Pesticidi nel piatto dei bambini. A casa e a mensa

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Luci e ombre della ristorazione scolastica. Che al suo milione e mezzo di piccoli commensali porta in tavola sempre più spesso cibo bio, a km 0, di stagione. Ma che talvolta riserva brutte sorprese.

I pesticidi nel piatto, per esempio, come rivela un’indagine di Altroconsumo effettuata in dieci scuole di 5 città italiane. Ora l’associazione, risultati dei test alla mano, consegna la pagella: promossa Roma a pieni voti, rimandate a settembre Milano, Napoli e Torino, bocciata Genova.

Per una settimana, ad aprile, Altroconsumo ha prelevato campioni da 40 gruppi di pietanze, dal primo alla frutta, con l’obiettivo di individuare la presenza (eventuale) di uno dei 253 pesticidi indagati.

E ecco i risultati: tutto in regola dai campioni provenienti dalle scuole romane; antiparassitari, ma nei limiti di legge, rinvenuti in quelle di Napoli, Milano e Torino mentre in due scuole genovesi, la Andersen e la Cantore, è stato riscontrata la presenza del Disclorvos, un pesticida vietato in Europa. Per Genova non è la prima volta visto che già l’anno scorso in alcune mense della provincia erano stati segnalati casi di mozzarella blu. Pochi controlli degli enti pubblici che li effettua a campione e spesso solo su segnalazione e la prassi diffusa dell’autocontrollo da parte delle aziende fornitrici sarebbero, secondo Confconsumatori, le ragioni della cattiva prevenzione.

Una situazione che rischia di duplicare, anche in un luogo protetto come la scuola, l’esposizione dei bambini ad agenti nocivi che già si verifica tra le mura domestiche. Dall’ultimo rapporto di Legambiente “Pesticidi nel piatto” emerge infatti che, “nonostante gli sforzi tesi ad una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura” e nonostante una normativa più severa in materia, la presenza di pesticidi nell’ortofrutta e nei loro derivati è ancora molto elevata.

Dalle analisi effettuate dai laboratori pubblici delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) risulta per esempio che, se da una parte è diminuita la presenza di campioni irregolari, cioè fuori dai parametri di legge, è salita quella di campioni di frutta e verdura contenenti contemporaneamente più residui chimici. Insomma, presi separatamente i residui possono anche essere nella norma ma troppo spesso l’ortofrutta contiene più di un residuo. Complice anche l’assenza di una regolamentazione specifica riguardante l’impiego simultaneo di più principi attivi, questo tipo di irregolarità è aumentato in media del 2,8%, soprattutto nei prodotti derivati (il 14,2% contro il 9,3% nel 2009).

La maggiore concentrazione di agenti multi residuo si riscontra nella frutta (in media nel 33,3% del campione, in aumento rispetto al 27,6% dell’anno scorso). Sul banco degli imputati soprattutto mele (il 45,7% contiene residui di più di un pesticida), pere (49,8%), fragole (47,16%), pesche (40,6%) e uva (44,4%) e, tra i derivati, il vino (38,6%) e  l’olio (26,1%).

Tra i diversi residui ritrovati nei campioni, si legge nel rapporto di Legambiente, c’è il Clorphyrifos, “riconosciuto da diversi studi scientifici come un interferente endocrino, perché altera il funzionamento del sistema endocrino causando danni all’organismo”. E qui torniamo ai bambini. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, riportata da Legambiente, ha evidenziato che un campione rappresentativo di bambini americani tra gli 8 ed i 15 anni con elevati livelli di metaboliti derivanti dalla famiglia dei pesticidi organofosforici (di cui fa parte il Clorphyrifos), “ha una maggiore probabilità di avere deficit di attenzione/iperattività”.

[Fonte: helpconsumatori.it, altroconsumo.it Foto: gexplorer.it, liveinternet.it, benessere.atuttonet.it]

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