Caporalato, in Senato un ddl contro la schiavitù della terra

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Pomodori, patate, agrumi. Sono tante le delizie dell’agricoltura italiana che finiscono sulle nostre tavole anche grazie al lavoro di stranieri reclutati per un pugno di euro da imprenditori italiani e dalla criminalità organizzata. E’ il caporalato, piaga dell’agricoltura italiana. Ora un disegno di legge, il Ddl 2584, presentato in Senato, prova a colmare una lacuna del nostro ordinamento giuridico con l’introduzione del reato di caporalato. L’iniziativa legislativa, alla quale hanno aderito una trentina di senatori di diversi schieramenti politici, è firmata dalla senatrice Colomba Mongiello del Pd.

La reclusione da 5 a 8 anni e una multa fino a 2000 euro per chi si rende colpevole di “intermediazione illecita di manodopera basata sullo sfruttamento dell’attività lavorativa” (la pena è aumentata di un terzo se il lavoratore è un minorenne o se viene sottoposto a situazione di pericolo), sono le novità principali contenute in questa proposta di modifica degli articoli 603, 603bis e 603ter del Codice Penale. Il Ddl 2584 andrebbe a colpire una delle piaghe del lavoro agricolo, il settore più colpito, soprattutto al Sud, dal fenomeno insieme a quello edilizio: sono infatti 550 mila in Italia i lavoratori stranieri che cadono nelle morse del caporalato su un totale di 800 mila lavoratori in nero.

Il Manifesto ha mappato le zone a più alto rischio caporalato in Italia. In Sicilia l’eclissi dei fondamentali diritti dei lavoratori si fa viva, in estate, a Pachino (raccolta del pomodorino Igp), ad Avola, a Cassibile (patate) e nel distretto di Vittoria, nel ragusano (ortofrutta). In Calabria, in inverno, c’è la raccolta degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro (ricordate Rosarno?) mentre in Puglia, nelle province di Brindisi, Lecce, Bari e Taranto, i lavoratori-schiavi entrano in azione per la raccolta del pomodoro, in corso in questi giorni. Proprio come in Campania dove Villa Literno, Castel Volturno e Piana del Sele diventano l’ultima tappa di un viaggio della speranza per tanti lavoratori extracomunitari. Proseguendo verso Nord si incontrano altre zone “calde” come Latina per la floricoltura; il Fucino in Abruzzo e l’Emilia Romagna dove lavoratori stranieri riuniti in finte cooperative, racconta Il Manifesto, si danno appuntamento nelle Province di Modena e Cesena, per lavorare nel settore della macellazione della carne. La raccolta dell’uva nel senese, delle mele in Trentino e dei meloni a Mantova completano il quadro. [Fonte: lastampa.it, il manifesto]

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