Slow Food | I consigli di Gabriele Bonci per mangiare meglio

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Slow Food, l’associazione internazionale fondata da Carlo Petrini nel 1986, ha compiuto 25 anni e, per festeggiare, ha messo in moto la sua potente macchina organizzativa portando in strada oltre 3.000 volontari appartenenti alle tante condotte italiane che, con passione ed impegno, cercano di diffondere nel nostro Paese la cultura del buono, pulito e giusto.
La condotta di Roma, di cui faccio parte, ha organizzato la festa in quattro punti della capitale e sapete chi ci ha fatto da padrino? Il grande, in tutti i sensi, Gabriele Bonci!

Gabriele rappresenta il testimonial perfetto per la mia città perché da sempre è al fianco dei piccoli contadini italiani da cui acquista tutte le materie prime che utilizza per le sue creazioni. Forse è lui stesso una biodiversità da tutelare, un patrimonio universale da tutelare la cui conservazione dovrebbe diventare la nostra prima priorità.

Bonci come presidio Slow Food? Vedremo. Nel frattempo Gabriele, durante la tavola rotonda “A tavola! Non mangiamo suolo, ma buon cibo!”, ha espresso importanti considerazioni sul mondo agricolo che ho cercato così di sintetizzare:

  1. La vera rivoluzione culturale è tornare ai cereali antichi!
  2. Non mangiamo più grano perché così finanziamo le multinazionali e non i contadini!
  3. Bisogna comunicare la cultura del cibo e, per far questo, dobbiamo fare come le galline. Ci accorgiamo dell’uovo perché questi animali strillano dopo che l’hanno fatto. Ecco, diventiamo pure noi come le galline e urliamo che esiste un cibo più sano ed etico!
  4. La Comunità Europea non permette la vendita di semi antichi perché li ritiene fuori calibro. In Francia c’è una associazione, la Kokopelli, che lotta per proteggere la biodiversità dei semi di ortive e floreali e che si paga le multe con la vendita di queste sementi non iscritte al catalogo ufficiale.
  5. Scegliamo la pasta di farro perché è coltivato in Italia anche se poi è distribuito a livello industriale.
  6. L’Enkir, cereale antico coltivato in Oriente già 12.000 anni fa, è considerato dall’Associazione Panificatori impanificabile. Io ci faccio un grandissimo pane, molto più leggero e digeribile rispetto a quello derivante dal grano.
  7. Riscopriamo i pizzicaroli e i fruttaroli sotto casa. Scendiamo da loro e compriamo poche cose. Le pagheremo magari di più rispetto al supermercato ma saremo sicuri di non buttarle.
  8. Cercate di capire sempre chi è il produttore di ciò che comprate e da quale paese provengono le materie prime. Ad esempio, per la frutta e la verdura, queste informazioni stanno scritte sempre sotto la cassetta.
  9. Nutritevi di curiosità! Sempre!

Andrea Petrini, animatore di eventi enogastronomici ha un suo blog che si chiama Percorsi di Vino

13 Commenti

  1. Non mangiamo più grano????
    Quindi niente pasta?
    Quindi neanche la pizza di Solina o la saragolla, neanche la pizza nopoletana?
    I pizzicaroli e i fruttaioli sotto casa? A Roma che non è Scurcola marsicana non sono più di una mano quelli validi. In Abruzzo dove vivo metà settimana ci sono almeno un paio di supermercati che fanno un lavoro egregio sul prodotto e comprano dai contadini locali…
    Il farro, si potrebbe parlare molto di parecchi prodotti di farro industriali, volete veramente consigliarli di mangiarli, più di uno spaghetto dei campi?
    Boh mi sembrano dichiarazioni apodittiche, stimo moltissimo Gabriele, però alcuni di questi punti mi sembrano tagliati con l’accetta…

  2. ha risposto a Alessandro Bocchetti: d’accordo con Alessandro. Gabriele è un grande e un grande amico, ma queste sono affermazioni di principio, che vanno benissimo per come sono ma poi bisogna “capare” per vedere come metterle in pratica.
    Io vado al mercato a fare la spesa: equivale al pizzicagnolo sotto casa, ma non per questo ha cose pù sane o diverse dalla grande distribuzione.
    Ancora: vado dal salumaio di quartiere. Mica ci trovo il salame di cinta di mora del bosco della fassona del vattelappesca: hanno al massimo il negronetto! Quindi, è un pò una contraddizione in termini, mi spiace..

