Shopping. Peck passa di mano (a Joselito grazie a Luca Monica?)

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Dici grande gastronomia a Milano e a chi pensi? Ovvio, a Peck e alle sue grandi vetrine che hanno rischiarato la gioia della Milano che mangia (bene e beve anche, ovvio). Dal 1883, recita in apertura la home page del sito. E ora il tempio della gastronomia passa di mano. E’ stato acquistato, si mormora, per la cifra di 32 milioni di euro che sono pur sempre una bella sommetta. Anche se qui non parliamo proprio di una salumeria qualsivoglia.

Peck nell’immaginario collettivo è il tempio della gastronomia dove assaggiare qualcosa di speciale che diventa ancora più speciale anche se in teoria sarebbe acquistabile da un’altra parte. Gioie (poche) e dolori (tanti) per i rappresentanti di aziende alimentari che hanno cercato di varcare la soglia di quel tempio e accasarsi tra i banconi che sono la meta di quanti vorrebbero vedersi riconosciuta la certificazione di eccellenza per un mercato nobile e importante. Dagli insaccati alla mozzarella di bufala schiere di estimatori, professionisti del settore e venditori in cerca del colpaccio hanno fatto lo struscio tra i banchi.

Ma chi ha comprato Peck? Tre le ipotesi.

  1. La più accreditata, e anche quella cui guardano con maggiore speranza i gourmet, è che gli euro sul tavolo li abbia messi Joselito in partnership, si diceva, con Longino&Cardenal. Un’indiscrezione dovuta alla presenza di Luca Monica, ex Direttore Commerciale dell’azienda che si occupa di Cibi Rari e Preziosi, che in realtà è stato mentore dell’operazione ma con con un fondo di investimento. Rumor smentito dalla Longino&Cardenal che nega l’interesse anche alla costruzione di una rete di vendita o di un canale aperto ai consumatori finali senza escludere tra 10 anni uno sbarco a New York.
  2. Un industriale brianzolo che avrebbe deciso di diversificare la sua attività del settore dell’arredamento passando dall’altra parte dei fornelli e invece di costruirli solo avrebbe pensato anche di utilizzarli.
  3. Il solito magnate russo colpito su via Spadari da un’importantissima bottiglia di Dom Pérignon di annata introvabile. Ipotesi che in molti si sentirebbero di scartare poiché la miracolosa bottiglia non aveva compagne essendo rimasta l’ultima.

Sia come sia, qualcuno ha messo una bandiera su uno dei punti vendita più importanti di Italia e si potrebbe scommettere che sarà solo il primo passo poiché il marchio Peck è conosciutissimo anche oltre il Po come testimonia il tentativo a metà degli anni ’80 di una clonazione non autorizzata a Roma. Chissà se sarà l’inizio di una nuova appassionante sfida del buon gusto.

6 Commenti

  1. inutile il cavolo! La notizia è una bomab, non solo perchè Peck è il tempio della gastronomia italiana e un pezzo di storia, ma soprattutto perchè la cifra sembra da capogiro!
    ciao A

  2. A me dispiace molto. E’ un pezzo di tradizione che in qualche modo scompare. Mi piaceva la famiglia che gestiva Peck. Mi lasciano sempre un po’ di amarezza certe scelte. D’altra parte però la mia idea romantica poco s’attaglia al concetto di business. Quindi sono certamente io fuori dal pentagramma.

  3. ha risposto a Vincenzo Pagano: Quella del magnate russo per me è una boiata…la bottiglia di Dom di annata pazzesca era l’ultima e l’ha bevuta Black Mamba. Ora però non andate a dire in giro che Black Mamba ha comprato Peck a Milano…:-D

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