Black Mamba e la linea del torbido: Vinogodi, un crodino!

Tempo di lettura: 3 min

Facciamo un po’ di autocritica che ogni tanto male non fa. Parliamo sempre degli stessi vini. Beviamo le solite etichette, dalle medesime zone di provenienza e talvolta ci affidiamo alla tendenza del momento che ci pare tanto una figata. Naturale, biodinamico, macerato, da ultimo non filtrato, col paradosso di un’azienda al Vinitaly che mi ha proposto l’opzione fra due versioni dello stesso vino bianco: filtrato o non filtrato.

Ma vi rendete conto? Sono disgustata! Ci manca solo che fra poco passi la linea del torbido. Col rischio di incontrare entro 6 mesi la sora Franca del terzo piano che discute con la cassiera del supermercato perché a un primo controllo controluce quel vino non mostra abbastanza melma per i suoi gusti. Immagino le discussioni fra produttori: è più torbido il mio, no, non è vero, guarda qua: il mio è più zozzo del tuo! Ma che senso ha? Resto allibita, letteralmente esterrefatta!

L’altra sera sono stata alla Pergola per il mio consueto aperitivo serale con Reitano e il Crotalo celeste, la mia serpe preferita in assoluto, quella che maggiormente mi corrisponde caratterialmente. Insomma, uno che è cattivo almeno quanto me e ha gusti identici ai miei sui vini, non mi contraddice e così mi evita anche la fatica di mordere al veleno, cosa che ultimamente a leggere alcuni vostri commenti, mi viene sempre più voglia di fare… A parte Vinogodi che mi ispira particolare simpatia nella sua emiliana rozzezza. Vinogodi, mi devi un crodino!

Ebbene amici, dopo alcune bottiglie di Champagne tra gli anni ’80 e ’90 commentate da Marco con: ”Questo damolo ar gatto!”, abbiamo bevuto una discreta Winston Churchill 90, un Romanée Conti Montrachet 1986 pazzesco, fra le più buone bottiglie della nostra vita e un Leroy Charmes Chambertin ’67 giovane e fresco come una rosa, un vino incantevole. Poi uno Chateau Latour à Pomerol 1970 che a me e al Crotalo puzzava tanto di nostrale, va a capire perché, ma eravamo concordi nel giudizio e quindi non ci è piaciuto. Sapete con quale chiusura la serata ha proseguito il suo grandioso trionfo? Con due belle sorprese: Vernaccia di Oristano Carta 2000 ma soprattutto Contini 1971.

Che vino ragazzi, una roba pazzesca! Nessuno parla più di questi vini, il Crotalo racconta di aver bevuto un Carta 1970 da cappottarsi, io purtroppo non l’ho mai assaggiato, ma devo dire che per me questi sono grandi bianchi italiani ingiustamente relegati all’oblio. Contini invecchia 5 anni in secolari botti di castagno e di rovere. Il risultato nel bicchiere è sorprendentemente buono. Vino secchissimo, dorato e con un’evidente sentore di mandorla supportato da una bella acidità. In bocca si appoggia con garbo e persiste all’infinito, non ti lascia più. Per me la Vernaccia di Oristano, che effettivamente non ricordavo da un po’, è uno dei grandi bianchi italiani, ha una storia di tutto rispetto e meriterebbe molta più attenzione e consumo.

Purtroppo però, come ho già avuto modo di scrivere, spesso ci affidiamo alle tendenze, trasformandole in mode, che dilagano, diffondono, talvolta i prodotti, talaltra i vitigni, addirittura solo un nome, un’etichetta o una tecnica di vinificazione o chi lo sa, qualsiasi cosa che abbia poco a che vedere con la qualità. Perché la qualità non va di moda? Costa troppo? Non sempre direi. E’ forse bene che si riferisca solo a una nicchia di appassionati benestanti? Io non lo so. Però me lo domando… Che ne dite, mes amis?

E mi raccomando: guai a dimenticarsi di Black Mamba!

34 Commenti

  1. Rido! All’idea della gara di torbido, ultimamente ho bevuto vini che mi ricordavano la mucillagine dell’adriatico di quando ero piccolo, poi grazie al cielo è sparita. Però è comparsa nei vini… Rido… E penso, questa è la sinesi di BM!

  2. Anch’io sono incappato nella mucillagine da ragazzino. Sembrava una disgrazia terribile, irrisolvibile. Ora penso che certi vini siano peggio di quel piccolo incidente di percorso. Scarso conoscitore di vini sardi e mi dispiace, però sul Montrachet 86 mi inchino.

  3. Scusa ma chisseneimporta della vernaccia di Oristano? Come fai a parlare di Vernaccia dopo Montrachet Romaneè Conti 86 e Leroy Charmes Ch. 67? Soprattutto come fai a berla!

  4. ha risposto a Alessandro D.: Diciamo che il tono scanzonato già mi irrita e questo è l’incipit.Ciò detto, hai facoltà di decidere se continuare a seguire le prossime righe, è una scelta tua, nessuno te lo chiede ed è probabile che a nessuno (te compreso che per me sei nessuno, come Ulisse) interessino. Ho bevuto due vini che mi sono piaciuti molto e dei quali quasi mai sento parlare. Tu nemmeno, a quanto affermi. Il mio dubbio, malgrado la tua spregiudicata esposizione, è che tu abbia mai assaggiato gli altri vini della serata. Libero di smentirmi, ma ti scongiuro di non perdere di vista il tono e lo stile…perchè per me è importante. Forma è sostanza, nella vita… Per me, ripeto.