  3. Grazie del benvenuto ma la mia è solo una breve apparizione su questi lidi.

    Comunque penso che il discorso di Gabriele vada contestualizzato e letto tra le righe. Scendere giù dal pizzicarolo non significa prendere le uova di Parisi ma, come ha detto lui, prendere poca insalata che pagheremo molto di più rispetto alla GDA ma, per questo, eviteremo di sprecarla. Carrello meno pieno signica spendere di meno e buttare via di meno.

  4. ha risposto a andrea petrini: E il grano? Il farro? E poi dal fruttarolo arabo sotto casa mia la roba è molto più scadente che alla coop (DOC) di Monteverde… Boh! La Gda è una realtà inevitabile, esiste quella buona e quella cattiva come per i negozi…

  5. ha risposto a Claudia-Cloo:

    Ciao, se si riesce ad esser pazienti per 9 minuti e vedere tutto il video, certe espressioni che possono sembrare esagerate prendono una forma diversa.
    Anche sui cereali penso che il discorso vada letto in questo senso: meno grano e più cereali antichi, farro in primis

  6. ha risposto a andrea petrini: siamo pazientissimi e ce lo siamo ascoltato tutti, ti assicuro 😉
    ala fine finalmente si parla di razze di grano, ma questo non toglie che dica più volte che non si deve mangiare grano! in generale e che il salumiere sotto casa sia meglio di qualsiasi supermercato. Ora accade che il salumiere sotto le nostre case venda prodotti industriali uguale, al supermercato. inoltre il salumiere sottocasa spesso vende SOLO prodotti industriali, mentre in taluni supermercati, magari trovo anche qualcosa di diverso.
    A casa mia non entra altro che pasta di un certo tipo, il mio fruttarolo è pomarius, dove riesco anche a rompere le scatole e non comprare tutto, il mio salumiere si chiama roscioli e il mio macellaio, abruzzese per pollami e abbacchi (abruzzese nel senso che ha la bottega in abruzzo) e Cazzamali per il manzo. Ho un’orto non proprio piccolissimo e il mio olio. Ma non mi sognerei mai di dire che questa sia la sola maniera di approvigionarsi, ne che sia economica. O che bisogna comprare dal salumiere all’angolo e dal fruttarolo sotto casa…
    Mi sembra un argomento quello evidenziato dal pezzo veramente interessante da approfondire, ma dobbiamo uscire dalle frasi ad effetto e dai comunicati roboanti 😉

  7. ha risposto a Riccardo I.: intendevo il supermarket di via innocenzo X è un DOC come ho scritto tra parentisi, controllato dalla coop. Cmq a roma supermercati di livello è difficile, sono stati sempre bloccati in città. per trovarne devi andare al nord o sulla costiera adriatica, lì c’è roba da paura! e lo sappiamo tutti, il mio supermercato di francavilla, ha tutti i pani abruzzesi che vanno dal san gregorio a fermentazione naturale cotto a legna, sino alla pizza di solina di pesco o al pane integrale di roccamorice. gli ortaggi di francavilla, l’aglio di sulmona, le patate dei navelli. La colatura di alici, la ventricina di livello in vescica animale, il carpegna, la colatura di alici… accanto anche un sacco di schifezze! ovviamente, ma gli alimentari comuni quella roba se la sognano spesso… La GDO è una realtà è inutile (secondo me) fargli la guerra, bisogna solo comunicare e scegliere quella buona da quella cattiva…

  8. ha risposto a Alessandro Bocchetti: hai molta ragione anche se la GDO italiana ha per troppo tempo impostato l’assortimento puntando olo al minimizzare il prezzo di acquisto (non a quello di vendita!)
    il mondo del cibo è molto diverso da quello del vino però per esperienza diretta e quaotidiana posso dire che sopravvivere da indipendenti è possibili alla sola condizione di migliorare sempre la gamma di prodotti e servizi offerti

    in cada venenum: come si chiama nel gergo si SF un locale come Eataly?

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