Assaggi di Falerno rosso, vulcanico e potente, con Giampaolo Gravina

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Si, siamo curiosi su Scattidivino e ci piace occuparci di vini che conosciamo poco e che vogliamo conoscere meglio. Per questo ci siamo fiondati all’enoteca Trimani per uno dei “mitici” Aquattromani. Toccava al nostro Paolo Trimani e a Giampaolo Gravina, noto autore della guida dell’Espresso e appassionato di vini campani.

Andavano in scena i Falerno del Massico rosso, una denominazione misteriosa ai più, ma che negli ultimi anni sta cercando una strada peculiare, sulla via tracciata da Villa Matilde. Parliamo di rossi potenti e spesso non finissimi. Provenienti dal territorio vulcanico del nord della Campania e uve suddiche come Aglianico, Primitivo e Pièdirosso. La sostanziosa batteria ha riservato alcune conferme e molte sorprese, vediamole:

Capitti Pittacium 2007, al naso non precisissimo, una fastidiosa nota lattica. Il frutto è vivo e irruente, l’acidità fresca e viva. In bocca vivo, il frutto è impreciso e coperto, l’acidita tagliente e verdina 1 scatto

Villa Matilde 2007, al naso moderno, esuberante e un filo enologico. Il frutto è intenso e scalpitante. All’assaggio più complesso, scuro e scabro, si intuisce una silouhette più complessa. Il frutto in bocca è preciso. 2 scatti

Masseria Felicia 2008, profumi tipici e integri di Aglianico, il frutto è vivo e abbastanza preciso, in bocca molto fresco e acido, ma composto. La trama tannica è precisa e fine, un buon vino, magari un poco didattico. 2 scatti

Rampaniuci 2008, al naso più complesso, profumi maturi ed evolutivi. All’assaggio il frutto è evoluto, ma nitido. L’acidità fresca e corroborante. Il frutto è lineare e semplice. In ordine ma molto piccolino. 1 scatto

Pagano Angelus 2008, al naso profumi evoluti, persino surmaturo. Il frutto è ammaccato ma sorprendentemente vivo. In bocca un’acidità scissa e tagliente. La trama tannica è scorbutica con tannino asciugante.

Trabucco Rapicano 2008, al naso fine e composto. Il frutto è preciso non scalpitante ma integro. All’assaggio vivo, l’acidità è intensa, toni affumicati e freschi. Una nota salmastra che ricorda i terreni vulcanici. Complesso e vivo. 2 scatti abbondanti

Volpara Tuoro 2007, al naso note evolutive, il frutto è impreciso e stramaturo, all’assaggio verde e con una acidità fuoriregistro.

Pagano Angelus 2007, al naso elegante e vivo, il frutto è molto nitido e croccante. all’assaggio molto legno (anche troppo) . Però composto e vivace. 2 scatti

Masseria Felicia Etichetta Bronzo 2002, al naso frutto molto irruente e forse immaturo, in bocca molto verde e sgarbato, il frutto è esuberante e tranciante, inizia ad essere scisso, segnato da una acidità terziaria e smagrito.

Migliozzi Rapinucci 2006, al naso molto legno, note evolutive e sgraziate, smalto. In bocca intenso e croccante, molto tagliente e leggermente polveroso. Buona intensità e un frutto scuro e scabro. 1 scatto

Trabucco Rapicano 2006, al naso complesso e elegante, molto legno. Il frutto è abbastanza nitido e vivo. Bella la nota affumicata e minerale, all’assaggio una nota austera e una bella trama tannica, i tannino sono vivi ma composti, e l’acidita fresca. 3 scatti

Villa Matilde Camarato 2005, molto moderno e fine. Il frutto è estremamente nitido e preciso, il legno lo segna molto. All’assaggio fresco e vivo malgrado il millesimo. La trama tannica è precisa e fresca . Succoso e piacevole. 3 scatti abbondanti

12 Commenti

  1. interessante, tranne vigne camarato non cososcevo niente del Falerno… Ma c’entra con il falerno dei romani? di cui parla anche cicerone…

  2. Certo che c’entra. Non con il sapore però, il Falerno dei romani doveva essere una porcheria terribile. a me Masseria Felicia piace molto e Camarato ovviamente è un gran bel vino da sempre.

  3. Bella degustazione poi Gravina è veramente bravo e preparatissimo. Inoltre ha un uso felice della lingua di Dante…

  4. Cavolo! Mi si vede benissimo nella foto, divento famoso come Black Mamba allora. Quoto Camarato e concordo Gravina grande conduttore di serata. colto e piacevolissimo. Invitatemi ancora pls!!!!!!!!!!!!!

  5. a me il Falerno piace e non da ora. Trovo curioso che si parli ovunque dei soliti vini e mai di queste bellissime zone di produzione. Di Falerno non parla mai nessuno ed è un vero peccato, nelle mescite non viene mai inserito e nelle enoteche specializzate o nelle carte dei ristoranti nessuno lo suggerisce se non in zona. Mi fa piacere leggere di questa vostra degustazione. Peccato me la sia persa. Secondo me con Masseria Felicia siete stati un po’ strettini nel voto. Parere personale. Villa Matilde mi è sempre piaciuta anche nel Falerno bianco che poi costa anche poco e ciò non guasta. Ciao!

  6. ha risposto a Giustino: rispondo io, mi sembra ci sia necessità di fare chiarezza:
    Scatti usa una sua personale graduatoria, come dire a corpo, sia per Vini, che per Ristoranti e Trattoriae. Va da 1 a 4 scatti. Gli scatti indicano già un buon livello, 1 è il primo gradino consigliato, fino ai quattro che sono eccellenza assoluta! Poi per i vini c’è un premio speciale il secchi, che va a quei vini particolrmente beverini di cui diciamo “ce ne berremmo un seccio” 😉

  7. ha risposto a Simone Coletti: il Falerno merita senz’altro miglior fortuna commerciale perché riesce a esprimere una bella intensità insieme a rinfrescanti acidità anche senza dover cercare la grande bottiglia
    i vosti non sono stati influenzati dalla simpatia e dalla partecipazione dei produttori alla serata, quasi tutte le aziende hanno pochissimi anni di produzone alle spalle e, come ha detto Giampaolo “manca ancora il vino definitivo” ma siamo sicuri arriverà presto

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