Anno Nuovo, sacchetti di plastica addio. Ma si possono smaltire le scorteTempo di lettura: 4 min

Ci siamo. Con l’anno nuovo parte la messa al bando dei sacchetti di plastica della spesa. Alla cassa, se non avremo provveduto con un eco-shopper riutilizzabile (già fioriscono le offerte commerciali) o con il vecchio carrello, troveremo buste prodotte con fonti rinnovabili, interamente biodegradabili e compostabili. I supermercati avranno tempo fino al 30 aprile per finire le scorte (che dovranno essere distribuite gratis), i negozi fino al 31 dicembre 2011 mentre il cliente potrà riutilizzare una busta di plastica portata da casa.

Così stabilisce il Decresto Milleproroghe, approvato il 23 dicembre. Così ha ribadito il ministro Stefania Prestigiacomo che si è opposta, si legge in un comunicato del Ministero dell’Ambiente, “all’introduzione dell’ennesima proroga”. Già la Finanziaria del 2007, in recepimento di una normativa comunitaria, prevedeva infatti la messa al bando dei sacchetti di plastica ma l’applicazione della norma era stata rimandata più volte.

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Ora è proprio con un decreto che proroga diverse scadenze, come la regolarizzazione degli immobili sconosciuti al Catasto e la sospensione delle tasse per gli alluvionati del Veneto, che l’ultimo tentativo di rimandare la messa al bando delle buste di plastica viene rispedito al mittente. Rendendo definitivo lo stop ad una pratica che ci vede “leader” in Europa con 400 buste consumate a testa ogni anno, per un totale di 300 mila tonnellate di sacchetti da smaltire, l’equivalente, secondo Legambiente, di 430 mila tonnellate di petrolio (necessario  a produrre il polietilene), con conseguente emissione in atmosfera di circa 200 mila tonnellate di anidride carbonica. Ben al di sopra, fa notare Coldiretti, della media europea di 13 miliardi di buste utilizzate in un anno (15 miliardi in Italia, 13 miliardi in Francia, 10 miliardi in Inghilterra).

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Una misura attesa (secondo un sondaggio di Legambiente il 73% degli Italiani si dice intenzionato a utilizzare le sportine riutilizzabili) per dire basta ad una delle pratiche quotidiane più dannose per l’ambiente: pochi minuti di comfort, tanto è il tempo di utilizzo di una busta monouso, a fronte di centinaia di anni necessari al suo smaltimento. Una misura già adottata in diverse nazioni africane (Tanzania, Ruanda, Eritrea, Somalia e, in misura parziale, anche in Sudafrica, Kenya e Uganda), sperimentata in Australia già un decennio fa, attuata nel 2002 in Bangladesh (dove le buste di plastica sono state considerate responsabili delle inondazioni che hanno colpito il paese alla fine degli anni Ottanta), introdotta in Bhutan nel 2007, in Inghilterra e in Francia nel 2010 (nella Regione autonoma della Corsica già nel 1999), in alcuni Stati indiani nel 2003, a San Francisco nel 2007. Altrove (Irlanda, Scozia, Svizzera, Belgio e Danimarca) l’obiettivo di ridurre il consumo di sacchetti di plastica monouso è stato ottenuto applicando una sovrattassa (non in Italia, dove la busta biodegradabile costa due-quattro volte più di quella di plastica).

Tra i vantaggi dell’utilizzo della busta biodegradabile, oltre alla facilità di smaltimento e al mancato impatto sull’ambiente legato alla produzione di buste di polietilene, c’è anche la salvaguardia della biodiversità. Le bio-plastiche utilizzate vengono prodotte soprattutto con mais e girasole, coltivazioni caratterizzate da un consumo modesto di acqua e di insetticidi inferiore ad altre colture.

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Ma se alcuni Comuni hanno già provveduto con ordinanze ad hoc ed altri erano scesi in campo già da tempo promuovendo l’uso della borsa riutilizzabile, non tutti sono pronti al passaggio epocale. Insorge Federdistribuzione, l’organizzazione che raggruppa la maggioranza delle aziende della Grande Distribuzione: “Condividiamo gli obiettivi di tutela ambientale che ispirano l’abolizione dei sacchetti di plastica ma la politica deve metterci a disposizione regole e strumenti per operare al meglio senza che scelte pur corrette finiscano per penalizzare ancora una volta consumatori o imprese”.

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“C’è il rischio di manovre speculative con conseguente aumento dei prezzi delle buste biodegradabili”, avverte Federdistribuzione e inoltre “mancano i decreti attuativi” che regolamentino nel dettaglio le questioni legate all’applicazione della legge come il campo di attuazione della norma (riguarda tutti i sacchetti utilizzati per il confezionamento e l’asporto o solo quelli per mettere la spesa?) o la sanzione da comminare ai supermercati che non dovessero adeguarsi.

L’applicazione della norma  “costringerà i consumatori, che spesso riusano le buste di plastica per contenere l’immondizia, ad acquistare sacchetti monouso per la spazzatura”, avverte Unionplast, l’Associazione di Confindustria che riunisce  i produttori di manufatti in plastica (800 milioni il fatturato complessivo degli shopper consumati in Italia). Ma tutti questi distinguo non convincono gli ambientalisti: “Hanno avuto tutto il tempo di organizzarsi”, taglia corto Francesco Ferrante, direttore di Legambiente.

Appuntamento alla cassa del supermercato, allora, con l’arrivo del nuovo anno, per vedere finalmente le piccole buste di amido di mais uscire dall’oscurità del sotto-cassa. “Tanto c’è la proroga!”, aveva sentenziato, qualche giorno fa, un cassiere aziendalista, più realista del re.

Si sbagliava solo in parte. La mini-proroga c’è. Ma è davvero l’ultima.

[Fonte: legambiente.it, il fattoquotidiano.it, Reuters, reusablebags.com, greenmanagement.org, ilsole24ore.com]

Foto: Wwf, ralph-dte.eu, greenme.it, kitchenstuffplus.com, rifipack.com, targatocn.it

4 Commenti

  1. Era ora! Al supermercato vicino a casa mia regalano in questi gg delle fantastiche shopper in cotone… Tres chic!
    Ciao A

  2. E nessuna scorta di buste di plastica da smaltire? Complimenti! Questo provvedimento mi piace perché segnala che con il cambio data nulla cambia. Un classico provvedimento all’italiana in cui si vieta ma un pochettino, a rate, con calma, con proroga o deroga (ovviamente parziale e a tempo differito).
    Ma lo sappiamo: meglio di niente, è un passo in avanti. Lo stesso che facciamo, che so, quando alziamo, per legge, il tenore di arsenico nell’acqua potabile!
    Ma sai quante scorte ci sono di sacchetti di plastica? Uhhhhhhhh

  3. Già, funziona così. E’ successo con l’arsenico nell’acqua, è successo con il benzo(a)pirene, un idrocarburo cancerogeno presente nell’aria di molte città industriali. Il 13 agosto scorso, quando stavano tutti al mare, silenziosamente il Governo ha approvato un decreto legislativo con il quale ha posticipato dal 1° gennaio 1999 al 31 dicembre del 2012 il termine per ridurre la sua presenza nell’aria sotto la soglia di un nanogrammo per metro cubo. 🙁

  4. In effetti, visto che le buste biodegradabili sono in genere più piccole e poco resistenti per la spazzatura, c’è il rischio che aumenti il consumo di sacchi della spazzatura in plastica. Ora bisognerebbe bandire anche quelli!

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