Solo 4 mercati rionali su 10 sono in regola con l’etichettatura

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Rassicuranti, profumati, festosi e qualche volta economici. E’ il ritratto, un tantino oleografico, dei mercati di quartiere. Dove si va (anche) per sfuggire l’asettica location della Grande Distribuzione Organizzata. Eppure non è tutto oro quello che luccica. Secondo l’ultimo Rapporto sull’etichettatura dei prodotti ortofrutticoli e ittici nei mercati rionali, presentato dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ed effettuato nel mese di novembre su 450 banchi di otto regioni d’Italia, i banchi d’ortofrutta e pesce italiani non prendono la sufficienza in materia di rispetto delle normative sull’etichettatura.

L’insufficienza è grave soprattutto nell’indicazione della provenienza, visto che solo 4 banchi su 10 sono in regola e il dato è in calo rispetto al monitoraggio dell’anno scorso. Nel caso dell’ortofrutta solo il 26% dei banchi monitorati rispetta la legge (8% in meno dell’anno scorso) mentre per i prodotti ittici è stato trovato a norma solo il 34% dei banchi (- 3% rispetto al 2009).

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Non in tutte le regioni i comportamenti sono stati così poco virtuosi. La Lombardia, per esempio, se l’è cavata con un bel 7,1% di banchi in regola (in Liguria l’80% di quelli del pesce) contro solo l’1% dell’ortofrutta a norma in Calabria.

L’informazione più presente in etichetta è il prezzo (83% per l’ortofrutta e l’80% per il pesce) mentre va molto peggio per l’indicazione della provenienza di frutta, verdura e pesce e per il metodo di produzione per i prodotti ittici (solo il 43%). “Non si può definire una vittoria l’obbligo per legge di indicare la provenienza di un cibo se poi non si rispetta”, ha commentato Silvia Biasotto del MDC.

Quello del rispetto delle norme sull’etichettatura è un punto centrale nella lotta contro la contraffazione alimentare e la corretta individuazione della provenienza di un prodotto un passaggio fondamentale nella tutela della tracciabilità, non solo nel settore dell’ortofrutta fresca.

Un passaggio con mille falle come dimostrano anche i risultati degli oltre 700 mila controlli delle Forze dell’Ordine effettuati solo nel 2009 dai quali, come racconta il Rapporto Italia a Tavola 2010, presentato da MDC e Legambiente, emerge il quadro desolante di infrazioni perpetrate ripetutamente a danno dei consumatori: 41 milioni di chili di prodotti fermati prima di arrivare sulle nostre tavole, per un valore di oltre 145 milioni di euro e un totale di 86 mila infrazioni.

Da questo focus sul rispetto delle normative a tutela della sicurezza alimentare emerge  il profilo allarmante di un mercato angustiato da ogni genere di frodi, spesso accompagnate, guarda caso, da un’attività di “stacca-attacca” di etichette su diversi generi alimentari. Finti S. Marzano falsamente etichettati, pesce scaduto ma riesumato con etichette nuove di zecca, formaggio a pasta filata prodotto da un’azienda tedesca ma spacciata per mozzarella in etichetta.

Foto: comune.sanmaurotorinese.to.it, naturamediterraneo.com, commons.wikimedia.org

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