A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento? (Eugene Smith)

Gastrofanatici, gastrofighetti, gourmet 2.0… chiamateli come volete ma una cosa è certa: nell’identikit di questi personaggi sempre alla ricerca del piatto più cool o della materia prima più chic non può mai mancare, spavaldamente al collo o timidamente in borsa, una macchina fotografica pronta ad immortalare l’ultimo “trofeo di caccia” avidamente fagocitato.
Tuttavia avere un palato allenatissimo e conoscere a memoria la controversa San Pellegrino World’s 50 Best Restaurants non assicura un pari virtuosismo fotografico ed il rischio di deturpare l’amato cibo con fotografie malconce è dietro l’angolo, con buona pace del tanto anelato foodporn.
Ecco allora un “gastro-workflow” da officiare ogni qual volta, seduti alla nostra tavola preferita, decidiamo di immortalare gli amati piatti manco fossero “pezzi ‘e core”.

1. Scegliere con attenzione il posto dove sedersi: la fotografia è luce, da preferire sistemazioni che garantiscano una luce laterale (meglio se da entrambi i lati), così da scongiurare ombre e fantasmi nel piatto;

2. Disattivare (al limite anche distruggere fisicamente) il flash: l’accecante luce farà nascere nuove forme di vita opalescenti sulle pietanze e nelle salse;

3. Cercare qualcosa di bianco e fotografarlo: in ambienti con luci artificiali come nei ristoranti il bilanciamento del bianco è una cosa fondamentale per evitare carbonare azzurre e bistecche verdi, quindi prendere una cosa bianca o grigia (tovagliolo, piatto, menu) fotografarla e subito dopo nel menu white balance (wb sulle macchinette) selezionare l’impostazione “personalizzato” dove la foto di riferimento è quella appena scattata;

4. Se la vostra macchina dispone della funzione macro, attenzione attenzione, attivatela;

5. Arriva il piatto, prima che si raffreddi (attenzione a non buttarsi avidamente sul piatto prima di fotografarlo… qua macchine del tempo e miracoli non se ne fanno), mettere in fila le seguenti operazioni ripetendo una medesima sequenza;

6. Impostare l’esposizione: una perfetta esposizione in ambienti poco luminosi come si addice ai ristoranti più à la page può essere poco meno che una utopia, sottoesporre leggermente la foto può aiutare a non avere fotografie scattate durante un terremoto… per tutto il resto c’è photoshop;

7. Decidere la profondità di campo: se il problema dell’assenza di luce è quello che da più tormento, una soluzione per evitare fotografie mosse può essere quella di aprire il diaframma (f con numeri piccoli) perdendo però profondità di campo; la regola è semplice, maggiore è l’apertura del diaframma tanto più andrà fotografato il particolare in quanto solo il particolare sarà “la star” della foto;

8. L’inquadratura è un cosa importante: non esiste l’inquadratura perfetta ma va selezionata sulla base del soggetto edibile, ad esempio un’inquadratura dall’alto si addice ad una pizza ma non ad un tortino;

9. Immobilizzarsi: dimenticare il galateo e trovare un modo (si accettano fenomeni direttamente dalle sagra di paese) per tenere la fotocamere più ferma possibile ivi inclusi posare i gomiti sul tavolo o ricorrere ad un cavalletto da tavolo;


10. Ricordarsi di quando a scuola si è studiata la “Legge dei Grandi Numeri”: scattare tante, tante, tante foto allo stesso piatto, da varie angolazioni… una buona uscirà sicuramente.

E adesso è arrivato il momento più atteso…. Click e Buon Appetito!

[ P.S. Con questo simbolo indicheremo gli articoli in cui le foto si aprono ad una dimensione maggiore. Provate a cliccare sul simbolo a lato o sulla prima foto. Sulla destra della foto ingrandita appare una freccia per scorrere la galleria. E’ anche possibile scegliere direttamente quella che vi piace di più e a scorrere la galleria 🙂 V.P.]

Fonte: seriouseats.com

Foto: Andrea Sponzilli, Vincenzo Pagano, Erica Petroni

12 Commenti

  1. Ahaha, bellissimo l’articolo! E complimenti per la galleria delle foto!
    Consilgio di fare molta attenzione alla regola n°5…è la più difficile da seguire! 😉

  2. Non ne posso più di questa ennesima follia italiana, che trasforma sempre tutto in una patina cool, in qualcosa di apparanetmente fine e di profondamente volgare. Esempio: se io in un film uso un movimento di macchina da film western per inquadrare una bambina che va a scuola, lo giudico pornografia estetica. Se fotografo un subbiotto di amatriciana come un gioiello di Morellato, faccio pornografia.

  3. ha risposto a umberto: quindi Tarantino fa pornografia? Posso essere anche d’accordo ma le regole di ingaggio sono importanti…
    Pure Eisenstein quando fotografa la famigerata carrozzina che cade per le scale, fa pornografia?

  4. Bell’articolo Andrea, e per noi gastrofanatici ci vuole un data base chessò YOU FOOD , con vari raggruppamenti e classificazioni, magari esiste già?

  5. La luce del sole è la migliore alleata. Quando sono io a cucinare porto i piatti in giardino e scatto. Il più delle volte mangio robe fredde. Al ristorante è tutto più complicato…

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