Maurizio Marcato a tutta birra con le Pin Up da burlesqueTempo di lettura: 4 min

Maurizio Marcato è uno dei più poliedrici e creativi fotografi italiani. Alla Icebox Quality Framing & Gallery di Minneapolis, nel Minnesota, è in corso, fino al 3 settembre, una sua mostra ispirata agli artisti di Pin Up, lo stile apparso negli anni Quaranta negli Stati Uniti e approdato in Italia negli anni del Dopoguerra. La fine di un incubo per l’Italia, l’inizio lento di una ricostruzione che fa spazio anche agli ideali di libertà e di modernità d’Oltreoceano. Ed è negli anni Sessanta, culmine della ripresa italiana, che il giovane Maurizio Marcato  subisce il fascino della bellezza idealizzata di quelle Pin Up che invadono la pubblicità. Ecco, di quel periodo, il suo racconto insieme alle immagini costruite sul filo del burlesque. Un inno ai piaceri del biliardo e della birra, tra maliziose lingerie, stampe vintage e arredi stilosi. (V.P.)


Nel 1960 avevo sei anni e abitavo a Col San Martino, un paesino del Trevigiano. Non era ancora sparita l’ombra lunga della seconda grande guerra e il vertiginoso progresso, che di lì a poco avrebbe per sempre sconvolto il secolare paesaggio, aveva messo appena qualche radice. La vita e la voglia di vivere spingeva, pronta a fiorire come la voglia di campare dopo una brutta malattia, come la felicità dopo un mal di denti. Del nostro paese, di profonde radici cattoliche, mi ricordo come fosse ieri le tuonate che il parroco di allora, Don Liberale, lanciava dal pulpito. Le stole drappeggiavano violentemente quando batteva i pugni sul pulpito di marmo, a volte chiamando per nome e cognome il peccatore, per svillaneggiare più efficacemente, tutto intento a frenare questo gioioso fermento di chi, invece di dedicarsi al pentimento, rincorreva la “dolcevita”; pena, gli abissi dell’inferno.

Le prime auto transitavano lungo le inadeguate strade e l’America (gli alleati) aveva superato le clericali barriere protettive nazionali, riversando una cultura e una moda nuova che si esprimeva a suon di jukebox e al ritmo di “ventiquattromilabaci”. Chissà se la mia leggendaria (si racconta) aria trasognante veniva capita quando scortavo con lo sguardo quelle superbe donne. Liberandosi dell’infame violenza e buio portati dalla guerra si impadronivano della scarcerata moda di allora. Esibivano i loro superbi fianchi, scolpiti da un largo cinturone che chiudeva il giro vita strettissimo, i seni prorompevano senza gravità e scoprivano le loro morbide e dolcissime forme nelle lascive scollature a V.

Non ho mai dimenticato quel fascino avvolgente, quei passi orgogliosi e audaci che sfidavano il tempo andato e aprivano le porte alla rivoluzionaria era del consumismo e della creatività (elementi indissolubilmente legati). Questa nuova era, che in America aveva già regalato una rivoluzione musicale, di design, culinaria, nell’automazione, nelle conquiste spaziali, per l’Europa e l’Italia era appena iniziata. Ed aveva iniziato aprendo le porte ad un uovo mondo, che rompeva per sempre i trascorsi schemi, promettendo benessere e felicità contro sacrifici e pentimento; una promessa mantenuta per mezzo secolo. A partire dagli anni novanta la rivoluzione informatica ha di nuovo cambiato gli schemi, la globalizzazione ha fatto sentire tutto il suo peso e oggi è tutto espresso, immediato; non c’è il tempo per la poesia, la contemplazione, la spiritualità, tutto è consumato prima della consumazione. Lo sforzo creativo che questo richiede è deluso dall’immediato abbandono che subirà il tutto.

Felicità e benessere sono ormai un’illusione del passato, e allora…. allora subentra la nostalgia per quei fantastici momenti di promessa, nostalgia per uno straordinario momento storico che, nel suo impegno, ha rappresentato un apice per l’umanità e che il futuro di oggi di certo non può accordare. Sarà questo, sarà il mio amore per le donne, per quello che sono e rappresentano, ma il fascino che esercitano quelle figure candide e allegre create dai grandi autori americani come Joyce Ballantyne, All Buell, Edward Runci, il grande Gil Elvergren e moti altri ai quali mi sono ispirato, la loro poesia o musica, continuano ad affascinarmi oggi come allora. La fotografia, che era alla base dei disegni, che ha contribuito a cambiare le regole ottocentesche del disegno vanificandone l’aspetto artistico-illustrativo, la fotografia è quello che mi serviva per dare vita a questo divertente screening girato a casa mia attorno al gioco del biliardo, della nostalgia, del burlesque.

Non di meno queste modelle hanno interpretato con coinvolgimento e straordinario talento artistico questo lavoro come raramente accade. Il mio intento era di avere una serie di riprese fotografiche, realistiche, ma assolutamente intrecciate con la fantasia nostalgica che queste allegre figure evocano. La mia sorpresa nello svolgimento del lavoro? il coinvolgimento, l’attenzione e contributo attivo di quanti vi hanno partecipato.

(Testo e foto di Maurizio Marcato)

ICEBOX Quality Framing & Gallery
1500 Jackson Street NE #443
Minneapolis, Minnesota USA 55413

(Big Picture: le foto possono essere ingrandite cliccando sull’immagine)

1 commento

  1. Altri tempi, altra leggerezza, altro ottimismo!! Fa un po’ effetto vedere queste immagini leggiadre e leggere, sentir parlare di ripresa e poi guardarsi intorno.
    Intanto il mito del consumismo, legato a quegli anni di benessere e al modello americano, sta tramontando. E anche le immagini femminili sembrano monacali a confronto con certa volgarità che si vede in giro.
    Comunque complimenti al fotografo e all’autore del testo (che classe!) che ci riporta ad un periodo della storia italiana sepolta sotto il peso dell’oggi. Magari ne usciremo vivi…

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