Daniele Cernilli risponde al Fatto Quotidiano. Bonilli, Cuccia e Panerai

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una precisazione di Daniele Cernilli (V.P.)

Sulla questione del Fatto Quotidiano, che trovo molto triste, posso solo dire di non avere mai voluto il posto di Bonilli e ci sono due fatti a confermarlo. Il primo è che quando RaiSat chiese la testa di Bonilli per rinnovare il contratto con Gambero Rosso nel marzo del 2008, io mi autosospesi dal canale per solidarietà, rinunciando ad un contratto da 20mila euro l’anno. Guido Barendson può confermare la veridicità di quanto dico. Secondo. Quando Bonilli venne licenziato, il 12 settembre del 2008, dopo avere fatto causa alla Compagnia Fiduciaria Nazionale per la non accettazione del suo “put”, io accettai di prendere il suo posto senza chiedere un euro in più e solo perché se me ne fossi andato avrei messo a repentaglio in quel momento l’esistenza stessa del Gambero Rosso e circa 90 posti di lavoro. In seguito sono riuscito ad ottenere la Cassa Integrazione a rotazione per i giornalisti, mi sono autoridotto lo stipendio del 10% ed ho rinunciato agli emolumenti previsti per la partecipazione al Cda. Se Stefano dichiara di essere stato un pollo credo che io sia stato più pollo di lui, prendendomi pesanti responsabilità senza alcun tipo di ritorno, né economico né d’immagine. Personalmente ne avrei fatto volentieri a meno, se solo avessi sapito cosa aveva in mente Stefano e quali fossero le reali condizioni economiche nelle quali si trovava la società. Ricordo solo che fino a tutto il 2007 lui era Presidente del Consiglio d’Amministrazione e sua moglie Marinella Viglione Amministratore Delegato. Io ero socio della società di controllo al 10% e non facevo parte di alcun cda. Per di più Stefano ha esercitato il “put” nel maggio del 2008 senza dirmelo prima, avvertendomi solo a cose fatte. Ho ancora nell’archivio del mio computer il messaggio con il quale mi dava la notizia. Per ricordare a me stesso ed ora anche a lui chi è stato amico di chi. Ultima cosa. Io non sono stato costretto ad andarmene dal Gambero, anzi, Paolo Cuccia ha tentato di tenermi finio all’ultimo, del che lo ringrazio. Io me ne sono andato perché ho voluto cambiare lavoro e solo dopo avere contribuito al risanamento dell’azienda. Ho fatto ciò che mi sarei aspettato facesse Bonilli, ma mi sbagliavo. Di Panerai so solo che ci aiutò ad uscire da un momento difficile, quando Cazzola, ex Motor Show e socio di minoranza del Gambero, tentò di prendere il comando delle operazioni in seguito a bilanci non proprio esaltanti, ed eravamo nel giugno del 2006. Tutti i rapporti successivi li ha portati avanti Bonilli, come era peraltro ovvio, in collaborazione con Luigi Salerno, direttore generale allora come anche oggi. Cosa sia avvenuto io non lo so di preciso e non posso perciò dirlo. So solo di non avere mai ricevuto alcuna pressione da Panerai, che considero un amico e un ottimo produttore di vini, e che ha sempre smentito, anche a me personalmente, di avere qualcosa a che vedere con la proprietà del Gambero Rosso.