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L’altro giorno in viaggio da Bolzano a Pescara. Dai lussi sontuosi del St Hub, alla rustica cortesia di casa Tinari, pensavo… Un viaggio antico a ritmo lento e piacevole. In un elegante vagone di prima di un trenino che fermava quasi in ogni paese, attraverso una Italia che scorreva dal finestrino. Otto ore di spazio bianco, privato e assolutamente neutro. Quanto tempo e da quanto tempo non ne avevo tanto per me.

Lettura, lavoro, visione della mia nuova droga: MadMen (se non lo avete visto correte a comprare il cofanetto!), ma soprattutto tanto tempo per giocare con i pensieri e con i ricordi. E c’è poco da fare i miei pensieri partono dai punti più disparati, ma convergono sempre su cibo e vino! Gira che ti rigira, torno sempre lì…

Da questa temperie, dal finestrino in cui scorreva un Italia lenta e paciosa. Una provincia a dimensione d’uomo: le alpi, il veneto, il Po e la padania, la romagna, l’adriatico. Tutto in technicolor dal finestrino. Il ricordo è subito corso hai tanti viaggi che ho fatto e sempre in direzione ristoranti.

E allora è partito il gioco. La lista di questa settimana. Le migliori tavole della mia vita, quelle che come si diceva una volta “meritano il viaggio”!

  1. 1985, ero un giovane universitario e con la mia Y10 partivo verso un indirizzo di cui mi parlavano in molti. Vissani, c’era ancora il padrino e le comitive chiassose. Un ragazzone grosso e alto, dai modi burberi e dall’idioma buffo, mi fa assaggiare una cucina come non ho mai provato in vita mia. I tortellini ripieni di foie gras, un piatto spaziale, da allora nulla è stato più lo stesso. Folgorante
  2. 1990, salivo a sciare in direzione alpe di Siusi, io e Alessandra. Nelle brume una deviazione: Argenta, Il Trigabolo. Una banda di ragazzi stavano rivoluzionando la cucina italiana, con il ritmo di sottofondo dei Talking Heads. La prima di molte visite, di uno dei locali che ho trovato più in sintonia nella mia vita. I bignè caramellati con crema al mandarino, mi aprirono una nuova visione della pasticceria. New Wave
  3. 1993, si iniziava a parlare di Chiantishire. I primi soldi guadagnati da solo. La libertà di spenderli come volevo. Scoprii La Chiusa, un angolo di paradiso, ad un salto da Pienza e dalle meraviglie rinascimentali. La locanda più romantica della mia vita e una cucina della tradizione, rinfrescata e rischiarata dall’eleganza di Dania. Una folgorazione il rito delle donne che tiravano i pici al tavolo, e che poi quando ti arrivavano al tavolo intensi di aglio e pomodori erano commoventi. Glocale
  4. 2000, un altro trenino, lento e placido. Da roma partenza in tarda mattinata, pranzo da Fulvio Pierangelini. C’ero stato, ma mai con l’assetto adeguato. In quel pranzo di inizio estate. Davanti al mare e seduto in un locale che esteticamente non mi è mai piaciuto, ho compreso la grandezza di questa cucina borghese. Nutrita ugualmente di passione e cultura. Il tost di spigola, una meraviglia!
  5. 2010, macchina da Faenza a Torriana. Pochi chilometri, ma che si prendono un tempo infinito. Io, Ale e Vincenzo in macchina: curve, montagne, boschi. La vecchia casa di Fausto Fratti sembra sbarcata da un tempo antico e fermo. La cucina di Pier Giorgio Parini è sorprendente: moderna ed insieme antica, la più bella sorpresa dell’anno. Il riso in bianco è un piatto illuminante, che sa di casa e cose buone. Proustiano

Un viaggio nella memoria e nei ricordi di una vita. A questo giro l’Italia, presto il mondo. Tanti anni fa un vecchio avvocato mi mostrò una borsa piena di ricevute di casinò e mi disse ecco il mio tesoro. Potrei fare lo stesso con le ricevute dei ristoranti, le avessi conservate… e voi?

Foto: AnnieLeibnovitz, vf.com, amctv.com

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