Sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento. Deve trovare la sua giustificazione nel fatto che essa è in grado di offrire a questo bisogno un soddisfacimento. (Rudolf Steiner)

Domenica, maledetta domenica. Cosa fare? I bambini non hanno scuola, il cane deve essere portato al parco, la moglie vuole giocare al tennis. Poi l’ossessiva liturgia delle partite, oppure la lasagna di mammà… che barba, che noia… quasi, quasi me ne vado ai vini naturali, all’hotel Columbus, così mi sparo due tazze di quello buono!

Curiosa location: tra pellegrini che sciamano, San Pietro in lontananza, preti colorati che passeggiano e il popolo dei vini naturali. Vedete il vinonaturista è convinto di essere approdato ad un piano superiore di conoscenza, che lo innalza al di sopra dell’appassionato di vino semplice. Pensano di essere la degustazione 2.0, e questo è avvertibile da subito, quasi tangibile.

Io ho il dannato vizio di essere un vecchio laico anticlericale, un socialistaccio mangiapreti e tutte le ortodossie mi disturbano. Ma c’è poco da fare buona parte dei vini che amo da tanto tempo, sono diventati appannaggio di questa ennesima via Pal. Per questo con slancio ho pagato i 20 € di obolo, spinto dalla presenza di alcuni dei miei produttori preferiti e dalla sicurezza di scoprirne altri.

Quindi eccomi a varcare gli austeri saloni curiali dell’hotel Columbus e dotato del bicchiere d’ordinanza salire le scale tra giovani pretini in borghese,  professionisti con l’occhiale sul naso d’ordinanza, Cardinali in porpora da liturgia, giovani alternativi entusiasti. Un clima abbastanza surreale, che non può fare a meno di ricordarmi Roma di Fellini e farmi sorridere.

Dico subito, il luogo è assolutamente impensabile per una manifestazione del genere: saloni piccoli e grandi che si rincorrono in una logica antica, ritmata da passaggi stretti e difficili, camminare è fortunoso e complicato. Il vino necessita di spazi ariosi che permettano la respirazione agevole, un clima conciliabile all’alcool ingurgitato e piani di degustazione comodi! L’organizzazione credo che dovrà trovare spazi più consoni per una degustazione che incontra un successo sempre maggiore.

Alcuni vini a mio avviso improponibili, ridotti e rustici. In una parola sgraziati. Solo la dizione “naturali” li salva, purtroppo nel nostro paese si continuano a giustificare con la ricerca di una arcadia felice e passata, problemi che non si dovrebbero mai più sentire nei vini contemporanei. Ma veniamo ai molti che mi sono più piaciuti, in ordine sparso, come li ho assaggiati.

COTAR l’azienda del Carso, che già mi aveva sorpreso a Milano (stay tuned) mi da il benvenuto con questa Vitoska 2007, un bianco che sa di bora e sasso, come le vigne da cui nasce. Al naso profumi minerali intensi, in bocca sa di fumo e sale, il frutto è affilato e nitido. Il solo rischio è di berne un secchio prima di chiedersi perché. 3 scatti

MASSA VECCHIA, la cantina toscana con il suo consueto rosato veramente interessante. Il 2007 è al naso vinoso e leggermente feccino, come si confà ad un rosato di classe, il frutto è intenso e maturo. All’assaggio succoso e tannico, quasi un rosso leggero, chiude su una bella nota di mandorla dolce molto persistente. Se solo costasse un poco meno… 2 scatti

LE COSTE, il litrozzo bianco 2010 per me è commovente. Sa di sere d’estate e grigliate con gli amici. Di partite a carte e divertimento. I suoi 11 gradi mi fanno presagire bevute olimpiche. Un vino per tutti i giorni (costa 5 euro la bottiglia da litro), ma di classe. 1 scatto + secchio

ARPEPE, l’azienda Valtellinese ci ha abituato ad una lettura del territorio personale e austera. Il Buon Consiglio, grumello 2001, mi affascina: scabro e asciutto, quasi tagliente. È un rosso che concede poco, ma nella sua verticalità e affilatezza affascinante e vivo. 3 scatti

LA DISTESA, i vini di Corrado Dottori, mi sono sempre piaciuti. Mi colpisce a questo giro il “semplice” Terre Silvate, una lettura del verdicchio fresca e convincente. Aromi precisi e beverini e dalla beva intensa e sdrucciola. 3 scatti

RINALDI, un mito di langa! Tutti i vini assaggiati sono notevoli, su tutti il dolcetto 2009, un vino che fa della facilità di beva il suo cavallo di battaglia. Ma è il Barolo Brunate le Coste 2006 ad incantarmi. Un purosangue ancora giovanissimo ma già convincente e elgante. Colpisce la trama tannica fitta e fine e stupisce una freschezza che diventerà balsamica. 4 scatti + secchio

LA VISCIOLA, l’azienda ciociara è stata veramente una sorpresa. Forse i migliori cesanese della mia vita. Il “semplice” Ju Quarto si presenta in forma smagliante. Il frutto è scalpitante e netto, all’assaggio succoso e disteso, retto da una bellissima acidità e freschezza. Un gran bel bicchiere! 3 scatti

PEPE, sono di parte sull’azienda di Torano Nuova. La adoro da sempre, ma poi, da quando in cantina è entrata Sofia, li trovo migliorati ulteriormente! Dei vini che interpretano l’Abruzzo e il territorio delle colline Teramane in maniera inconfondibile. Il Montepulciano 2001, poi è uno schianto! Fine e elegante nei suoi profumi fioriti al naso, all’assaggio è intenso e nervoso come solo un montepulciano sa essere. 4 scatti

DETTORI, Alessandro Dettori mi ha conquistato con la sua cortesia e gentilezza, i vini mi avevano già colpito da tempo in ogni declinazione. Il Moscadeddu 2006 è semplicemente (per me non amante dei dolci) il migliore vino dolce mai assaggiato. Afrori mediterranei intensi, fiori bianchi e macchia. All’assaggio disteso e piacevolissimo. Buonissimo, confortato da una beva compulsiva e fresca. 4 scatti