Olio deodorato, il Corpo Forestale dà la caccia al falso extra-vergine

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Agenti della Guardia Forestale di Genova hanno perquisito e sequestrato, su mandato della Procura di Firenze, la documentazione di viaggio all’interno di un’azienda di confezionamento dell’olio a Sampierdarena, Genova. Frode in commercio e falso materiale le ipotesi di reato: l’azienda potrebbe aver falsificato i documenti sulla provenienza delle olive che, invece che spagnole, potrebbero arrivare dalla Tunisia e dal Marocco e potrebbero aver subito un processo di deodorazione per nasconderne i difetti.

Quella dell’olio spacciato per extravergine ma venduto a prezzi troppo bassi per esserlo era il segreto di Pulcinella tra gli addetti ai lavori. Un po’ meno tra i consumatori che non di rado cadono nella rete di un prodotto molto conveniente ma di cattiva qualità. Sei euro al litro è, secondo Coldiretti, il prezzo minimo per un vero extravergine: “prezzi inferiori non potrebbero coprire neanche le spese di raccolta”. Al di sotto, promozioni a parte, la contraffazione è praticamente una certezza.

Quello di Sampierdarena è solo l’ultimo dei controlli effettuati dal Corpo Forestale presso stabilimenti di confezionamento a Firenze, Reggio Emilia, Genova e Pavia su documenti di trasporto che sarebbero stati falsificati per regolarizzare una partita di 450 chili di olio extravergine per un valore di 4 milioni di euro. I controlli sono stati effettuati nell’ambito di un’indagine, partita a settembre dell’anno scorso, su una nota azienda straniera proprietaria di alcuni importanti marchi italiani di olio extravergine di oliva.

L’ipotesi degli inquirenti è che i documenti siano stati contraffatti per ingannare sulla cattiva qualità delle olive di provenienza e del prodotto finale, forse sottoposto a deodorazione, un’operazione di rettifica dell’olio di oliva che permette di trasformare oli di scarsa qualità in oli senza difetti ma non più vendibili, per legge, come extravergini. Una pratica piuttosto diffusa, a giudicare  da un’analisi effettuata dall’Arpa di Ascoli Piceno su 35 confezioni di olio acquistate presso esercizi commerciali e in gran parte etichettati come ‘miscele di oli comunitari’. Indagine che ha evidenziato una presenza superiore alla norma di alchil esteri, indicatori di cattiva qualità dell’olio perché legati alla degradazione delle olive.

Ora il Regolamento 61/2011 della Commissione Europea sugli oli d’oliva, gli oli di sansa e relativi metodi di analisi, fissa in 150 mg/kg la percentuale massima di alchil esteri presenti nell’olio extravergine. Il Regolamento entrerà però in vigore solo il 1° aprile. Prima di quella data, e per la durata di 18 mesi dall’imbottigliamento, sarà possibile ancora incappare in oli deodorati con una percentuale di achil esteri superiore a quella stabilita dall’Europa. Un dosaggio dalle maglie troppo larghe, secondo gli esperti del sito Il Fatto Alimentare: “Un olio di qualità ottenuto da olive sane spremute subito dopo la raccolta contiene al massimo 10-15 mg/kg di alchil esteri, che possono arrivare in via eccezionale a 30”, scrive Roberto La Pira. “Se il valore aumenta 5 volte, come dice la norma approvata dall’Ue, vuol dire che le olive prima della spremitura  hanno subito ‘maltrattamenti’ (schiacciatura, ammaccature oppure sono rimaste molto tempo nei piazzali sotto il sole in attesa della spremitura) e l’olio ha un odore cattivo e risulta difettoso”.

E’ qui che  può scattare, per aggirare la norma, la deodorazione che consente di vendere l’olio come extravergine. Ciò che spiega, come argomenta Il Fatto Alimentare, che gli oli vergini siano pressoché spariti dagli scaffali del supermercato, sostituiti da improbabili extravergini.

Fonte: notizie.yahoo.com, ilsalvagente.it, ansa.it, ilfattoalimentare.it

Foto: risparmioroma.com, conipiediperterra.com,

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