Un marziano a Roma/24 Osteria dell’Arco va forte con i primi e con i dolci

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Adoro questo periodo dell’anno, la mia città è stupefacente in queste giornate di fine inverno. Un posto magico in cui girare senza meta sulla mia vespa. Altro che dischi volanti ed omini verdi, a caccia di mangiate epiche e sapori intensi. Quindi questo martedì, mi sono caricato Qwerty sul sellino posteriore, e mascherato con il casco d’ordinanza l’ho scarrozzato per Roma. A nulla sono serviti i suoi rimbrotti, le sue lamentele perché aveva fame. Oggi si fa cultura, si visita la città nelle sue meraviglie vecchie e nuove. In realtà la mia destinazione era il Macro, la nuova architettura di Odille Decq, nell’elegante quartiere Italia.

Non l’ho detto al nostro amico, ma ho anche prenotato al nuovo ristorante del Macro, affidato alle mani di Marco Milani, giovane e talentuoso chef romano. Peccato che nessuno si sia premurato di avvertirmi che a pranzo era previsto solo il brunch a buffet. ma dico io,  se uno prenota un tavolo per due ad un ristorante, diamine, gli vuoi dire che è self service? Lo sgomento è stato forte, il mio amico extracomunitario, un altro po’ e si faceva venire una crisi isterica alla vista di tristi pirofile con paste gratinate e sformati. Che fare, come uscire da una potenziale crisi intergalattica? Un lampo, mi sono ricordato di un posticino lì vicino, dove mi aveva portato Paolo Trimani, e che mi aveva incuriosito, con una cucina semplice  sbarazzina. Fresca, ma non banale, soprattutto ricordavo uno strepitoso galletto ruspante alla griglia.

Presa la palla al balzo, ho allontanato Qwerty dalle fichissime stigliature del macro (certo questi ristoranti di museo, mi fanno sempre pensare alle mense) e gli ho sussurato all’antenna, “seguimi so io dove andare”…

Osteria dell’Arco, in una vietta nascosta alle spalle di via Alessandria. Il posto è carino, semplice e curato. Senza grilli per la testa. All’interno molto legno, luci soffuse e cristalli. La carta dei vini della sommelier Nicoletta Baiani è interessante e, prima ancora di leggerla, dagli scaffali stracolmi si capisce che qui il vino è parte integrante dell’offerta.

Il menù della chef Cristina Iemmi è molto semplice. Molta Roma nel piatto e prodotti laziali. Il tutto reinterpretato con una chiave moderna e piacevolmente fichetta, che si confà al quartiere. Oltre al menù tradizionale, parecchie proposte del giorno. Oggi toccava al pesce fresco, non ho resistito, con risultati altalenanti. Nel complesso una cucina fresca e piacevole, che da il meglio di se nei primi piatti, golosi e registrati al millimetro. I secondi tradiscono un eccesso di voglia di fare, basterebbe un poco di convinzione in più e fiducia nella semplicità.

Cacio magno grigliato. Un antipasto generoso e gagliardo. Molto buono, la semplicità del cacio grigliato rinfrescato da una insalatina con le mele. Piacevole

Alici imbottite con scarola. Una portata tradizionale. Ben eseguita e di qualità. Le acciughe sono buonissime, fresche ed intense, la scarola le veste adeguatamente, inspiegabile la profusione di uvette e pinoli nel piatto. Tipico

Spaghetti alle vongole. Buonissimi, sanno di gita al mare e domeniche al sole. Piacevolmente tirati e guasconi. La cottura della pasta è millimetrica e le vongole intense. Un bel piatto, di grande soddisfazione e piacevolezza. Guascone

Perciatelli al guanciale di Cori. Una rilettura della matriciana. Appresso a Qwerty sto ricoprendo che in città ci sono millanta interpretazioni convincenti di questo grande classico. Qui è con il pomodoro fresco, quasi crudo e il guanciale tiratissimo, piacevolmente intenso. Goloso

Involtini alla Matelotta. Divertente il francesismo, per indicare dei classici involtini di pesce. In questo caso una freschissima gallinella di mare, le cui carni bianche e delicate sono sopraffatte da un ripieno intenso e profumato. Il pomodoro fresco in cui sono adagiate resta separato. Deludente

Millefoglie di fegato. Un grande classico di questa tavola. Il fegato è delizioso e fondente. Peccato che il piatto sia fin troppo costruito, con la verza stufata e il fondo dolce a legare. Il tutto accompagnato da una riduzione di mosto, dolce anch’essa. Eccessivo

Tiramisu espresso. Buonissimo, preparato al momento. La crema al mascarpone è golosa e intensa. Un velluto per la bocca e i sensi. Rinfrancante

Tortino di pere con gelato al limone. Il tortino è caldo e piacevole. La frolla golosa e la frutta intensa, rinfrescato dal gelato di limone fatto in casa intenso e verticale. Un bel dessert, pensato ed insieme di pancia. Intenso

Il conto si assesta a 45 euro a persona con quattro portate.