  5. ha risposto a Cristiana Lauro: grande vino la Vernaccia e grande azienda Contini, eroica a continuare la tradizione di questa specialità
    purtroppo è un vino difficile da abbinare a tavola e questo limita le occasioni di consumo però quando avrò una terrazza sul mare ne ordinerò una catastrofe per aperitivi o chiacchiere dopo cena, quelle sui massimi sistemi!

  6. ha risposto a paolo trimani: Difficile da abbinare a tavola… Boh! Sarà che io oramai degli abbinamenti me ne infischio…Come il compagno Scruton…Che mi deve ancora un crodino ora che ci penso…accidenti a lui!

  7. .CITO:”A parte Vinogodi che mi ispira particolare simpatia nella sua emiliana rozzezza. ”
    RISPONDO: Certo è che in un film “La bella e la bestia” potrebbero pure chiamarci come protagonisti e saremmo assai veritieri nelle rispettive interpretazioni …
    PS:indovina chi è la bestia?
    PPS: Sul DRC bianco da gerenza Madame ho bei ricordi , anche se aperto un lustro fa un Montrachet 1974 che ho trovato un attimino stanco . Sui Leroy anni sessanta non posso esprimermi , li bevvi tutti da giovani , quelli della cantinetta…

  8. CITO:”A parte Vinogodi che mi ispira particolare simpatia nella sua emiliana rozzezza. ”
    RISPONDO: Certo è che in un film “La bella e la bestia” potrebbero pure chiamarci come protagonisti e saremmo assai veritieri nelle rispettive interpretazioni …
    PS:indovina chi è la bestia?
    PPS: Sul DRC bianco da gerenza Madame ho bei ricordi , anche se aperto un lustro fa un Montrachet 1974 che ho trovato un attimino stanco . Sui Leroy anni sessanta non posso esprimermi , li bevvi tutti da giovani , quelli della cantinetta…

  9. ha risposto a Cristiana Lauro: difficile da usare a tavola va meglio? 🙂
    ha un equilibrio tra alcol acidità e frutto diverso dalla maggior parte degli altri vini e questo ne complica l’uso corrente
    raccontaci meglio il Latour à Pomerol, il commento è insolito

  10. ha risposto a Cristiana Lauro: Merci Madame, mi son perso i Rossese, quando ho trovato il post ero nel Beaujolais mentre voi eravate già al 37° commento e mi sono cadute per terra le diottrie. Maccario e Anfosso fanno roba buona, e anche Terre Bianche ; con gli altri bravi, quelli che non avete bevuto stavolta ci potete fare un’altra bella giornata. 2009 e 2010 sono come in Borgogna, quella sotto i 20 euro 😉

  11. ha risposto a vinogodi: E non fare come Scruton, Wittgenstein, Schelling, Socrate, Platone, Trimani Cernilli ecc che mi devono svariati Crodini e fanno i finti tonti!

  12. ha risposto a Cristiana Lauro:
    Mah, non è che ci sia poi molto da suggerire, fortunatamente i nomi dei più noti cominciano a sentirsi spesso, anche grazie a post come il vostro o gli articoli sulle riviste specializzate che finalmente hanno aperto gli occhi. Di quelli che non avete provato, dovendone scegliere 6 inserirei Guglielmi, Testalonga, La Mano Rossa, Foresti Luvaira. Tra i “torbidi” il bio di Danila Pisano e poi il miglior “fuori zona” Il Roccese di Masala.

  13. ha risposto a giovanni faraone: Infatti non capivo…guarda che lo scrivo davvero, mi fa ridere, ho anche una foto di un enologo che dalla Jeep guarda la vigna dal finestrino con i Ray Ban. e ti giuro che poi non è sceso dalla macchina, l’ha controllata da lì. In azienda poi mi hanno spiegato che lui è il consulente, quindi non fa la vigna. La guarda! ah!ah! a me i consulenti (che preferisco chiamare enologi, cioè col loro nome, con la loro qualifica)piacciono quando fanno la vigna. Come il mio amico Landi. Quando l’ho accompagnato da Volpe Pasini prima di aprire qualsiasi dialogo sul suo contratto ha posto come condizione di mettere mano alla vigna, modificando secondo le sue esigenze, cioè migliorando. E lui in vigna ci va, sempre, diamine. Il vino lo fa la vigna!!!!!! Cacchio!!!!Detto questo non è l’unico. Ti farò sapere, sto raccogliendo materiale…ci divertiamo! Ciao e grazie!!!!!

  14. ha risposto a Cristiana Lauro: …crodini non te ne offrirei mai , affronto difficilmente perdonabile , ai miei occhi . Chissà perchè solo guardando una tua foto mi viene istintivo togliere dalla glacette un Dom Oenoteque…

  15. ha risposto a vinogodi: Buongustaio!!!! Quella del Crodino è una vecchia battuta perchè quando scommetto lo faccio con un crodino e per esteso quando faccio un piccolo favore o carineria chiedo simbolicamente in cambio un crodino…così simbolico che nessuno me lo paga, 🙁 Oenoteque alla fine è il mio preferito, costante nella qualità e rispetto ai grandi champagne non ha nemmeno un prezzo così alto all’origine. Ieri sera ho aperto il 62 con Marco Reitano della Pergola, ma era morto. Sboccatura 99 mi pare…vecchiotta. Poi dopo, al Ceppo, ho aperto il 96 che avevo bevuto buonissimo l’altro giorno, ma purtroppo sapeva di tappo. Insomma, giornataccia ieri…Ciao Marco!

  16. Accidenti Black Mamba che bell’aspetto quel Montrachet. Io qualche Vernaccia di Oristano buona l’ho bevuta in giro per cantine sarde anche se effettivamente in giro si parla poco. Comunque sono vini ottimi, molto longevi e in alcuni casi hanno una secchezza che stupisce.

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