Le mani delle mafie sull’agroalimentare. Una questione nota che torna alla ribalta nella fotografia scattata dal Primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzato da Coldiretti e Eurispes.

12,5 miliardi di euro: a tanto ammonta il volume d’affari delle agro-mafie, pari al 5,6% del volume d’affari complessivo del settore. A raccontarne al pubblico retroscena e numeri c’erano ospiti che di criminalità organizzata si occupano quotidianamente: il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, Donato Ceglie della Procura della repubblica di S. Maria Capua Vetere, Luca Palamara, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Raffaele Guariniello della Procura della Repubblica di Torino, Antonio D’Amato della Procura della Repubblica di Napoli e Vincenzo Macrì, Procuratore generale della Repubblica di Ancona.

Dei 12 miliardi e mezzo di fatturato che le mafie realizzano nel food, 8,8 miliardi provengono da attività illecite e 3,7 da reinvestimenti in attività lecite. Nella voce attività illecite rientrano: la frode con appropriazione di finanziamenti comunitari, il contrabbando, la sofisticazione, la contraffazione, l’estorsione, il caporalato, l’evasione fiscale e contributiva, lo stoccaggio illecito di rifiuti.

Attività che, oltre ad avere effetti sulla sicurezza alimentare (contraffazione e sofisticazione), rappresentano un danno per l’economia e per la società. Il ricorso a forza lavoro delocalizzata e clandestina si traduce infatti in concorrenza sleale verso gli imprenditori agricoli, perdita di occupazione e evasione fiscale e contributiva mentre la pressione esercitata dalle mafie sugli operatori del settore affinché si approvvigionino da fornitori vicini alle organizzazioni criminali ha come effetto una manipolazione dei prezzi dei prodotti agricoli (è anche così che un cocomero, come ha spiegato il procuratore Grasso, “da 10 centesimi può arrivare a costare 2 euro a Milano”).

Impossibile, per quello che Piero Grasso ha definito “il convitato di pietra invisibile che siede con noi a tavola”, resistere ad un settore il cui valore aggiunto è stimato, si legge nel Rapporto Eurispes-Coldiretti, in 52,2 miliardi di euro annui (26,2 miliardi provenienti dalll’agricoltura, 24,6 miliardi da industria alimentare, bevande e tabacco, 1,4 miliardi dalla pesca), una ricchezza che si traduce in un incentivo per le agro-mafie all’investimento dei proventi della attività illecite. Un comparto, si legge nel rapporto, meno appetibile, in termini di redditività, di altri settori come l’immobiliare, i trasporti e la sanità ma ricco di fattori di vulnerabilità, come la prevalenza di imprese individuali e famigliari e la diffusione del sommerso, che contribuiscono a tenere alto l’interesse della criminalità organizzata.

Completa il quadro l’Italian sounding, il giro dei falsi italiani del settore, diffusi soprattutto all’estero. Un giro d’affari di 60 miliardi di euro l’anno, pari a due volte e mezzo il valore dell’export agroalimentare. Basterebbe, avverte il rapporto, recuperare quote di mercato del 6,5% per riportare in pari la bilancia commerciale con l’estero.

Fonte: coldiretti.it, agi.it

Foto: ilcorrieredellasicurezza.it, asa-press.com

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui