Buste di plastica, dietrofront? Così sparì la norma dal Milleproroghe

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Sacchetti di plastica, non si torna indietro. Ma intanto sparisce dal Milleproroghe la norma che avrebbe dovuto stabilire che cosa si intende per busta biodegradabile.

Era giusto un anno fa quando l’Italia disse addio alle buste della spesa di plastica. Da allora abbiamo imparato a portare con noi il sacchetto riutilizzabile, ci siamo (quasi) abituati ai contenitori un po’ fragili fabbricati in amido di mais o abbiamo cambiato supermercato per sfuggire a ingombranti (e per niente resistenti) buste di carta con cui qualche grande della GDO ha interpretato il divieto dell’anno scorso.

Restavano, però, da stabilire i nuovi criteri della biodegradabilità per le nuove buste, un atto necessario considerando anche, come spiega Corrado Clini, il nuovo ministro dell’Ambiente che “il mercato è già stato invaso da sacchetti di plastica con additivi chimici”.

Dell’articolo di legge, inizialmente previsto, non è però rimasta traccia nella bozza del decreto Milleproroghe e subito è scattato l’allarme degli ambientalisti, Legambiente in testa. Ma Clini rassicura: “Il mancato inserimento della normativa che definisce i criteri di biodegradabilità in conformità con le normative europee di settore, non abroga in alcun modo il divieto e, quindi, non ripristina in alcun modo la possibilità di usare i sacchetti di plastica usa e getta nocivi per l’ambiente”.

Restano quindi ancora da definire i materiali con cui dovranno essere realizzati i sacchetti ecologici in futuro in osservanza della norma europea EN13432. E su questo siamo ben lontani da una posizione condivisa. “Il mais è una materia prima che sottrae immense coltivazioni all’alimentazione umana e animale”, ha tuonato Vincenzo Pepe di FareAmbiente. “L’agricoltura non può continuare a svenarsi ad esclusivo vantaggio dei monopolisti ambientali”, ha dichiarato Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera. “Occorre prendere in considerazione tutte le tecnologie per ottenere plastiche ecocompatibili e non solo quella che impiega l’amido di mais e gli zuccheri”.

Gli interessi in gioco sono notevoli. Ma prima di tutti viene quello dell’Italia e del suo diritto a una Green Economy degna di questo nome. Scegliere i nuovi materiali per l’eco-shopper significa infatti dare impulso a settori che possono, nello stesso tempo, aiutare l’ambiente e dare una scossa all’economia. Aspettiamo allora la fase 2,  quella del Cresci Italia. Sperando che a prevalere sia, appunto, l’interesse dell’Italia.

[Fonte. ilsole24ore.com, agi.it, conipiediperterra.com Foto: conipiediperterra.com]

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