Stelle e Guida Michelin? Meglio le cuccumelle di una nonna miss Marple!

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Confesso: quando mi ci sono imbattuto la prima volta, mi ha fatto tenerezza. Ma va’ questa, mi sono detto. E l’ho scambiato (pure un po’ maschilista, e che ci vuoi fare, è l’eredità Ferramonti che ogni tanto riaffiora) per uno dei tanti blog di ricette germinati dal compost fornellesco della casalinghitudine informatica. Poi (facciamo o no con puntiglio i giornalisti? osserviamo o no con ostinazione un po’ autocelebrativa le buone vecchie regole?) mi sono detto: tocca comunque andare a vedere. Così, klikkai. Andai. E vi trovai quanto segue:

“Un tributo a modo mio alle regine indiscusse di ogni fornello italico… Prendete la Nonna, un fornello, qualche ingrediente genuino, la sua passione per la buona tavola e una cuccumella (sic!! NdR); e il gioco è fatto!”

Già, direte voi: ma quale gioco? Beh, quello di andare in giro a recensire con attenzione notativa certosina e puntuale, e con giudizi e voti per tutto, dall’ambiente alla qualità di materie prime e trasformazione, dall’accoglienza alla congruità del prezzo, “ristoranti, pub, trattorie, pizzerie” (anche pub, sì: la Nonna non si frena e non si tiene davanti a nessun tipo di locale pubblico dove si somministrino cibi e bevande), valutando ovviamente non in stelle, ma in “cuccumelle”!!

Oh, non che la tenerezza di cui sopra sia sparita… Ma va’ questa, mi sono ridetto (dando per acquisito che la Nonna in questione fosse, anche in questi tempi di dubbi, complicazioni e fritti misti, di sesso essenzialmente femminile): mentre fior di saputelli e saputelle, sboroncini e sboroncine si flagellano, si ordiscono agguati e si fanno il kuletto a strisce sul web per una botturata o una vissanata più o meno riuscite, per il food design di un uovo, ovviamente griffato (e sennò manco esiste…), kotto in uno skarpone da ski (neo-norvegese, claro!) a bassissima temperatura (meglio se sull’Alpe d’Huez), lei se ne va in giro con la sua cuccumella e la bandierina di Nonna Caterina (eccolo il link: tranquilli…) a dare i voti ai cuochi e ai loro locali… postando cose tipo: “Cosa c’è di meglio in una serata invernale di ritorno dalla uggiosa Milano?… la risposta è una sola: concedersi una sana e ricca mangiata di pesce”…

Poi però, come capita quando vai a ficcare il naso oltre la parete di carta dell’apparenza, denudato dei paraocchi del sussiego e dal doping dei conti pagati da mammà di numerosi degli sboroncine/i di cui ante, scopri che il suddetto non proprio tranciante attacco è il quieto preludio a una accurata fustigazione pubblica del fiumicinese e ben noto ai più Bastianelli al Molo, fatta con tutti i sentimenti.

Scopri inoltre che graziaddio la Nonna non finge. Non se la tira. Visita davvero i luoghi dove va la ‘gggente: no cucine atomiche e pluristellati, mancano i locali con i vini da tremila euro, e via andare… Dove? In posti sottocasa o di quartiere, non solo romani, non solo milanesi (due delle stelle polari della Nonna) annotando con scrupolo tuutto, pure con inconscio raspellismo (ma anche defunismo, dal De Funès impagabile de “L’ala o la coscia”) la pulizia dei coprimacchia e la dissoluta trascuratezza del cameriere punk per le Nonne di tutto il mondo unitevi. Insomma: una miss Marple (o mrs., ovviamente: lo stato civile conta poco, e poco anche se fosse, a sorpresa, mr.) armata di penna e forchetta, che traduce infine il tutto in linguaggio molto Christiano (dalla Agata della Marple) ma anche in giudizi che, garantisco, di Cristiano (dal buon Gesù caritatevole) hanno poco o niente.

Date un’occhiata, please. E fatemi sapere se, come la celebre Red Condom (alias Cappucetto Rosso) ho preso un abbaglio, e ho scambiato la Nonna per il Lupo… o viceversa.

Foto: foscodelnero.blogspot.com, 2spaghi.it, fanpop.com

6 Commenti

  1. Ho visitato il sito e, a parte qualche simpatica considerazione, non ho trovato niente di particolare…semplicità non vuol dire banalità.
    E poi tu credi veramente che sia una nonna?

  2. ha risposto a Piera: come ho scritto, non lo so, e poco m’importa. Mip iace lo stile coerente ocn l’idea, e la puntgliosità nel racconto. In qeusto caso, non parlerei di banalità, ma di “normalità”. Noi ci siamo un po’ (forse tanto) autoabituati alla “eccezionalità” nel rapporto col gusto, e rischiamo secondo me qualche strabsmo. Ogni tanto, tre sane diottrie di quotdiano…

  3. La nonna con le sue cuccumelle è una vera rivelazione, simpatica rivelazione. Il gusto appartiene a tanti, non solo ad alcuni. Del resto penso che i cuochi desiderano far assaggiare la propria cucina a tanti non a pochi, anche se i pochi esperti attirano le masse. Ciao
    M.G.

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