Tavole di tutti i giorni | Dino Express, bujaccaro a 18 euro

Tempo di lettura: 3 minuti

«Per cominciare direi zuppone alla porcara per tutti!»
«Cos’è il minestrone alla porcara?»
«Un minestrone assai sofisticato ma delicato…»

(I Nuovi Mostri, 1977)

Nel cuore del quartiere Prati di Roma, Roma esiste ancora. Quale Roma? Quella dell’osteria, o meglio ancora quella del “bujaccaro”, quella dell’oste in sala e della moglie in cucina, quella del menu che segue la settimana romanesca, quella delle maniere sbrigative ma dei piatti colmi, quella dei bicchieri di vetro “basic” e del tavolo sociale, quella che la tovaglia è di carta ed il menu è scritto sul block notes con annesse cancellature dei piatti finiti: quella vera ed originale come un paio di jeans realmente consunti e non la versione già strappata per noi dall’ultimo stilista di grido.

Dino è un oste vero, sorridente ma sempre indaffarato tra i clienti che lo chiamano e la cucina che lo reclama, uno strillo ogni tanto fa capire che la vita qui esiste davvero e poco importa se “non sta bene”.
Il rito quotidiano si officia solo per il pranzo e chi prima arriva meglio alloggia, potendo avere la certezza di scegliere tra tutti i piatti offerti per il pranzo, prima che un tratto di penna elimini definitivamente la portata dal menu con buona pace della gola e delle voglie dell’avventore.

Sono capitato da Dino Express di venerdì che tradotto vuol dire pasta e ceci e menu “innestato” con pesce, oltre ai classici che un oste romano non può mai far mancare ai suoi clienti; filologico e con ossequio ortodosso al calendario romano, per pranzare ho scelto:

Pasta e Ceci: brodosa e piccante al punto giusto con i ceci non stremati ed i maltagliati alti e grezzi come si addice a questa preparazione dal sapore e dall’odore casalingo, preparata proprio come te l’aspetti e piacevolmente tranquillizzante;

Polpette fritte: ne sono troppo goloso e non potevo che fare una eccezione, in un locale del genere le immagini untuosamente pesanti ed invece qui arrivano asciutte e croccanti, con la carne che mantiene il morso, segno di assenza di cutter o minipimer in cucina, buone e confortanti;

Merluzzo lesso spinato e Sarde in verde: delicato e saporito il primo mentre non brillano le sarde la cui carne risulta eccessivamente stoppacciosa ed il condimento un po’ troppo debole per un pesce dal sapore intenso e persistente come questo;

Patate ripassate con cipolla: un classico della cucina domestica, appetitoso e goloso, qui in versione “composta” senza eccessivo olio e con un uso della cipolla non troppo prepotente.

Un bicchiere di vino bianco, dei castelli offcourse, ha completato il mio pasto con un conto anch’esso da “original bujaccaro” attestandosi a 18 euro tutto incluso dopo il rituale dialogo “Conto!” – “A nì quanto me voi dà? 18 te vanno bene?”

Così, giusto il tempo di salutare la sorridente moglie-cuciniera, scopro che all’appello è assente l’attesa pesantezza e già questa è una notizia.

Dino Express – Via Tacito, 80 Roma. Tel. + 39 06.3610305

15 Commenti

  1. purtroppo uno dei posti dove paghi diversamento se non sei romana: abbiamo mangiato qua nei nostri primi due anni (2008-09) qualche volta (4-5, mi sembra) e sempre pagato 25 euro a testa. Quando abbiamo visto che gli altri non pagano mai come noi, abbiamo smesso di andare.

  2. ha risposto a Hande: Queste cose non fanno mai piacere Hande, aiutano a creare un luogo comune centrato su un mal costume che andrebbe sradicato…

  3. ha risposto a Andrea Sponzilli: ..e mi permetto di aggiungere che è diventato assai raro trovarne di Veri e Puri Bujaccari Romani a Roma, quelli che non cucinano con l’olio della macchina e non parlano egiziano e non si atteggiano a grandi Chef rimanendo saldi nella loro perfetta posizione di oste!

  4. ha risposto a Alberto: Certo Albè sei tu il più “praticentrico” che conosco… onore alla tua primogenitura ed alla bella segnalazione (volevo anche scriverlo nel thread).
    Infatti: raccontaci qualche pezzettino di folklore che tu certamente conosci 😉

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