Giappone, l’Ue prolunga i controlli sulla radioattività dei prodotti alimentari

La Commissione Europea ha deciso di prolungare fino al 31 marzo 2012 le misure sull’import di alimenti e mangimi dal Giappone. Anche se i rischi per la sicurezza alimentare in Europa sono bassi, come confermato dall’assenza di segnalazioni del RASFF, il servizio di allerta comunitario per il cibo e i mangimi, e dai controlli effettuati dai singoli Stati, la Commissione ha preso tale decisione in via cautelativa al fine di garantire la sicurezza alimentare dei consumatori europei.

I controlli sulla radioattività sono stati attivati a marzo di quest’anno dagli Stati europei su richiesta dell’Ue e prevedono misurazioni a campione sulle derrate alimentari prodotte dopo l’11 marzo, data del sisma che ha colpito il Paese asiatico.

L’Italia importa dal Giappone 13 milioni di prodotti alimentari all’anno  su un totale europeo di 65 milioni. Non molto quindi: solo lo 0,1% delle importazioni mondiali dal Giappone. Si tratta, in massima parte, di prodotti conservati (carne e pesce), di tè, semi di sesamo, piante ornamentali, alghe, spezie e cibo per animali mentre negozi e ristoranti giapponesi utilizzano pesce locale. In Italia comunque finiscono sulle tavole 941 mila tonnellate tra pesci, molluschi e crostacei provenienti dai mari d’Oriente.

Il cesio-137 è la principale causa della radioattività alimentare e tale elemento impiega circa 30 anni per dimezzare la sua presenza negli alimenti. Si deposita in particolare nei muscoli degli animali e nelle foglie dei vegetali.

[Fonte: eurofishmarket.it, greenme.it]

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