Chef’s Cup. Beneficenza. Martina Colombari testimonial per Haiti

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Nei saloni del Rosa Alpina si è officiato un rito di cucina e solidarietà con una cena di beneficenza che ha raccolto esponenti della cucina italiana (e un ospite sudamericano) sotto la supervisione dello chef di casa Norbert Niderkofler. Obiettivo, raccogliere fondi per la Fondazione Francesca Rava che si occupa di progetti a favore dei bimbi di Haiti. Testimonial della fondazione e della causa, Martina Colombari. Una serata, quindi, più all’insegna della solidarietà che della passione gastronomica per promuovere anche il numero di cellulare 45505 cui inviare SMS per una donazione di 2 euro (fino al 24 gennaio).

L’aperitivo a sei mani è rallegrato dallo spumante Giulio Ferrari. Andrea Berton, del Trussardi di Milano,  stupisce con i suoi piatti anticonvenzionali e divertenti: la Parmigiana di melanzane è spiazzante e buonissima, i Canestrelli crudi con gnocchi di patate affumicate, semplicemente piacevoli. Alfonso Caputo, della Taverna del Capitano di Marina del Cantone, coccola con la sua cucina moderna e territoriale: la zuppa di zucca piena di Napoli, cipolla caramellata e triglie, convincente in un abbraccio dolce e confortante; la caciottina al profumo di limone e uova di palamito, fresca e golosa. Moreno Cedroni (in grandissima forma) affascina con una cucina scoppiettante e allegra: il fegato di coda di rospo con ficchi di sale e marmellata di mandarini è intenso; spaziale la ricciola con salsa di porro e lemon grass, viola, basilico e amaranto: un boccone di mare.

Dopo i saluti di rito e l’illustrazione del progetto di Haiti è la volta dei quattro fuoriclasse, solo leggermente schiacciati da una serata incentrata su note diverse dalla ricerca gourmet. Apre le danze dal Perù Adolfo Perret Bermudez con un piatto dal nome altisonante, la causa alle due texture. Da Modena arriva un nuovo classico, la zuppa chiara affumicata di teste e maialini, anche se purtroppo Massimo Bottura, della Francescana, ha dato forfait per un malore e la sua assenza un poco si è avvertita. Lo chef al fulmicotone Davide Scabin colpisce con il polpo e animelle glassati al vino rosso in brodo dashi, un piatto solo apparentemente fusion, ma molto mediterraneo nel complesso e buonissimo con la sola pecca di essere tiepido. Arriva il momento di una portata solida come la cuoca che lo propone: Luisa Valazza, del Sorriso, che ritempra la sala con una guancia al barbaresco di grande scuola, rinfrescata da un delizioso purè di patate al limone. Norbert Niederkofler accompagna la riffa con uno spumone alla fragola, meringa al pepe nero e granita di Giulio Ferrari.

Ecco il momento della consegna dell’assegno per il traguardo raggiunto con la serata tra ingressi e biglietti della riffa e via tutti a godere di un fantasmagorico buffet di dolci, curato dai fratelli Cerea, che impressionava per qualità e quantità.

(Alessandro Bocchetti & Vincenzo Pagano)

4 Commenti

  1. vabbè, volete dire che state a magnà a fin di bene… mi sembrate i blues brothers quando dicono che sono in missione per conto di Dio….!

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