allevata in montagna e preparato direttamente nelle capanne dei pastori. Al  pecorino slovacco è andato infatti il riconoscimento di Specialità Tradizionale Garantita, un marchio conferito a prodotti realizzati con sistemi di produzione o ingredienti tradizionali ma non legati ad uno specifico territorio.

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Ora la lista delle eccellenze agro-alimentari europee si arricchisce di altre due specialità e, tra le new entry, c’è nuovamente un prodotto italiano, il formaggio Vastedda della Valle del Belice, un pecorino a pasta filata (l’unico) la cui zona di produzione si estende ad alcuni comuni della provincia di Trapani, Agrigento e Palermo.

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Il formaggio, dalla caratteristica forma leggermente convessa, dalla superficie liscia e compatta e dalla pasta bianca e non granulosa, è stato gratificato proprio in questi giorni del riconoscimento Dop, riservato ai prodotti per i quali l’intera filiera (materie prime e processi di trasformazione) è legata ad un territorio ben delimitato. Analogo riconoscimento è toccato al Lapin Poron Kuivaliha, una carne di renna essiccata prodotta in Finlandia, di gusto salato e con un tasso proteico particolarmente elevato.

L’Italia sale quindi a quota 216, tra Dop (134), Igp (80) e Stg (2), su un totale di 969 riconoscimenti europei. Un settore, quello delle eccellenze enogastronomiche certificate, in cui l’Italia, secondo un’indagine Ismea presentata al Salone del Gusto, registra tassi di crescita doppi rispetto alla media europea (+15,4% contro +7,4%). Aumenta perciò il distacco rispetto alla Francia, ferma a 176 produzioni a marchio Dop, Igp e Stg e alla Spagna (143). In Italia il primato della regione più gratificata è il Veneto con 34 certificazioni, seguita da Emilia-Romagna(32), Lombardia (22), Sicilia e Toscana (21), Campania e Lazio (20).

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Con il Vastedda della Valle del Belice diventano 40 i formaggi italiani certificati, un dato che conferma anche il primato dell’Italia in Europa nel settore lattiero-caseario. Prodotto con latte di pecore di razza autoctona, l’ultimo arrivato tra le specialità europee prende il nome, secondo Slow Food, dalla pratica antica di rilavorare i pecorini difettosi (“vasta” in dialetto siciliano significa guasta) filandoli ad alta temperatura (ma “vastedda” vuol dire anche pagnotta cui questo formaggio assomiglia nella forma).

Per chi vorrà assaggiarlo l’approvvigionamento non si preannuncia però agevole. Il Vastedda è prodotto infatti con latte disponibile in quantità limitata da una manciata di casari e deve essere consumato freschissimo.

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