Osteria dell’Arco. Via G. Pagliari, 11 – 00198 Roma. Tel. +39 06.8548438

12 Commenti

  1. Dell’Osteria dell’Arco ricordo con molto piacere la matriciana, consumata più volte causa vicinanza lavorativa… peccato non aver mai ceduto sul dolce a questo punto!

  2. Ahò ce sp stato qualke giorno fa… Mah, nun so stato male, ma manco bene… Lavoro nel quartiere ed è tutto carissimo, questo è quasi economico e v’ho detto tutto…
    Er brunch del macro nun è male… Nun sembra manco de sta a Roma 😛

  3. ha risposto a Chefgiovà: Giovà, a me non è dispiaciuto, grandi possibilità di miglioramento ma già un posticino piacevole, forse un po’ caro… Ma visto il quartiere è comprensibile, certo Monteverde è meglio!
    Il brunch del macro nOn aveva una brutta aria ma un insopportabile aroma di mensa… Certo che è incomprensibile il non comunicarlo quando si prenota… Boh!

  4. L’unico museo gastronomico di Roma penso sia l’Open Colonna. Mi è capitata una situazione simile al marziano perchè ero non troppo distante e con alcune persone abbiamo pensato di andarci a pranzo. Abbiamo trovato una formula ufficio molto easy. però una cosuccia in piedi potevate pure farla e la spacciavate per il brunch della domenica alla moda al posto degli gnocchi alla coda della settimana scorsa (scherzo ma non so quale faccia si deve mettere, aiuto!)

    E comunque se devo mangiare le vongole filippine di allevamento da 7 euro al chilo vado altrove. E sarebbero i piatti su cui puntare? Meglio il guanciale di Cori almeno fa più importazione a chilometro zero 🙂

  5. ha risposto a Gennaro Maglione: Gennaro, ma stupirsi che le vongole fossero di allevamento… nel quartiere italia a Roma, in una trattoria senza pretese… Ma andiamo puoi fare di meglio 😉
    Figurati filippine o no, di allevamento sicuro… erano bbone, tirate al millimetro… io so’ marziano, mica posso fa er sofistico 😀

  6. ha risposto a Gennaro Maglione: tornando al Macro, che mi sembra questione più seria, ecco sono proprio i brunch, le cosettine alla moda che odio, più di tante… Quindi per la tavola di Milani, sarà per la prossima volta e spero che sia solida e non trendy, malgrado la cornice;-) cmq la terrazza è fantastica, chissà se nella bella stagione funzionerà…

  7. ha risposto a Qwerty: non criticavo le vongole di allevamento che sono in ogni dove, ma il fatto che vi siete sforzati poco rispetto alla settimana scorsa nella ricerca di un posto spaziale. vi ha tirato la “fregatura” il macro e non vi siete più ripresi. e avevate fame!!!!

    con le premesse modaiole del macro io cercherei un piano B di consolazione, non si sa mai. Metamorfosi o all’oro potrebbero fare al caso vostro!

    Ma di brunch non parlate mai? non vi piace?

  8. ha risposto a Gennaro Maglione: il Brunch italiano non me piace… per me il brunch è bacon, brownies, bagel, pan cakies, sciroppo ‘acero, waffles, ecc. questi Brunch con le pirofile di pasta non li capisco proprio… Conosci un brunch vero a roma?

  9. ha risposto a Vincenzo Pagano: Non si capisce se è buono oppure no. Le foto non sono granchè invitanti e i commenti sono tra i più vari. proverò ad andarci se mi trovo di domenica a roma.

    brunch a roma? no bocchetti non conosco. tanto tempo fa provai gusto ma non mi sembrò eccezionale. poi ho smesso questa pratica più di un decennio fa dopo aver provato il brunch a new york. se la domenica faccio tardi mi preparo un pezzo di pane con un po’ di prosciutto in attesa del pranzo ritardato

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